Rogoredo, 4 poliziotti indagati trasferiti. Cinturrino: “Perdonatemi, pagherò mio errore”

Cronaca

I quattro colleghi di Cinturrino sono stati destinati ad altri incarichi non operativi al di fuori del commissariato di Mecenate dove prestavano servizio, su disposizione del questore di Milano, Bruno Megale. L'assistente capo della Polizia in carcere con l'accusa di omicidio volontario: "Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia". La famiglia di Mansouri: “Ammazzare e mentire è orribile, non un errore”

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Sono stati trasferiti i quattro agenti della Polizia di Stato indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Carmelo Cinturrino, l'assistente capo del commissariato Mecenate arrestato per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, avvenuto il 26 gennaio scorso nel 'boschetto' di Rogoredo, alle porte di Milano. I quattro sono stati trasferiti ad incarichi non operativi in sedi diverse dal commissariato di Mecenate in cui prestavano servizio, su disposizione del questore di Milano, Bruno Megale. 

Cinturrino: “Perdonatemi, pagherò per il mio errore”

Resta in cella, intanto, Cinturrino, accusato di omicidio volontario. Il Gip del capoluogo lombardo Domenico Santoro ha disposto la custodia cautelare in carcere. "Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo. Credetemi, ho avuto paura,
prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato delle conseguenze del mio gesto. Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace anche per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato”, ha scritto in una lettera consegnata al suo legale, l'avvocato Piero Porciani, l'assistente capo della polizia di stato Carmelo Cinturrino. Nella missiva, scritta in stampatello, il poliziotto precisa: "Mi scuso con i miei colleghi tutti, ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e lodi ricevuti negli anni, assenza di alcun tipo di sanzioni disciplinari e stima dei colleghi delle volanti, e non solo". Conclude chiedendo di scusa: "Perdonatemi, pagherò per il mio errore".

 

Famiglia Mansouri: “Ammazzare e mentire è orribile, non un errore”

 

"Se ha un briciolo di coscienza, confessi tutto il male che ha commesso in questi anni, lui con i suoi compari. Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non è un errore, è qualcosa di orribile. Soprattutto se non seguito da una reale confessione sull'intera vicenda. Soprattutto sul ruolo che hanno rivestito i complici". Lo ha riferito la famiglia di Abderrahim Mansouri, attraverso gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, commentando la lettera di Carmelo Cinturrino consegnata al suo legale. "Se quanto emerge dovesse trovare conferma, crediamo che il sig. Cinturrino avrebbe dovuto essere arrestato molto tempo fa e non solo per l'omicidio di Abderrahim", ha aggiunto la famiglia. 

 

Cinturrino resta in carcere

Continuano, nel frattempo, a emergere nuovi dettagli sull’omicidio. Cinturrino ha raccontato che è stata la "paura" che lo ha portato a premere il grilletto della pistola di ordinanza e a inquinare la scena del crimine. Quando ha capito che Mansouri stava morendo, ha realizzato le conseguenze a cui sarebbe andato incontro e ha "perso la testa". Dunque, "per mettere una toppa", ha chiesto al collega di andare in commissariato a prendere la borsa in cui dentro, come si è poi scoperto, c'era la finta Beretta. Cinturrino, durante l'interrogatorio del 24 febbraio, ha provato a riproporre la linea della legittima difesa, ma non ha potuto negare la messinscena.

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