Coronavirus, per gli asintomatici in quarantena niente smart working

Cronaca

Migliaia di persone nel nostro Paese sono "asintomatiche", vale a dire che riescono a convivere con il virus senza problemi per la salute. Ma nonostante la buona forma fisica, questi soggetti non possono lavorare in nessuna forma, neanche da casa secondo quanto riportato nei decreti Cura Italia e Rilancio, poi convertiti in leggi

E' scritto nero su bianco nei decreti Cura Italia e Rilancio, poi convertiti in leggi: anche chi non presenta sintomi di contagio da coronavirus (LIVEBLOG - SPECIALE) non può lavorare in nessuna forma, neanche in smartworking. Negli ultimi giorni, con la risalita dei contagi e il numero sempre maggiore di persone che non manifestano sintomi di contagio, ci si è posti un interrogativo in merito alle soluzioni proposte per continuare a progredire con le attività lavorative di ciascuno. Tuttavia, se le persone vengono testate positive al coronavirus e sono asintomatiche non dovranno comunque svolgere nessun tipo di azione legata alla propria professione. A stabilirlo sono le regole contenute nelle leggi Cura Italia e nel decreto Rilancio, oltre a un dpcm di inizio agosto e a un messaggio che è stata la stessa Inps a diffondere sui propri canali ufficiali. I lavoratori positivi al Covid-19 che svolgono attività manuali in azienda, ovviamente, non possono recarsi all’interno della propria struttura e, di conseguenza non possono offrire la propria prestazione.

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I lavoratori che potrebbero effettuare prestazioni anche da remoto si sono chiesti se – in caso di contagio asintomatico e di buona forma fisica – possono comunque continuare a lavorare da remoto. Anche l’isolamento successivo al rientro delle ferie è equiparato a una quarantena senza lavoro. Secondo l’Istituto superiore di sanità, negli ultimi 30 giorni i casi sono stati 21.724 di cui circa il 75% (16.300) hanno riguardato persone in età da lavoro. Di queste oltre il 65% erano asintomatiche, parliamo quindi di oltre 10 mila persone potenzialmente interessate dal problema. Che potrebbero diventare molte di più in caso si passasse da 100 a 300 mila tamponi al giorno come ha proposto il professor Andrea Crisanti.

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