Biennale di Venezia, Giuli non sarà a pre-apertura né a inaugurazione

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L'annuncio del ministero arriva dopo le polemiche tra governo e organizzazione per la presenza di un padiglione russo

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Dopo le polemiche sulla presenza di un padiglione dedicato alla Russia, il ministero della Cultura ha diffuso una nota in cui informa che il ministro Alessandro Giuli non si recherà a Venezia nelle giornate di pre-apertura della 61a Esposizione d'Arte della Biennale di Venezia né parteciperà alla cerimonia di inaugurazione, prevista il 9 maggio.

Le polemiche per la presenza russa

Il ritorno della Russia alla Biennale d'Arte dopo un'assenza di sette anni dovuta all'invasione dell'Ucraina era diventata da subito un caso politico. Il governo italiano e lo stesso ministro Giuli, che aveva ipotizzato anche l'invio di ispettori, si erano espressi in senso contrario rispetto alla decisione presa dalla Fondazione. L'ultima presa di distanze dalla decisione era arrivata da Kaja Kallas, alta rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza: "Mentre la Russia bombarda musei, distrugge chiese e cerca di cancellare la cultura ucraina, non dovrebbe esserle permesso di esporre le proprie opere: il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia è moralmente sbagliato e l'Ue intende tagliare i suoi finanziamenti", aveva detto. 

 

La posizione dell'Ue

Secondo le istituzioni europee, la presenza della Russia, proprietaria del Padiglione che la rappresenta, violerebbe i principi e le regole previste dalle sanzioni che l'Europa ha comminato alla Russia come conseguenza della guerra lanciata contro l'Ucraina, che vietano di dare spazio a ogni manifestazione o atto che possa configurarsi come propaganda a sostegno del regime. Inoltre tra le proprietarie della società che porterà gli artisti russi a Venezia, insieme alla commissaria Anastasia Karneeva, c'è la Ekaterina Lavrov, figlia del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha sempre difeso il diritto degli artisti a esprimersi, sostenendo che nessuna norma sia mai stata violata e di aver organizzato spazi per dare voce anche agli artisti dissidenti russi.

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