Biennale di Venezia, si dimette Giuria internazionale. Russia e Israele tornano in gara

Cronaca
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La Fondazione annuncia le dimissioni della Giuria internazionale, a pochi giorni dall'apertura del 9 maggio. La decisione all’indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura per acquisire informazioni sulla riapertura del Padiglione russo. Il Mic: “Non è mai stato nelle intenzioni del ministero commissariare il presidente. Dimissioni giuria apprese da media". Meloni: "Governo non condivide la scelta della Fondazione, ma la Biennale è un ente autonomo". Nascono Leoni assegnati da visitatori

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Si è dimessa la Giuria internazionale della Biennale di Venezia. Come ha comunicato la Fondazione in una nota, hanno lasciato il loro incarico la presidente della Giuria Solange Farkas; Zoe Butt; Elvira Dyangani Ose; Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. La decisione è arrivata all’indomani della visita degli ispettori del ministero della Cultura, per acquisire informazioni sulla ripaertura del padiglione russo, e a pochi giorni dall'apertura della 61esima Esposizione internazionale d'Arte, prevista per il 9 maggio. Per questo giorno, come ha spiegato la stessa Biennale, non ci sarà nessuna cerimonia ufficiale di inaugurazione ma si apriranno semplicemente le porte ai visitatori. Il ministero, intanto, si dice estraneo alle dimissioni.

La Giuria Internazionale della Biennale di Venezia, dimessasi oggi
La Giuria Internazionale della Biennale di Venezia, dimessasi oggi - ©Ansa

Cos'è successo

È così durato appena nove giorni il lavoro della prima Giuria interamente al femminile nominata a Ca' Giustinian, almeno a memoria degli addetti ai lavori. La nomina, annunciata il 22 aprile, prevedeva che a Solange Oliveira Farkas, fondatrice e direttrice dell'associazione culturale Videobrail, fossero affiancate la curatrice, scrittrice ed educatrice Zoe Butt, fondatrice di in-tangible institute e direttrice artistica di deCentral, la curatrice e direttrice artistica della Public Art Abu Dhabi Biennial Elvira Dyangani Ose, la professoressa della Yale School of Art Marta Kuzma e la storica dell'arte, critica e professoressa dell'Università di Ginevra Giovanna Zapperi. Una composizione passata in sordina, visto che in quelle ore a tenere banco era lo scontro tra Pietrangelo Buttafuoco, il governo e l'Ue sul ritorno della Russia. Ma in appena 24 ore proprio la giuria ha aperto un altro fronte su questa travagliata esposizione, annunciando che in sede di premiazione si sarebbe astenuta "dal considerare quei Paesi, i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l'umanità da parte della Corte penale internazionale". Tradotto, niente Leoni d'Oro né d'Argento per Israele e Russia. Una scelta, aveva spiegato la giuria, presa nell'intenzione di "esprimere il nostro impegno per la difesa dei diritti umani nello spirito del progetto curatoriale di Koyo Kouoh", la curatrice dell'Esposizione che aveva pure suggerito i nomi delle giurate. Ca' Giustinian, a caldo, ha difeso la "piena autonomia e indipendenza di giudizio nell'esercizio delle proprie funzioni" delle giurate. Stessa linea con cui la Biennale ha difeso il ritorno della Russia. Ma nel clima già surriscaldato è esplosa un'altra polemica politica, anche questa ben oltre i confini italiani. Furioso il ministero degli Esteri israeliano, arrivato a parlare di "falso indottrinamento politico anti-israeliano". E ieri, 29 aprile, in un'intervista al Corriere Veneto, l'artista israeliano Belu Simon Fainaru assicurava di non vedere "nessuna differenza rispetto alla discriminazione degli anni Quaranta quando mio padre, in quanto ebreo, fu espulso dall'Accademia e portato in un campo di concentramento". In quelle stesse ore il ministero della Cultura mandava gli ispettori a Ca' Giustinian per controllare la decisione della giuria di riaprire il Padiglione russo, a cui aveva fatto seguito il plauso delle istituzioni europee. In serata il ministro Alessandro Giuli ha fatto sapere di aver sentito Fainaru, esprimendogli "la sua totale solidarietà per gli attacchi ricevuti", assicurando "il massimo impegno del governo italiano contro ogni forma di discriminazione e antisemitismo nelle istituzioni culturali italiane" e la valorizzazione dell'opera "attraverso una iniziativa promossa dal ministero della Cultura", con tanto di incontro al MiC. Gli approfondimenti, iniziati ieri, sono andati avanti fino al pomeriggio di oggi, poche ore prima del passo indietro della Giuria internazionale.

Meloni: "Buttafuoco capacissimo, non avrei fatto la sua scelta sul padiglione russo"

"Non le so dire delle dimissioni della giuria, perché l'ho letto mentre scendevo, non so dire se sono collegate al tema dell'invio degli ispettori. Sulle dinamiche di questa vicenda mi sono leggermente persa, mi fermo alla posizione iniziale: la scelta sul padiglione russo, il governo ha dichiarato di non condividerla, dopodiché la Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima, questa scelta non l'avrei fatta al suo posto", ha dichiarato la premier Giorgia Meloni durante una conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri, rispondendo a chi le domandava se l'invio degli ispettori alla Biennale sia stato un atto ostile verso il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco. "Sull'invio degli ispettori la persona giusta a cui chiedere credo sia il ministro Giuli, perché presumo lui abbia fatto questa scelta. Non ho avuto modo di parlarne con lui", ha aggiunto Meloni.

Ministero Cultura: "Estranei alle dimissioni della giuria della Biennale"

"Non è e non è mai stato nelle intenzioni del ministero commissariare il presidente della Biennale", ha dichiarato in serata il MiC, ministero della Cultura, precisando di essersi "limitato a chiedere e ottenere documenti da mettere a disposizione del Maeci e di Palazzo Chigi per le dovute valutazioni circa le richieste della Ue sul rispetto del quadro sanzionatorio nei confronti della Russia. Quanto alle dimissioni della giuria, esse sono state apprese dal MiC dagli organi di informazione, e riguardano esclusivamente la potestà autonoma della Biennale. Il ministro Giuli, come da dichiarazioni pubbliche, conferma l'identità di vedute con Giorgia Meloni".

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Nascono i Leoni dei visitatori

Dopo le dimissioni odierne della Giuria Internazionale, la Biennale ha deciso di istituire due Leoni dei Visitatori, cioè votati da coloro che visiteranno la mostra, e di spostare la cerimonia di premiazione dal 9 maggio al 22 novembre, giorno di chiusura della manifestazione (come già avvenuto in altre occasioni, ad esempio nel 2021 in concomitanza con il Covid). I Leoni saranno dedicati al miglior partecipante della 61ªEsposizione e alla migliore Partecipazione Nazionale della 61ª Esposizione. A quest'ultima categoria, come ha spiegato la stessa Biennale, concorreranno tutte le Partecipazioni Nazionali presenti, come da lista ufficiale, e quindi saranno presenti anche Russia e Israele. La partecipazione di quest'ultimo è stata salutata dal ministro degli esteri israeliano Gideon Sa'ar, che su X ha dichiarato: "Congratulazioni alla giuria internazionale della Biennale di Venezia per le dimissioni. Il messaggio è chiaro: non c'è posto per la politica, i boicottaggi e l'antisemitismo nel mondo della cultura. Questa percezione è condivisa da Israele e dall'Italia. La nostra esclusione è stata sventata e la scelta passa al grande pubblico".

Chi potrà votare per i Leoni dei visitatori

La Biennale di Venezia ha poi spiegato che potranno votare i Leoni dei Visitatori tutti i titolari di biglietto che avranno visitato le due sedi di mostra nell'arco temporale dell'apertura. La visita delle due sedi sarà comprovata dal tracciamento effettuato dal sistema di biglietteria. Il titolare del biglietto potrà esprimere un solo voto per ciascuno dei due premi, in un'unica sessione. I collettivi di artisti verranno identificati come singoli partecipanti, come da lista partecipanti mostra In Minor Keys. Al Leone dei Visitatori per la migliore Partecipazione Nazionale concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti alla 61ªEsposizione, come da lista ufficiale, "seguendo il principio di inclusione e di parità di trattamento tra tutti i partecipanti. Ciò in coerenza con lo spirito fondativo della Biennale stessa basato sull'apertura, sul dialogo e sul rifiuto di ogni forma di chiusura e censura. La Biennale vuole e si conferma luogo della tregua in nome dell'arte, della cultura e della libertà artistica" ha spiegato l'ufficio stampa in una nota.

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