Era stata la procura a chiedere la misura. L'agente è accusato del lancio di un lacrimogeno che ha ferito un tifoso prima del derby fra Torino e Juventus lo scorso 24 maggio. Il giudice per le indagini preliminari ha però deciso di sospenderlo dal servizio per 12 mesi
Il poliziotto accusato del lancio di un lacrimogeno che ha ferito al volto lo scorso 24 maggio un tifoso in occasione del derby fra Torino e Juventus non andrà ai domiciliari. Lo ha stabilito un gip del tribunale di Torino, che ha disposto invece la sospensione dal servizio. La misura, secondo quanto si è appreso, vale 12 mesi. Era stata la procura a chiedere i domiciliari. Secondo il procuratore, Giovanni Bombardieri, quel giorno a Torino, prima del derby della Mole, ci sarebbe stato un lancio effettuato "in maniera non conforme alle modalità previste, dall'operatore della polizia di Stato incurante delle possibili gravissime conseguenze". L'agente, che appartiene al quinto reparto mobile di Torino, è indagato per lesioni aggravate.
Indagini condotte dalla mobile di Torino
A condurre le indagini è stata la squadra mobile di Torino, "con grande professionalità ed impegno", scrive Bombardieri in una nota, riferendo di una "attenta e minuziosa ricostruzione dei fatti, operata con grande professionalità e senza risparmio di energie". Sono state fondamentali le immagini dagli impianti di videosorveglianza, pubblica e privata, e dai droni della polizia. Ma anche le testimonianze di colleghi, del poliziotto indagato, presenti quel giorno fuori dallo stadio Olimpico-Grande Torino, dove si sono verificati i disordini. Scontri per i quali è in corso un'indagine parallela, condotta dalla Digos. Sono stati identificati una cinquantina di ultras, la maggior parte dei quali appartenenti alla tifoseria organizzata della Juventus. Il ferimento - in base alle indagini - è avvenuto in quei frangenti, intorno alle 17.30, quando il corteo di ultras bianconeri partito da Mirafiori ha raggiunto l'ala sud dello stadio. Da qui l'assalto al gruppo del tifo organizzato del Torino, confinato dalla polizia in via Filadelfia. Gli agenti, per fronteggiare l'attacco ai tifosi granata, hanno dovuto sparare oltre un centinaio di lacrimogeni, la maggior parte dei quali rispettando le linee guida, cioè con traiettoria a campanile. Al contrario di quello che - è convinta la procura - ha poi colpito alla testa Basoccu.
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Il tifoso era arrivato da Milano, dove fa il commercialista, su un pullman della tifoseria juventina organizzata. Il trentaseienne era rimasto in coma diversi giorni e aveva subito un delicato intervento alla calotta cranica, prima di essere dimesso, il 9 giugno scorso, dall'ospedale Molinette (la sua famiglia è assistita come parte offesa dall'avvocata Cristina Trabucco). Sulle presunte responsabilità del collega frenano i sindacati di polizia. "Nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, abbiamo fiducia negli inquirenti", commenta Eugenio Bravo, segretario generale provinciale del Siulp di Torino. "Sicuramente non c'è stata nessuna volontà di colpire intenzionalmente nessun tifoso e fino a fine indagini bisogna ancora capire se effettivamente è stato il lacrimogeno a colpire", aggiunge Luca Pantanella, segretario generale provinciale Fsp polizia di Stato di Torino.