Il 18 gennaio 2017 una valanga travolse l’albergo a Farindola e morirono 29 persone. La Corte d'Appello di Perugia, dopo quasi otto ore di camera di consiglio, ha condannato a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Assolti l'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l'ex tecnico comunale Colangeli e i tre dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio e Emidio Primavera. Due prescrizioni
È arrivata oggi 11 febbraio, dopo quasi otto ore di camera di consiglio, la sentenza del processo d’appello bis per il disastro di Rigopiano in cui morirono 29 persone. La Corte d'Appello di Perugia ha deciso per tre condanne, cinque assoluzioni e due prescrizioni. Condannati a due anni gli ex dirigenti regionali Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci. Assolti l'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l'ex tecnico comunale Colangeli e i tre dirigenti regionali Carlo Giovani, Sabatino Belmaggio e Emidio Primavera. Due prescrizioni per gli ex dirigenti della Provincia Di Blasio e D'Incecco. A nove anni dalla tragedia dell'hotel Rigopiano, travolto e distrutto da una valanga il 18 gennaio 2017, è quindi arrivato un nuovo capitolo, il quarto, del percorso giudiziario. Nel processo di primo grado, celebratosi a Pescara, erano arrivate cinque condanne e 25 assoluzioni, mentre nell’appello a L’Aquila le condanne erano salite a 8. A fine 2024 la Cassazione aveva annullato le condanne, riaprendo alcune posizioni.
Le reazioni
Dopo la lettura del dispositivo ci sono stati momenti di tensione. L'avvocata dell'ex sindaco di Farindola Lacchetta, Cristiana Valentini, è scoppiata in lacrime per il pronunciamento di assoluzione. Una reazione che non è piaciuta ai parenti delle vittime, in particolare alla madre di Stefano Feniello che ha urlato: "Si piange per la morte di un figlio non per un'assoluzione". Il procuratore generale Paolo Barlucchi ha così commentato la sentenza: "Per la prima volta si riconosce l'inerzia e la responsabilità di una pubblica amministrazione per una tragedia. Sentenza per certi aspetti storica, certo si tratta di un riconoscimento parziale, ma dobbiamo attenerci alla volontà dei giudici".
Le richieste del pg
Il pg aveva chiesto la condanna a tre anni e dieci mesi per i cinque dirigenti della Regione Abruzzo Carlo Giovani, Emidio Primavera, Pierluigi Caputi, Vincenzo Antenucci e Carlo Visca, assolti in primo e secondo grado; la conferma di due anni e otto mesi per l'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, condannato nei primi due gradi di giudizio, e per il tecnico comunale Enrico Colangeli, assolto in primo grado e condannato in appello a due anni e otto mesi; tre anni e quattro mesi per i due tecnici della Provincia di Pescara Mauro Di Biasio e Paolo D'Incecco, condannati alla stessa pena nei primi due gradi di giudizio. Per l'ex dirigente regionale Sabatino Belmaggio, assolto in primo e secondo grado, è stato chiesto il proscioglimento.
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Ex sindaco Farindola rinuncia alla prescrizione
L'ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, aveva annunciato la sua rinuncia alla prescrizione alla vigilia della sentenza della Corte d'Appello di Perugia. “Siamo animati da buona speranza, i giudici della Corte Suprema di Cassazione hanno individuato la linea e speriamo che i giudici di Perugia ne tengano conto”, aveva detto prima della sentenza Alessandro Di Michelangelo, fratello di Dino, una delle 29 vittime della tragedia dell'hotel Rigopiano. “È stata accertata la mancanza di prevenzione a più livelli e la cattiva gestione dell'emergenza in quei terribili giorni di nove anni fa e su questo credo non ci sia più nulla da dire", aveva concluso.
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La commemorazione per i 9 anni della strage
Intanto pochi giorni fa è caduta la ricorrenza del nono anno dalla strage, e in occasione delle commemorazioni l’attuale sindaco di Farindola, Luca Labricciosa, ha denunciato l'assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni. Il primo cittadino ha lanciato un appello per la viabilità montana e la ricostruzione, sostenendo che in questi anni sono state dette "molte parole", ma realizzati "pochi fatti". Alla vigilia del decennale, il sindaco ha chiesto che la memoria diventi un impegno concreto, "una scadenza di risultati", ricordando come, a distanza di nove anni, il tessuto economico e sociale del territorio resti profondamente segnato: "attività cessate, famiglie costrette ad andare via e una ferita che resta ancora aperta".
Che cosa è successo all’hotel Rigopiano
Il 18 gennaio del 2017, alle 16.41, dopo alcune scosse di terremoto si è statica dal Monte Siella una valanga di 120mila tonnellate. Due minuti dopo viene colpito l'Hotel Rigopiano, a Farindola. Nella struttura ci sono 40 persone: 28 clienti, tra cui quattro bambini, e 12 membri dello staff. A sopravvivere sono solamente 11 persone.
I processi
La prima sentenza del percorso giudiziario è del 23 febbraio del 2023 quando il Tribunale di Pescara emette cinque condanne, di cui tre per responsabilità legate alla sicurezza stradale e all'agibilità del resort, e 25 assoluzioni. A essere condannati sono due dirigenti della viabilità della Provincia di Pescara - Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, tre anni e quattro mesi di reclusione ciascuno - responsabili di non avere trovato una turbina per sgomberare la strada dalla neve e di non avere chiuso un tratto della Sp 8. Condanna anche per l'allora sindaco di Farindola Ilario Lacchetta (due anni e otto mesi), per non avere emesso un'ordinanza di inagibilità e di sgombero dell'Hotel Rigopiano. Gli altri due condannati sono il gestore dell'albergo Bruno Di Tommaso e Giuseppe Gatto - sei mesi di reclusione ciascuno - redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa di intervenire su tettoie e verande dell'hotel, per l'accusa di falso. In secondo grado, il 14 febbraio del 2024, la Corte d'Appello dell'Aquila riforma in parte il verdetto di primo grado condannando l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e il suo capo di gabinetto Leonardo Bianco - assolti in primo grado - accusati di falso e omissione con una pena rispettivamente di un anno e 8 mesi e di un anno e 4 mesi; condanna anche per il tecnico del comune di Farindola Enrico Colangeli (due anni e otto mesi). Sono confermate 22 assoluzioni e le cinque condanne inflitte in primo grado. In terzo grado, il 3 dicembre 2024, diviene definitiva la condanna per quattro imputati: l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo (un anno e otto mesi) per i reati di omissione di atti d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico, il capo di gabinetto della stessa Prefettura, Leonardo Bianco (un anno, due mesi e 20 giorni), per falso ideologico in atto pubblico, il gestore dell'albergo, Bruno Di Tommaso (sei mesi) - nel frattempo deceduto - e il geometra, Giuseppe Gatto (cinque mesi e 10 giorni), per falso ideologico. La Cassazione, secondo la quale "prevedere e prevenire il disastro era dovuto", accoglie parzialmente le richieste della procura generale disponendo un nuovo processo di secondo grado a Perugia per dieci persone: sei dirigenti della Regione Abruzzo che erano stati assolti nei primi due gradi di giudizio; nuovo processo anche per l'ex sindaco di Farindola Lacchetta, il tecnico comunale Colangeli, nonché i due funzionari della Provincia di Pescara, D'Incecco e Di Blasio - tutti e quattro condannati dalla Corte d'Appello dell'Aquila - per rivalutare le loro posizioni per le accuse di omicidio e lesioni colpose plurime.