Scontri Torino, Piantedosi: "Forza della polizia non eccessiva. Serve fermo preventivo"

Cronaca
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Il ministro dell'Interno al Senato annuncia: "Il governo lavora a una norma per impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire" durante le manifestazioni come quella del 31 gennaio per l'Askatasuna. Intanto è stato messo ai domiciliari il 22enne arrestato dalla Digos perché sospettato di avere preso parte al pestaggio dell'agente del reparto mobile di Padova. La gip: "Guerriglia urbana" preceduta da un'azione "evidentemente preordinata e organizzata"

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A Torino, durante la manifestazione per Askatasuna del 31 gennaio, non c'è stato alcun "uso eccessivo della forza" da parte della polizia. Anzi: per evitare che episodi simili si ripresentino serve "una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo". Così, al Senato, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. Intanto è stato messo ai domiciliari il 22enne, originario della provincia di Grosseto, arrestato dalla Digos perché sospettato di aver preso parte all'aggressione ai danni del poliziotto del reparto mobile di Padova Alessandro Calista. Quella avvenuta nel capoluogo piemontese è stata una vera e propria "guerriglia urbana" preceduta da un'azione "evidentemente preordinata e organizzata" da parte di una frangia dei manifestanti pro Askatasuna, ha scritto la gip Irene Giani nelle diverse ordinanze con cui si è pronunciata sulla posizione delle persone arrestate.

Piantedosi: "Nessuna impreparazione o uso eccessivo della forza"

Durante la sua informativa al Senato, Piantedosi ha detto che "su alcuni organi stampa ho sentito ipotizzare da alcuni commentatori che la gestione dell'ordine pubblico avrebbe evidenziato qualche forma di impreparazione o addirittura di eccessivo uso della forza. Io respingo tali ipotesi con la massima decisione". E ancora: "Ho detto nell'informativa e ripeto che, se a Torino, come del resto in qualunque altra città, ci si fosse fatti cogliere di sorpresa o se le autorità locali di pubblica sicurezza non avessero impiantato un efficace dispositivo di prevenzione, ben più gravi sarebbero state le conseguenze, il grado delle devastazioni e il livello della violenza. Ricacciamo indietro l'illazione che i poveri poliziotti siano mandati allo sbaraglio da questori, prefetti e - magari - dal sottoscritto. Sono le accuse di chi ignora come funziona l'ordine pubblico e di chi dimentica la storia della violenza politica nel nostro Paese, prospettando una inesistente 'eccezionalità' rispetto agli incidenti provocati dagli antagonisti".

Piantedosi: "Uso della forza da polizia è extrema ratio"

"In Italia l'applicazione della forza coattiva da parte delle forze di polizia costituisce da sempre l'extrema ratio e, in ogni caso, essa è tenuta al livello minimo indispensabile, date le circostanze", ha detto ancora Piantedosi. "In Italia, a prescindere dal colore politico dell'Esecutivo, le forze di polizia gestiscono le manifestazioni di piazza sempre con equilibrio, professionalità, prestando grande attenzione ai criteri di proporzionalità ed adeguatezza nella modulazione dei dispositivi predisposti - afferma il ministro - Anche in queste specifiche attività dedicate a tutelare la sicurezza dei cittadini e, insieme, a garantire la libertà di manifestazione del pensiero, le nostre Forze di polizia hanno acquisito e sviluppato un livello di competenze, di conoscenze e di sensibilità, riconosciuto anche a livello internazionale".

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Piantedosi: "Ci vuole il fermo preventivo"

Secondo il ministro dell'Interno "serve una norma che consenta un vero e proprio efficace intervento preventivo. Per fermare preventivamente ci vuole un fermo preventivo. Il governo intende introdurre una misura che va proprio in questa direzione: impedire a chi è noto per comportamenti violenti di infiltrarsi e colpire. L'auspicio è che tutti gli attori istituzionali, politici e sociali contribuiscano in modo responsabile a questo percorso". È dunque "arrivato il momento per tirare una netta linea di demarcazione da una parte chi vuole isolare i violenti, dall'altra chi vuole lasciarli liberi di infiltrarsi e inquinare manifestazioni che potrebbero e dovrebbero essere invece del tutto pacifiche e legittime, nell'interesse di chi le organizza e le partecipa". 

Piantedosi: "Indegno insinuare che violenze organizzate dal Governo"

"C'è chi ha persino adombrato l'idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un'accusa evidentemente grave e strumentale", ha proseguito Piantedosi. "È un'insinuazione indegna e priva di qualsiasi riscontro nella realtà, che si scontra con un dato oggettivo e incontrovertibile: le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l'attuale governo. Sono oltre trent'anni che questi episodi si ripetono con regolarità, cavalcando di volta in volta temi diversi: Tap, Tav, alternanza scuola-lavoro, Expo, ambientalismo, immigrazione, Medio Oriente. Cambiano le argomentazioni, ma lo stile, o meglio il metodo squadrista, resta lo stesso". E conclude: "I militanti di questi centri sono professionisti del disordine fine a sé stesso, criminali in servizio permanente effettivo. Le loro azioni sono frutto delle loro scelte, delle loro attitudini e delle loro responsabilità. Sono delinquenti per conto proprio, non agiscono per conto del governo. E da quando questi gruppi hanno iniziato a distinguersi per la loro violenza, di governi ne sono passati molti, di ogni colore politico. Io credo che se un teppista tenta di uccidere un poliziotto, la responsabilità sia del teppista, non del poliziotto. Io credo che se una persona commette un reato, la colpa sia di chi lo commette, non della pattuglia che in quel momento non si trovava in quel punto preciso. Dare la colpa allo Stato è spesso un modo per assolvere i colpevoli e, allo stesso tempo, per assolversi".

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Grossetano indagato per lesioni al poliziotto

Sotto il profilo giudiziario per quanto successo a Torino, il ragazzo originario della provincia di Grosseto, che resta indagato per resistenza a pubblico ufficiale, viene accusato di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico durante manifestazioni, a danno di Alessandro Calista. La gip Irene Giani ha stabilito che ci sono indizi sufficienti a giustificare la custodia cautelare agli arresti domiciliari. Indizi che invece non sono stati ritenuti sufficienti per l'ipotesi di rapina delle attrezzature del poliziotto. Il ragazzo, emerge inoltre dal dispositivo cautelare del gip, non risulta legato a gruppi organizzati violenti o antagonisti, né è mai emerso "quale autore di atti della medesima indole nel corso di precedenti manifestazioni o cortei". Il gip scrive che il giovane "non era travisato, non era in possesso di strumenti di protezione (quali scudi o caschi), dimostrando anzi una certa ingenuità operativa come attestato dalla scelta di indossare indumenti sgargianti, che con facilità ne consentivano l'immediato riconoscimento". Inoltre i genitori si sono resi disponibili ad accoglierlo in casa in provincia di Grosseto, "territorio distante dal contesto ambientale" in cui si sono svolti i fatti di Torino.

Il 22enne: "Stavo scappando non ho spinto nessuno"

"Ho visto il poliziotto a terra, ho visto le persone che erano su di lui e mi sono allontanato. Non ho spinto nessuno - ha detto il 22enne nella dichiarazione spontanea fatta davanti al gip - Procedevo nella folla, stavo scappando e più volte ho visto un celerino dietro di me, mi sono girato, ho visto il poliziotto a terra". Secondo il gip invece c'è una "chiara consapevolezza" da parte del ragazzo "in ordine alla grave violenza che si stava realizzando", considerando, dice il giudice, che in un frangente "si avvicina a meno di un metro dall'agente a terra". Inoltre, "i movimenti, per come ritratti nel video, paiono del tutto incompatibili con l'ipotesi che in quel momento egli stesse scappando, come invece da lui spontaneamente dichiarato in sede di convalida". Durante l'udienza di convalida dell'arresto, il giovane si è avvalso della facoltà di non rispondere. 

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Scarcerati con obbligo di firma altri due arrestati

Sono invece state scarcerate con obbligo di firma altre due persone coinvolte negli incidenti. Si tratta di due uomini che erano stati arrestati per resistenza a pubblico ufficiale. "Siamo contenti della decisione del giudice, anche se riteniamo di essere del tutto estranei agli incidenti. Per questo valuteremo la possibilità di ricorrere al tribunale del riesame", ha dichiarato l'avvocato di uno dei due uomini, che resta indagato per resistenza e violenza pubblico ufficiale. All'udienza di convalida, oltre ad aver negato qualsiasi coinvolgimento in azioni contro le forze dell'ordine, l'uomo si era detto "inorridito" dall'aggressione al poliziotto Alessandro Calista. "Il gip è rimasto impermeabile ai tentativi di condizionamento e ha preso la sua decisione seguendo normalmente le regole processuali - ha commentato un altro avvocato difensore di uno dei due scarcerati - Il giudice, dopo aver osservato che ci sono 'gravi indizi' ancora da approfondire, ha seguito correttamente le regole sulla custodia cautelare dicendo che non ci sono elementi per applicare misure diverse. Sono le regole normali di un Paese normale".

Salvini: "Gli arrestati già a piede libero. Vergogna"

"Già a piede libero. Vergogna. Votare SÌ al referendum sulla Giustizia è un dovere morale", ha scritto sui social il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini. "Questa è la conferma di quando sosteniamo che delinquenti del genere si sentono legittimati a devastare, distruggere e picchiare perché godono di un sostanziale senso di impunità . ha dichiarato anche il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni - La giustizia certamente farà il suo corso, tuttavia l'attuale sistema non tutela i cittadini dalle devastazioni né garantisce adeguata sicurezza agli operatori delle forze dell'ordine".

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Anfp: "Le scarcerazioni alimentano senso di impunità"

"La scarcerazione con obbligo di firma per due degli arrestati e la detenzione ai domiciliari per chi è indagato di aver partecipato all'aggressione del collega a Torino rischiano di alimentare, nei promotori e nei partecipanti alle violenze di piazza, un pericoloso senso di impunità, con ricadute negative sul livello di prevenzione e deterrenza. Di fronte a condotte di questa natura è indispensabile la certezza della pena nei confronti dei responsabili, perché chi aggredisce le Forze di polizia in servizio colpisce lo Stato democratico e mette a rischio la sicurezza di tutti", ha detto anche Enzo Letizia, segretario dell'Associazione nazionale funzionari di polizia. "La libertà di manifestare - sottolinea Letizia - è un diritto costituzionale e va tutelato, ma non può essere strumentalizzato da gruppi organizzati che trasformano la piazza in aggressione e guerriglia. Colpire un poliziotto con un martello - aggiunge - è un'azione idonea a provocare danni gravissimi alla persona: se l'agente fosse stato raggiunto alla testa con la veemenza che tutti hanno visto, l'esito avrebbe potuto essere letale. Solo per circostanze fortunate ciò non è accaduto".

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