Scuola, si torna sui banchi: i consigli degli esperti per affrontare l’ansia da rientro
CronacaIntroduzione
Milioni di studenti italiani si stanno preparando per il ritorno in classe dopo le vacanze estive. La prima campanella suonerà il 7 settembre nella provincia autonoma di Bolzano, poi man mano gli istituti riapriranno in tutte le regioni, con la Puglia che sarà l’ultima – il 17 settembre – a riaccogliere gli alunni. In questi giorni, oltre 7 milioni di studenti (e le loro famiglie) sono impegnati con l’acquisto di libri e materiale per il nuovo anno scolastico. Il rischio è che per alcuni, dopo settimane di vacanza, arrivi anche l’ansia da rientro. Ecco i consigli per affrontare al meglio il ritorno tra i banchi.
Quello che devi sapere
L’ansia da rientro
Sono diversi gli studenti italiani alle prese con l’ansia da rientro nelle settimane e nei giorni prima del ritorno a scuola. Come spiegano gli esperti, non si tratta solo della paura di interrogazioni o compiti in classe: molti ragazzi e ragazze subiscono il peso del confronto con i compagni, il timore del giudizio degli insegnanti, le aspettative familiari e la sensazione di dover dimostrare fin dal primo giorno di essere all’altezza. Tutte queste paure e sensazioni, aggiungono gli esperti, creano un vortice di emozioni che a volte è difficile da gestire.
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L’esperta: l’ansia è normale, entro certi livelli
“È normale che, nei giorni che precedono il rientro, compaiano agitazione, irritabilità o preoccupazione. Dopo oltre due mesi di vacanza, i ragazzi passano da una routine molto più libera a un contesto fatto di orari, richieste, relazioni e valutazioni”, spiega Floriana Bitto, dottoressa in psicologia clinica ed esperta di apprendimento del Centro Studi Lambda. “L’ansia rappresenta una risposta adattiva: prepara ad affrontare una situazione nuova o percepita come impegnativa”, rassicura.
Tuttavia, aggiunge la dottoressa Bitto, l’ansia è normale solo entro certi livelli. “Il problema nasce quando questa emozione diventa così intensa da compromettere il sonno, l'alimentazione, la socialità o addirittura la frequenza scolastica", spiega.
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Cosa provoca ansia negli studenti
A provocare ansia negli studenti possono essere tantissimi aspetti legati al ritorno a scuola. Alcuni di loro temono di non ricordare gli argomenti studiati l'anno precedente o di non riuscire a sostenere il carico di lavoro. Per altri a provocare timore è soprattutto la dimensione sociale: essere accettati dal gruppo, sentirsi giudicati, affrontare eventuali conflitti o episodi di esclusione.
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Le preoccupazioni cambiano con la crescita
Come spiega la dottoressa Bitto, “l'ansia aumenta quando il ragazzo percepisce che le richieste della scuola sono superiori alle proprie risorse o quando pensa di non avere gli strumenti per affrontarle". Con la crescita, aggiunge l’esperta, "cambiano anche le preoccupazioni. Nei bambini della scuola primaria prevalgono spesso la difficoltà a separarsi dai genitori e sintomi fisici come mal di pancia o mal di testa. Durante la preadolescenza e l'adolescenza assumono invece maggiore importanza il confronto con i coetanei, il rendimento scolastico, l'immagine di sé e la paura di non essere abbastanza".
Come comportarsi?
Cosa possono fare i genitori per cercare di stare accanto ai figli senza peggiorare la situazione? “Liquidare le paure con frasi come 'non è niente' oppure 'tutti vanno a scuola' è controproducente”, avvisa la dottoressa Bitto. E aggiunge: “È molto più utile riconoscere l'emozione del ragazzo e aiutarlo a capire cosa lo preoccupa davvero. Accogliere la sua ansia non significa incoraggiarlo a evitare il problema, ma trasmettere un messaggio chiaro: quello che prova è reale, viene compreso e verrà aiutato ad affrontarlo".
È importante come si parla della scuola
La dottoressa Bitto spiega che anche il modo in cui in famiglia si parla della scuola può fare la differenza. “Chiedere solo dei voti presi, fare confronti con compagni e fratelli, trasmettere la propria ansia sul rendimento del ragazzo o collegare il successo scolastico al valore personale, sono atteggiamenti, spesso involontari, che generano stress e preoccupazione, per la paura di deludere le aspettative dei genitori".
Quando è meglio chiedere aiuto?
Come già sottolineato, l’ansia entro certi limiti va bene. Ma quando è il caso di chiedere aiuto? L’esperta spiega che nella maggior parte dei casi l'ansia diminuisce in modo spontaneo dopo i primi giorni di ripresa. Tuttavia, ci sono alcuni segnali a cui bisogna prestare attenzione. Ad esempio: rifiuto persistente di andare a scuola, crisi di pianto o di panico, insonnia prolungata, nausea e mal di testa, isolamento sociale, improvviso calo del rendimento o un disagio che continua per settimane. “Più che il singolo sintomo, bisogna osservare quanto il disagio interferisce con la vita quotidiana", sottolinea Bitto.
“Imparare a gestire l’ansia”
La dottoressa Bitto, per aiutare le famiglie e gli studenti ad affrontare questa fase, ha stilato 5 consigli pratici per gestire i primi giorni di scuola. "L'obiettivo non è eliminare completamente l'ansia, ma imparare a gestirla. I rituali aiutano molto, perché rendono il cambiamento più prevedibile e aumentano la sensazione di controllo", ha precisato. E ancora: "Il messaggio più importante che ogni ragazzo dovrebbe ricevere è che non deve dimostrare tutto il primo giorno. Potrebbero esserci delle difficoltà, ma possiede delle risorse per affrontarle e non sarà da solo a fronteggiarle".
I 5 consigli
Ecco, quindi, i 5 consigli della dottoressa Bitto:
- ripristinare gradualmente la routine, anticipando gli orari di sonno e di risveglio già nei giorni precedenti al rientro;
- preparare insieme il materiale scolastico e la postazione di studio, trasformando l'organizzazione in un momento condiviso e non fonte di stress;
- ascoltare le preoccupazioni senza giudicare, aiutando il ragazzo a dare un nome alle proprie emozioni;
- creare piccoli rituali familiari piacevoli, come preparare insieme la colazione o scegliere i vestiti la sera prima;
- dedicare al rientro da scuola un momento familiare positivo che invogli ad affrontare con più grinta le prime giornate, che sono le più difficili.
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