Messa di Natale, l'omelia di Papa Francesco: "Nessuno si perda d'animo, Dio è con noi"

Cronaca
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La celebrazione è stata anticipata alle 19.30 per le restrizioni anti-Covid. Presenti 200 fedeli, con mascherina e distanza interpersonale. Il pontefice ha sottolineato che "il tempo che abbiamo non serve a piangerci addosso, ma a consolare le lacrime di chi soffre". E ha aggiunto: "Insaziabili di avere, ci buttiamo in tante mangiatoie di vanità, scordando la mangiatoia di Betlemme. Quella mangiatoia, povera di tutto e ricca di amore, insegna che il nutrimento della vita è lasciarci amare da Dio e amare gli altri"

Alla Messa di Natale nella Basilica di San Pietro, anticipata alle 19.30 a causa delle restrizioni anti-Covid e alla presenza di circa 200 fedeli (con mascherine e distanza interpersonale), Papa Francesco ha invitato a non perdersi d'animo in un periodo storico difficile, segnato dalla pandemia di coronavirus (AGGIORNAMENTI - LA SITUAZIONE IN ITALIA). "Sorella, fratello, non perderti d'animo. Hai la tentazione di sentirti sbagliato? Dio ti dice: 'No, sei mio figlio'. Hai la sensazione di non farcela, il timore di essere inadeguato, la paura di non uscire dal tunnel della prova? Dio ti dice: 'Coraggio, sono con te'. Non te lo dice a parole, ma facendosi figlio come te e per te, per ricordarti il punto di partenza di ogni tua rinascita: riconoscerti figlio di Dio, figlia di Dio". Questo, ha spiegato Papa Francesco durante l'omelia, è "il nucleo incandescente che sorregge l'esistenza, al di sotto delle nostre qualità e dei nostri difetti, più forte delle ferite e dei fallimenti del passato, delle paure e dell'inquietudine per il futuro".

"Non piangiamoci addosso, consoliamo chi soffre"

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Durante l'omelia della Messa di Natale, il pontefice ha inoltre esortato a non "piangersi addosso" e ad aiutare i più bisognosi. "Dio è nato bambino per spingerci ad avere cura degli altri. Il suo tenero pianto ci fa capire quanto sono inutili tanti nostri capricci, e ne abbiamo tanti. Il suo amore disarmato e disarmante ci ricorda che il tempo che abbiamo non serve a piangerci addosso, ma a consolare le lacrime di chi soffre". E ha aggiunto: "Dio prende dimora vicino a noi, povero e bisognoso, per dirci che servendo i poveri ameremo Lui".

"Ogni scartato è figlio di Dio"

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"Il Figlio di Dio è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio. È venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezza le nostre fragilità", ha detto Papa Francesco. "Anche con noi Dio ama fare grandi cose attraverso le nostre povertà. Ha messo tutta la nostra salvezza nella mangiatoia di una stalla e non teme le nostre povertà: lasciamo che la sua misericordia trasformi le nostre miserie", ha continuato.

"La nascita di Gesù ci fa rinascere dentro"

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"La nascita di Gesù è la novità che ci permette ogni anno di rinascere dentro, di trovare in Lui la forza per affrontare ogni prova", ha sottolineato il pontefice. "Sì, perché la sua nascita è per noi: per me, per te, per tutti e ciascuno. Nasce per me, nasce per noi. 'Per' è la parola che ritorna in questa notte santa. 'Un bambino è nato per noi', ha profetato Isaia. 'Oggi è nato per noi il Salvatore', abbiamo ripetuto al Salmo. Gesù 'ha dato se stesso per noi', ha proclamato San Paolo. E l'angelo nel Vangelo ha annunciato: 'Oggi è nato per voi un Salvatore'".

"Ci buttiamo in mangiatoie di vanità"

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"Abbiamo bisogno di lasciarci attraversare dal suo amore gratuito, dal suo amore instancabile, dal suo amore concreto. Quante volte invece - ha commentato Papa Francesco - affamati di divertimento, successo e mondanità alimentiamo la vita con cibi che non sfamano e lasciano il vuoto dentro!". E ha aggiunto: "Insaziabili di avere, ci buttiamo in tante mangiatoie di vanità, scordando la mangiatoia di Betlemme. Quella mangiatoia, povera di tutto e ricca di amore, insegna che il nutrimento della vita è lasciarci amare da Dio e amare gli altri. Gesù ci dà l'esempio: Lui, il Verbo di Dio, è infante; non parla, ma offre la vita. Noi invece parliamo molto, ma siamo spesso analfabeti di bontà".

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