L'accusa è di aver finanziato Hamas per 7 milioni di euro attraverso associazioni. Tra gli arrestati, anche il presidente dell'associazione dei palestinesi in Italia Mohammad Hannoun. Meloni: "Apprezzamento per l'arresto". Il ministro Piantedosi: "Operazione molto importante, squarciato il velo sulle attività". I pm: "Le indagini non tolgono rilievo a crimini commessi ai danni popolazione palestinese". Israele: "Arresti in Italia passo importante nella lotta contro Hamas"
Nove persone sono state arrestate con l'accusa di aver finanziato Hamas per 7 milioni di euro attraverso associazioni. Tra questi c'è anche il presidente dell'associazione dei palestinesi in Italia Mohammad Hannoun, definito dagli investigatori un "membro del comparto estero dell'organizzazione terroristica Hamas" e "vertice della cellula italiana dell'organizzazione Hamas". I provvedimenti cautelari, eseguiti da polizia e guardia di finanza, sono stati emessi nell'ambito un'indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova. Delle nove misure però solo 7 sono state eseguite: come ha precisato il procuratore capo di Genova, due degli indagati si trovano all'estero, uno in Turchia e uno a Gaza. Uno degli arrestati, inoltre, è stato individuato a Firenze e, secondo quanto appreso, sarebbe un fiancheggiatore dell'organizzazione che in Italia procurava fondi da destinare ad Hamas.
Sulla vicenda si sono espressi anche la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. La presidente del Consiglio ha parlato di "apprezzamento e soddisfazione per gli arresti", mentre il vicepremier si è "congratulato con Piantedosi per l'importante operazione antiterrorismo della Polizia di Stato e della GDF", ringraziando "leforze dell'ordine per la loro attività". Il ministro israeliano della Diaspora Amichai Chikli ha accolto con favore gli arresti in Italia, definendoli "un passo importante nella lotta contro il terrorismo di Hamas".
Le indagini
Nata dall'analisi di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette e sviluppata grazie a scambi informativi con altri uffici inquirenti italiani, l'indagine ha portato a contestare agli indagati di fare parte e di avere finanziato Hamas. Il finanziamento delle sue attività terroristiche risulta avvenuto per mezzo di varie associazioni, tra cui: l'Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese, l'Associazione Benefica di Solidarieà con il Popolo Palestinese - Organizzazione di Volontariato e l'Associazione benefica La Cupola d'Oro, la cui sede in via Venini a Milano è stata perquisita e un uomo è stato portato via a bordo di una macchina civetta della polizia. Secondo quanto si apprende, potrebbe essere il responsabile dell'Associazione Khalid Abu Deiah, che risulta fra gli indagati, e che avrebbe quindi assistito alla perquisizione. Durante le perquisizioni, effettuate a Genova, Milano, Monza Firenze, Roma, Bologna, Torino, Modena, Bergamo e Lodi, sono stati sequestrati oltre 200mila euro in contanti: la maggior parte nella sede dell'associazione La Cupola d'Oro a Milano.
Meloni: "Apprezzamento per l'arresto"
Anche la premier Giorgia Meloni ha commentato la vicenda, esprimendo "apprezzamento e soddisfazione per l'operazione, di particolare complessità e importanza". Poi ha aggiunto: "Esprimo il più sentito ringraziamento, mio personale e a nome di tutto il Governo, a quanti hanno reso possibile quest'operazione - Procura di genova, Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, oltre al supporto informativo fornito da AISE-Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna".
Israele: “Arresti in Italia passo importante nella lotta contro Hamas”
Il ministro israeliano della Diaspora Amichai Chikli ha accolto con favore gli arresti in Italia, definendoli "un passo importante nella lotta contro il terrorismo di Hamas, che ha spostato sempre più il suo baricentro verso l'Europa". Lo riporta Haaretz. "Il ministero ha ripetutamente messo in guardia dalla pericolosa convergenza tra attività apparentemente civili e infrastrutture terroristiche - ha aggiunto Chikli -. Spero che questi arresti segnino una svolta e l'inizio di uno sforzo determinato per smantellare le reti di Hamas in Europa e nel mondo occidentale in generale".
Presunte operazioni di finanziamento di Hamas
Agli indagati sono contestate operazioni di finanziamento, che secondo gli inquirenti avrebbero contribuito alle attività delittuose del gruppo palestinese islamista. Le operazioni sarebbero state effettuate mediante triangolazione di bonifici bancari o altre modalità tramite associazioni con sede all'estero, in favore di associazioni con sede a Gaza, nei territori palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele. Per gli inquirenti, i finanziamenti sarebbero stati anche direttamente versati a favore di esponenti di Hamas, in particolare a Osama Alisawi, già ministro del governo di fatto di Hamas a Gaza, che in varie circostanze ha sollecitato supporto finanziario. Aiuti economici sarebbero arrivati anche dalle associazioni monitorate dagli inquirenti a familiari di persone coinvolte in attentati terroristici ai danni di civili o a parenti di detenuti per reati con finalità di terrorismo.
Tra gli arrestati anche Mohammad Hannoun
Secondo gli inquirenti, Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun (CHI È) avrebbe destinato una "parte rilevante, più del 71%" della raccolta di fondi, annunciata per "fini umanitari per la popolazione palestinese", al "finanziamento diretto di Hamas o di associazioni ad essa collegate o da essa controllate e di altre articolazioni dell'organizzazione terroristica". Secondo gli investigatori, avrebbe quindi "concorso a versare direttamente o indirettamente" al gruppo islamico, dall'ottobre 2001 ad oggi, oltre 7 milioni di euro. Secondo il gip di Genova, Silvia Carpanini, Hannoun era pronto a fuggire in Turchia perché "consapevole di essere indagato per terrorismo". "Esiste a carico di Mohammad Hannoun il cocreto e attualissimo pericolo di fuga, avendo egli da tempo manifestato il progetto di trasferirsi in Turchia e di aprire li un ufficio dove spostare l'attività dell'associazione", si legge nella nota del gip. Negli ultimi giorni "le intercettazioni hanno evidenziato come tale programma fosse in fase di attuazione. la gravità del reato contestato e della pena che potrebbe, quindi essere irrogata, oltre che la consapevolezza dell'indagine in corso rappresentano senz'altro una spinta più che sufficiente a lasciare l'Italia", ha sottolinato la gip.
Gip: "Pericolo di reiterazione del reato"
A sostegno della misura cautelare in carcere, secondo la gip, c'è anche il "pericolo di reiterazione del reato che è senz'altro concreto e attuale sia avendo riguardo alla natura del reato commesso di matrice fortemente ideologica, sia considerando il comportamento degli indagati" che "nonostante l'inclusione di Abspp e Hannoun nelle liste del terrorismo" avrebbero "continuato nella loro attività, aggirando i divieti con triangolazioni finanziarie, usando sempre maggiori cautele, ripulendo i pc dal materiale compromettente e adottando espedienti quali l'apertura di nuove associazioni da intestare a nomi non legati al Movimento per cercare di eludere i blocchi". Come ha ribadito la gip, anche la "recente consapevolezza, probabilmente in seguito a una fuga di notizie, di essere oggetto di indagine, non ha impedito agli indagati di continuare ad operare solo programmando Hannoun, ritenuto il più esposto e compromesso, di trasferirsi in un Paese che non dovrebbe creargli problemi".
Gip: "Hannoun appartiene ad Hamas"
Nel comunicato, la gip sostiene che "l'insieme degli elementi indiziari consente di ritenere senz'altro concretizzato un grave quadro indiziario circa l'appartenenza di Hannoun al Movimento terroristico Hamas a cui partecipa quale vertice della cellula italiana che si identifica con l'Associazione Abspp cui è a capo". E ancora: "Plurimi sono, infatti, i riferimenti ad Hamas da parte degli stessi indagati e dei loro familiari e le situazioni che emergono dalle intercettazioni e dai documenti acquisiti che collegano Hannoun a a figure di spicco di Hamas, in un rapporto di collaborazione che si protrae ormai da parecchi anni".
Inquirenti: "Propaganda di Hannoun già nel '90"
Secondo quanto emerso dalle carte dell'inchiesta della Digos, già dal 1991 era stata segnalata una "cellula di Hamas" presso il "Centro Islamico genovese, coordinata da Hannoun". Nel 2001 sarebbe stata eseguita anche una perquisizione locale a carico del presidente dell'associazione dei palestinesi in Italia. Come precisa ancora la Digos, dalle indagini era emerso che "l'uomo manteneva un ruolo di primaria importanza", organizzando "congressi nel Centro Islamico Genovese" con "personalità di spicco del mondo islamico", i cui interventi "esaltavano la strategia del terrore".
Piantedosi: "Squarciato il velo sulle attività"
Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha commentato la vicenda, definendo l'operazione "molto importante e significativa". "Pur con la doverosa presunzione di innocenza che va sempre riconosciuta in questa fase, è stato squarciato il velo su comportamenti e attività che, dietro il paravento di iniziative a favore delle popolazioni palestinesi, celavano il sostegno e la partecipazione a organizzazioni con vere e proprie finalità terroristiche di matrice islamista. Un pericolo rispetto al quale c’è la massima attenzione da parte del nostro governo", ha aggiunto Piantedosi. Ringraziando "la professionalità dei poliziotti della Direzione centrale della polizia di prevenzione, la nostra 'antiterrorismo', e dei nuclei specialistici della Guardia di Finanza", il ministro ha ribadito che "si sono potuti ricostruire contatti e flussi finanziari su scala internazionale: l’ennesima dimostrazione delle competenze e capacità investigative delle nostre forze di polizia che si confermano tra le migliori al mondo". Secondo Piantedosi, "questo risultato ci incoraggia nell’opera di ulteriore rafforzamento delle nostre forze dell’ordine che stiamo portando avanti da tre anni e che continueremo finché ci verrà affidata la responsabilità di governo".
Difesa Hannoun: “Inchiesta basata su atti Israele”
"Da una prima lettura della misura cautelare, mi sembra di capire che si basi sulle interpretazioni dei movimenti di denaro da parte delle autorità di Israele". È il commento all’Agi dell'avvocato Fabio Sommovigo che assiste Mohammad Hannoun. "Nelle carte c’è una ricostruzione dei movimenti di denari raccolti pacificamente per Gaza. Le interpretazioni della Procura sembrano aderire a quelle di Israele, bisognerà valutare qual è la corretta interpretazione".
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I pm: "Le indagini non cancellano i crimini di Israele a Gaza"
Il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Mlillo e il procuratore di Genova Nicola Piacente hanno precisato che "le indagini e i fatti attraverso esse emersi non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale". In una nota, sottolineano che "allo stesso tempo tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo (compresi quelli del 7 ottobre 2023) compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante".
Le indagini su Hannoun
Hannoun ha partecipato alle numerose manifestazioni che si sono svolte negli scorsi mesi a Genova a sostegno della popolazione di Gaza. Già indagato dalla Procura di Genova negli anni Duemila con la successiva archiviazione dell'inchiesta, Hannoun era finito era finito nella black list del dipartimento del Tesoro americano lo scorso anno, perché accusato di essere tra i finanziatori di Hamas. Nell'inchiesta che ha portato alle misure cautelari di oggi, si legge nel comunicato della Polizia di Stato, "numerose e significative appaiono le conversazioni telefoniche e i contatti tra Hannoun e quanti rivestono analoghi ruoli in Olanda, Austria, Francia e Inghilterra". Tali comunicazioni dimostrano "l'esistenza di una estesa rete organizzata a livello internazionale di soggetti/istituzioni impegnati nella raccolta fondi, apparentemente da destinare a scopi benefici e a sostegno della popolazione e della causa palestinesi". Documentati sarebbero, secondo gli investigatori, anche i rapporti di Mohamed Hannoun con alti esponenti di Hamas. Infatti è emerso che, nel mese di dicembre del 2025, il presidente dell'associazione dei Palestinesi in Italia fosse presente ad una riunione in Turchia alla quale ha preso parte, tra l'altro, Ali Baraka, esponente di spicco del comparto estero dell'organizzazione terroristica. Nel corso delle intercettazioni, scrivono gli investigatori, "sono emerse espressioni di apprezzamento su attentati terroristici da parte di Mohamed Hannoun".
Nel 2005 bocciata da gip richiesta arresto Hannoun
Una richiesta di arresto per Mohammad Hannoun venne firmata nel 2005 da Nicola Piacente, che all'epoca era pubblico ministero a Genova e oggi è procuratore capo nel capoluogo ligure. Stando a quanto appreso da Agi, Piacente siglò la richiesta di misura assieme alla collega Francesca Nanni che venne respinta da un giudice chiamato a valutare le esigenze cautelari, ritenute all'epoca non esistenti. L'attuale procuratore non riuscì a impugnare il rigetto perchè, nel frattempo, si trasferì a Milano dove si occupò, tra le altre cose, del sequestro dell'imam Abu Omar.
Gli altri indagati
Tra gli altri indagati figurano Ed Hussny Mousa Dawdud Ra', definito dagli inquirenti "membro del comparto estero dell'organizzazione terroristica Hamas e referente con Hannoun della cellula italiana". Poi Raed Al Salahat, "membro del comparto estero dell'organizzazione terroristica e dal 2023 componente del board of directors della European Palestinians Conference". Seguono Yaser Elasaly, "membro del comparto estero dell'organizzazione terroristica Hamas" e "responsabile con Dawoud Ra' della filiale milanese dell'Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese", e Jaber Albustanji Riyad Abdelrahim, "membro del comparto estero dell'organizzazione terroristica Hamas, componente della cellula italiana, dipendente dell'Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese - organizzazione di volontariato, con cui collabora attivamente promuovendo la raccolta di denaro durante incontri propagandistici". Tra gli arrestati anche Albustanji Riyad Abdelrahim Jaber, che secondo gli inquirenti è stato ritratto in una fotografia, acquisita nel server dell'associazione Abspp, mentre indossa "una divisa mimetica, armato di lanciarazzi, con i simboli delle Brigate Al Qassam, circondato da uomini armati dell'Ala militare del gruppo eversivo islamista". Immagini che per gli inquirenti sono "sintomatiche" dell'adesione degli indagati all'organizzazione terroristica e, in particolare, alle modalità terroristiche di azione di Hamas.
Pd: "Condanniamo Hamas, no volgari strumentalizzazioni"
Sull'inchiesta è intervenuto anche il Pd che ha espresso "piena fiducia verso magistratura e forze dell'ordine impegnate nell'operazione antiterrorismo". Secondo Peppe Provenzano, deputato e responsabile Esteri nella segreteria Pd, "l'inchiesta farà il suo corso, ma il Partito democratico rinnova la più ferma condanna per ogni forma di sostegno e complicità coi terroristi di Hamas, che rappresenta la negazione della prospettiva di una Palestina laica e democratica per cui noi ci battiamo". E aggiunge: "Contro il terrorismo le forze politiche dotate di un minimo di contegno istituzionale dovrebbero unirsi invece di fare misere polemiche politiche. E' ciò che insegna la storia migliore del nostro paese, che un pezzo della destra sconosce". Provenzano ha poi concluso: "Chi pensa di strumentalizzare volgarmente questa operazione per gettare ombre sul nostro impegno per la causa palestinese ne risponderà nelle sedi opportune".