Bimbo Napoli, famiglia: da Monaldi silenzio su risarcimento. Ospedale: stiamo valutando

Cronaca
©Ansa

L’avvocato della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni morto all'ospedale di Napoli il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di un cuore danneggiato avvenuto il 23 dicembre 2025, ha scritto una lettera aperta per denunciare “carenze, mancanza di umanità” e nessuna risposta dal Monaldi sulla proposta di dialogo per un accordo sul risarcimento. La replica: “Richiesta impone lo svolgimento di approfondite valutazioni tecnico-legali”

ascolta articolo

“Carenze, mancanza di umanità” e nessuna risposta dal Monaldi sulla proposta di dialogo per un accordo sul risarcimento. A denunciare la situazione è Francesco Petruzzi, avvocato dei genitori del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni morto all'ospedale di Napoli il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di un cuore danneggiato avvenuto il 23 dicembre 2025. Il legale, in una lettera aperta, ha attaccato il Monaldi e il suo comportamento – definito “indifferente, opaco, sordo” - nei confronti della famiglia del bimbo, chiedendo anche un intervento al presidente della Regione Campania Roberto Fico e le dimissioni della dirigenza dell’ospedale. Dopo la lettera aperta, è arrivata una nota dell'avvocata Anna Iervolino, direttrice generale dell'Azienda Ospedaliera dei Colli: la richiesta di composizione extragiudiziale con risarcimento avanzata dalla famiglia Caliendo arrivata 4 giorni fa, spiega, è stata presa in carico e stiamo valutando.

La lettera aperta

"Scrivo nell'interesse della famiglia Caliendo-Mercolino. Lo faccio perché ciò che questa famiglia sta subendo non può restare confinato nelle aule di giustizia. Deve essere conosciuto”, si legge nella lettera aperta del legale dei genitori del bambino. Poi l’avvocato Petruzzi continua: “La famiglia Caliendo-Mercolino apprende con rinnovato dolore che il pattern comunicativo totalmente carente, privo di linearità e del tutto alieno a qualsivoglia forma di umanità che ha caratterizzato il rapporto tra il Monaldi e i genitori di Domenico durante tutta la fase clinica della vicenda, si sta purtroppo protraendo anche ora che Domenico non è più in vita".

Il risarcimento

Il legale, inoltre, denuncia: "Il comportamento della struttura non è mutato con la morte del piccolo paziente: è rimasto quello che era sempre stato, indifferente, opaco, istituzionalmente sordo". Poi spiega: "Nel tentativo di evitare alla famiglia l'ulteriore devastazione psicologica di un giudizio civile sovrapposto al procedimento penale in corso, questa difesa ha trasmesso all'Azienda Ospedaliera dei Colli-Presidio Monaldi, via posta elettronica certificata, una proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda. Una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra. Il Monaldi non ha risposto. Ha semplicemente eliso la comunicazione". E ancora: “Quella pecuniaria non è, né potrà mai essere, giustizia. Per la giustizia questa famiglia si rivolge alla magistratura, nella piena fiducia che essa saprà fare il proprio dovere. Ma il risarcimento è un'altra cosa: è un diritto autonomo, riconosciuto dalla legge, che spetta alla famiglia indipendentemente dall'esito del procedimento penale. E il Monaldi, rifiutandosi persino di aprire un dialogo su questo punto, sta sottraendo alla famiglia Caliendo-Mercolino un ulteriore diritto che le appartiene".

Vedi anche

Napoli, trapianti pediatrici di cuore sospesi al Monaldi per sei mesi

L’albero in memoria del piccolo

L’avvocato, poi, continua: "Eppure, nel medesimo periodo nel quale l'Azienda sceglieva il silenzio sulla proposta di componimento stragiudiziale, la dirigenza del Monaldi si faceva viva con i genitori di Domenico per invitarli a piantare un albero all'interno del presidio in memoria del loro figlio. La famiglia ha appreso questa proposta con sgomento e con la giusta indignazione che tale iniziativa merita". Il riferimento è all’ulivo secolare che la direzione dell'Azienda ospedaliera dei Colli ha deciso di piantare l’1 aprile nelle aiuole del Monaldi in memoria del bambino. “Un gesto semplice ma profondamente simbolico", ha spiegato l’ospedale.

I giorni prima della morte del bambino

Nella lettera, il legale aggiunge: la “responsabilità civile della struttura Monaldi nel decesso di Domenico è solida, incontrovertibile e destinata a essere affermata nelle sedi competenti”. Poi l’avvocato torna ai giorni precedenti la morte del bimbo, quando è stato deciso di procedere alla fase di accompagnamento verso una fine dignitosa e con minore sofferenza possibile. La "conduzione della riunione di partecipazione alla cura, che avrebbe dovuto svolgersi nel pieno rispetto delle prescrizioni normative vigenti e dei fondamentali canoni di umanità verso dei genitori", è stata "gravemente carente. Solo la determinazione della madre di Domenico e la presenza del consulente medico-legale di parte hanno consentito di portarla a termine, evitando che si arenasse", dice.

La richiesta di intervento a Fico

Al governatore Fico, infine, la famiglia chiede che "eserciti i poteri di vigilanza e di controllo che l'ordinamento gli attribuisce sull'operato delle aziende sanitarie regionali" e "valuti con urgenza la posizione della dirigenza generale attualmente alla guida dell'Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi". Poi la lettera si chiude con la richiesta di dimissioni della dirigenza del Monaldi: "Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata costituisce, a nostro avviso, un elemento di rischio istituzionale per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari onesti che operano quotidianamente in quella struttura. Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana: non merita una dirigenza che lo ha portato in queste condizioni. Domenico Caliendo Mercolino meritava di vivere. Meritava di essere curato con perizia, con rispetto dei protocolli e con l'attenzione dovuta a un bambino. La sua famiglia merita giustizia, risarcimento e il rispetto istituzionale minimo che ogni vittima ha diritto di ricevere. Non un albero. Giustizia".

Vedi anche

Bimbo Napoli, interrogatori: al centro orari e ricostruzioni

La risposta del Monaldi

Dopo la lettera aperta dell’avvocato della famiglia del bambino, come detto, è arrivata una nota dell'avvocata Anna Iervolino, direttrice generale dell'Azienda Ospedaliera dei Colli. “È opportuno chiarire che l'Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3.000.000 di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili - spiega la nota -. La vicenda cui la proposta si riferisce è come noto, attualmente all'esame dell'Autorità giudiziaria nella fase delle indagini preliminari. La valutazione della richiesta risarcitoria impone lo svolgimento di approfondite valutazioni tecnico-legali, anche alla luce degli accertamenti in corso e, per loro natura, non possono essere compresse entro i rigidi termini unilaterali indicati dalla controparte. Non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale nella proposta ricevuta".

"Richiesta presa in carico"

Poi la nota dell’ospedale continua: "Sorprende che una comunicazione qualificata come strettamente riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica. Solo martedì 24 marzo è pervenuta una richiesta di incontro della controparte, che l'Ufficio Legale ha immediatamente preso in carico, avviando le necessarie attività organizzative. Tale iniziativa è stata tuttavia preceduta da una evidente strategia di esposizione mediatica della vicenda, che rischia di sovrapporre il piano della comunicazione a quello, ben diverso, del corretto confronto tecnico-giuridico. Il percorso transattivo, dunque, si svolge nel rispetto delle procedure e delle norme a tutela dell'interesse pubblico, secondo l'istruttoria degli uffici competenti". Nella nota, infine, si precisa: “La piantumazione dell'ulivo è un'iniziativa che il personale tutto dell'Azienda ha maturato spontaneamente ed è stata apprezzata dalla signora Patrizia e dal signor Antonio che, ancora una volta, hanno riferito di non nutrire sentimenti di rancore verso i medici e gli infermieri, pur chiedendo legittimamente giustizia per quanto accaduto. Una richiesta di giustizia alla quale ci siamo sempre associati e che tutti noi vogliamo con determinazione".

Vedi anche

Bimbo morto a Napoli, chiesta misura interdittiva per due medici

Cronaca: i più letti