Bimbo morto Napoli, testimoni: espianto avvenuto 4 minuti prima dell'arrivo del cuore sano
CronacaProcedono le indagini sulla vicenda del bambino di due anni deceduto all'ospedale Monaldi di Mapoli dopo un trapianto di cuore danneggiato. Gli ispettori inviati dal ministero della Salute sono arrivati all'ospedale di Bolzano e si attende la data, che dovrà essere fissata dal gip, dell'incidente probatorio richiesto dalla procura, contestualmente all'autopsia
Procedono le indagini sulla morte del bambino di due anni deceduto sabato mattina all'ospedale Monaldi di Mapoli dopo un trapianto di cuore danneggiato. "Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda", hanno detto agli inquirenti tre infermieri presenti in sala operatoria all'arrivo del cuore da Bolzano. Mentre secondo alcune testimonianze il cuore malato del bimbo è stato espiantato prima dell'arrivo dell'organo prelevato a Bolzano, precisamente alle 14.18, mentre il via libera è giunto solo alle 14.22. Il cuore "vecchio" era già stato sul tavolo quando i sanitari si sono accorti che qualcosa non andava nel contenitore utilizzato pere trasferire al Monaldi l'organo prelevato a Bolzano e, sempre secondo alcune testimonianze, il cardiochirurgo che ha eseguito l'intervento di impianto avrebbe ripetuto più volte che a suo parere quell'organo non sarebbe ripartito. Nel frattempo agli ingegneri Michele Colimoro e Salvatore Carusio è stato conferito l'incarico per procedere agli accertamenti tecnici sui telefoni cellulari sequestrati ai medici e sanitari indagati per omicidio colposo in concorso. E ieri sono arrivati all'ospedale di Bolzano gli ispettori inviati dal ministero della Salute e si attende la data, che dovrà essere fissata dal gip, dell'incidente probatorio richiesto dalla procura, contestualmente all'autopsia. Un passaggio fondamentale nel merito dell'indagine perché l'autopsia consentirà di far luce sulle cause della morte del bambino, ma anche per liberare la salma e consentire la celebrazione dei funerali.
Gli ispettori a Bolzano
Gli ispettori mandati dal ministero della Salute sono a Bolzano per acquisire i documenti relativi alla vicenda del cuore danneggiato trapiantato al bambino e ricostruire nei minimi dettagli l'iter dell'espianto e del trasporto verso Napoli dell'organo. La scorsa settimana gli ispettori avevano già svolto le stesse procedure nell'ospedale partenopeo. E il numero degli indagati potrebbe essere destinato ad aumentare: il Nas di Trento infatti si era recato all'ospedale bolzanino per una serie di accertamenti e i militari si sono fatti consegnare l'elenco di tutto il personale, di tutti i livelli professionali, coinvolto nell'intera procedura di espianto e trasporto del cuore. Lì a Bolzano, inoltre, è stato fornito il ghiaccio secco per la conservazione del cuore che avrebbe danneggiato l'organo.
Incomprensioni in sala operatoria
Mentre prosegue all'ospedale di Bolzano il lavoro degli ispettori, emergono nuovi elementi sulle fasi dell'espianto. In sala operatoria ci sarebbero stati momenti di tensione, come riportano oggi alcuni quotidiani fra cui Il Corriere della Sera, Repubblica e Alto Adige. Indiscrezioni che sono state confermate all'ANSA. Come già comunicato nei giorni scorsi dal Dipartimento prevenzione sanitaria e salute di Bolzano agli inquirenti a Napoli, durante l'intervento sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo. E non avrebbero aiutato in questo momento difficoltà di comunicazione tra l'equipe napoletana e quella di Innsbruck, che si sarebbero svolte in inglese. Gli inquirenti dovranno anche chiarire se i medici intervenuti a Bolzano avevano poi effettivamente informato i colleghi - che a Napoli dovevano effettuare il trapianto sul bambino - delle criticità emerse in sala a Bolzano con il drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione e l'intervento correttivo da parte del team di Innsbruck.
Le tensioni dopo l'intervento
Dalle testimonianze emergerebbero anche momenti di forte tensione, il 10 febbraio scorso, nel corso di una riunione a cui ha partecipato il cardiochirurgo Guido Oppido, che ha impiantato il cuore danneggiato. Al centro della disputa la tempistica dell'espianto del cuore relativamente all'arrivo dell'organo prelevato a Bolzano. Si sarebbe trattato di una riunione particolarmente accesa durante la quale Oppido avrebbe anche sferrato un calcio a un termosifone.
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Il frigo di plastica
Intanto fa discutere una foto che ha confermato quanto già emerso una quindicina di giorni fa: per trasportare l’organo da trapiantare è stato utilizzato un frigo di plastica rigida, simile a quelli che si usano per tenere fresche le bibite quando si va al mare, portato da Napoli fino a Bolzano e poi riportato nel capoluogo partenopeo con un cuore che però è giunto danneggiato dal troppo freddo. Il box che appare nella foto ha il manico arancione ed è di colore blu. C'è una scritta a pennarello 'S. OP. C. CHPED' che sta per Sala operatoria Cardiochirurgia pediatrica.
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Il padre del bimbo: "Quando i medici sparirono capii che era andata male"
"Questa storia è cominciata malissimo e finita peggio. Io sto male, non riesco più neanche ad andare a lavorare, faccio il muratore. Sto male dal giorno del primo ricovero al Monaldi. Era la sera tra il 22 e il 23 dicembre del 2025, proprio quella mattina venne a mancare mio padre Antonio. E poche ore più tardi scoprimmo la malattia grave di mio figlio. In 24 ore mi cadde il mondo addosso", racconta a Il Corriere della Sera il papà del bimbo morto sabato scorso, che soffriva di una forma di cardiomiopatia dilatativa. "Io speravo che lui avesse una vita serena, in salute, senza problemi e invece… Ma noi genitori portavamo lo stesso tanta speranza nel cuore e così ci affidammo completamente ai medici del Monaldi - spiega - Attenzione, però: non sono tutti cattivi, in quell’ospedale, c’è anche tanta gente brava. Il professor Oppido, però, adesso non lo voglio vedere manco da lontano. Sarà la magistratura a fare chiarezza, certo, ma preferisco non incontrarlo. Ho visto delle foto incredibili: ma erano fuori di testa quelli che partirono da Napoli per andare a Bolzano a prendere il cuore con quel frigo? Io lo sentivo che finiva male". L’uomo racconta di aver capito "che le cose erano andate male perché dopo Capodanno i medici sparirono tutti, nessuno ci venne a dire più niente, era finita, ma noi ancora non lo sapevamo". "Gli ha comprato un vestitino per l’ultimo viaggio: con la cravatta e la coppolella in testa come quando usciva col nonno Antonio, mio padre - aggiunge la madre del bimbo - Perché lui era il nostro ometto coraggioso. Sì, anch’io adesso penso che sia diventato il nostro angioletto custode. Sento che ci sta mandando la forza per andare avanti, per occuparci di noi, del suo fratellino e della sua sorellina".