Fakir, Zuppi: "Valutare errori è nell'interesse della polizia". Assegnata scorta a Lepore

Cronaca
Ansa/Ipa

Al Pilastro sono scese in strada circa 2mila persone per ricordare il 42enne morto domenica scorsa durante un fermo di polizia: nessuna tensione, dopo i disordini di lunedì scorso. Scontro sul video che mostra l’uomo dopo il decesso con una pozza di sangue sotto la testa

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Circa 2mila persone sono scese di nuovo in piazza a Bologna per il corteo che oggi, 26 luglio, ha attraversato il Pilastro in ricordo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica scorsa durante un fermo di polizia. A una settimana dagli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine nel centro di Bologna, non si sono registrate tensioni, con un dispositivo di sicurezza decisamente poco invasivo. Sul posto non sono arrivati mezzi delle forze dell'ordine, che hanno presidiando l'area a distanza. Intanto non si placano le polemiche dopo la diffusione di un nuovo video in cui si vede l’uomo dopo il decesso, supino, con la bocca spalancata e una pozza di sangue sotto la testa. E, secondo quanto riportano alcuni quotidiani, la Prefettura di Bologna ha deciso di assegnare la scorta al sindaco Matteo Lepore in seguito alle minacce comparse sui social nei giorni scorsi in seguito alla morte di Fakir. 

"Giustizia per Fakir"

Si è aperto con un minuto di silenzio, durante il quale tutti i presenti si sono inginocchiati con il pugno chiuso verso il cielo, ricordando George Floyd, il corteo in memoria di Abderrahim Fakir al Pilastro. "Giustizia per Fakir" è il coro che ha accompagnato la partenza della manifestazione, organizzata da Potere al Popolo, Usb, Comitato Popolare Pilastro, collettivo Plat, oltre che dalla comunità marocchina. Il corteo è partito da via Italo Svevo per poi percorrere tutte le vie del Pilastro e infine tornare all'angolo tra via Italo Svevo e via Alfredo Panzini, proprio dove è morto Fakir. Lì è stato attaccato un cartello su una transenna: "Verità e giustizia per Abderrahim Fakir. Ucciso dallo Stato il 19 luglio 2026". Durante la marcia è stata anche lanciata la proposta di cambiare nome a via Svevo in via Fakir. La moglie dell'uomo è intervenuta telefonicamente da Casablanca, dove vive, e ha ringraziato i partecipanti al corteo per la vicinanza dimostrata. Tramite gli organizzatori, ha poi lanciato un appello affinché venga fatta piena luce sulla morte del marito.

Le misure di sicurezza per il corteo

Per il presidio dell'ordine pubblico è stato schierato un numero congruo di agenti, soprattutto dopo i disordini andati in scena lunedì scorso nel centro di Bologna, dove un gruppo di manifestanti, tra cui antagonisti e appartenenti all'area dei collettivi e dei centri sociali, ha dato vita a una lunga guerriglia urbana, impegnando le forze dell'ordine per diverse ore e provocando ingenti danni tra vetrine, arredi urbani e mezzi, oltre al ferimento di 64 agenti. Oggi al Pilastro sono stati impiegati anche la Digos e i reparti mobili e, come di consueto, sono arrivati rinforzi da fuori regione. 

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Il video con la chiazza di sangue

"Prima di essere sbattuto per terra, il volto e la testa di Fakir erano integri", dice il legale dell'uomo, Fabio Anselmo, spiegando poi che non è in grado di interpretare la presenza del sangue "perché non faccio ricostruzioni medico-legali". "Si è ferito alla nuca strisciando per terra", replica l'avvocato dei poliziotti iscritti nel registro 45 bis per la morte del 42enne. A far discutere è il video, anche questo registrato dalla finestra di uno degli appartamenti di via Svevo, in cui vengono mostrate le fasi successive alla morte di Fakir. Una agente della scientifica si avvicina al corpo, ancora avvolto nel lenzuolo e con le caviglie legate - così come era stato durante il fermo - e lo scopre. Sotto la nuca è evidente una pozza di sangue che sembra partire proprio dal cranio. Ipotesi che ha acceso, inevitabilmente, un intenso botta e risposta tra la difesa di Fakir e quella degli agenti di polizia che hanno immobilizzato l'uomo domenica scorsa. "Come ci è finito tutto quel sangue nei polmoni? L'ha inalato perché l'hanno battuto. Non è sangue esterno. Cosa c'entra la cocaina? La cocaina non provoca tutto questo", afferma Fabio Anselmo. La chiazza di sangue, replica Gabriele Bordoni, arriva "dalla nuca", che la vittima si ferisce "strisciando per terra", mentre quelli sul volto sono i "rivoli scivolati in avanti quando era col viso all'ingiù". "C'è un'unica ferita che si provoca Fakir, mentre è trattenuto", spiega l'avvocato, ed è "alla nuca", quando morde la gamba dell'agente, "striscia per terra e si graffia. Poi con lo spray si ritrae velocemente e nel tirarsi indietro va nuovamente a ferirsi la nuca". Ricostruzioni che, evidentemente, finiranno al vaglio degli investigatori che stanno cercando di ricostruire con esattezza modalità e tempistiche di quanto accaduto nel pomeriggio di domenica scorsa.

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Zuppi: "Valutare errori è nell'interesse della polizia" 

"Chi deve fronteggiare il complesso tema della sicurezza si trova spesso a farlo in condizioni difficili, imprevedibili, di grande tensione, che richiedono le indispensabili capacità dell'uso della forza ma anche e soprattutto il controllo di questa. La solidarietà verso le forze di polizia è piena ed è proprio nel loro interesse valutare i fatti e verificare se ci siano stati eventuali errori e responsabilità", ha detto oggi il cardinale presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, in una lunga intervista ad Avvenire parlando del caso Fakir. "A riguardo della vicenda bolognese ho apprezzato l'impegno del ministro Matteo Piantedosi: 'Non sarà un nuovo caso Cucchi', ha detto. Un impegno per la verità e la giustizia, per confermare la fiducia nelle istituzioni, antidoto alla rabbia e alla vendetta 'fai da te' - ha aggiunto Zuppi - Come peraltro ha chiesto con coraggio la nipote di Fakir. Chiedere giustizia, ovviamente, non vuol dire condanna - la presunzione di innocenza c'è fino a prova contraria per tutti - ma accertamento dei fatti e giudizio equo sulle responsabilità. E questo processo richiede tempo e studio". Per Zuppi "affrettare delle conclusioni in un senso o nell'altro, il processo alle intenzioni, è pericoloso per tutti ed enfatizza la già marcata polarizzazione che invece di aiutare la verità serve solo per affermare la propria. Le violenze sono sempre inaccettabili e da condannare senza nessuna ambiguità o falsa comprensione".

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La manifestazione al Pilastro di Bologna in memoria di Abderrahim Fakir, Bologna, 26 luglio 2026. ANSA/MASSIMILIANO CAVALLARI
Il corteo per le strade del Pilastro in memoria di Fakir, Bologna, 26 luglio 2026 - ©Ansa

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