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Milano, il racconto dei ragazzi sul bus dato alle fiamme: "Diceva che dovevamo morire"

Il racconto di un testimone

3' di lettura

Le minacce dell'autista, Riccardo che si libera e passa il telefono a Ramy per chiamare il 112, l'intervento dei carabinieri. Ecco i racconti degli attimi di terrore vissuti dagli studenti di una scuola media sul pullman sequestrato e dato alle fiamme sulla Paullese

Hanno vissuto 50 minuti di terrore sull'autobus, dirottato e dato alle fiamme dall’autista, che li ha minacciati dicendo che nessuno sarebbe sceso vivo (LE FOTO - IL BUS IN FIAMME - LA TELEFONATA DI ALLARME). Poi l’intervento dei carabinieri, propiziato da uno di loro con una telefonata. I militari con il loro intervento hanno evitato una strage. Ancora scossi da quanto accaduto, i 51 studenti della scuola media Vailati di Crema hanno raccontato l’incubo vissuto nella giornata di mercoledì sull’autobus sequestrato e incendiato da Ousseynou Sy. Ecco le testimonianze di alcuni di loro (LA FUGA DEI RAGAZZI - IL RAGAZZINO CHE SI E' OFFERTO COME OSTAGGIO - L'AUTISTA RESTA IN CARCERE - IL LEGALE: NON FAREMO RICORSO).

Riccardo e Ramy, la telefonata d’allarme

È di Riccardo, insieme a Ramy, il gesto di grande coraggio che ha portato all’intervento dei carabinieri per fermare l’autista dell’autobus. Racconta al Corriere che il sequestratore “ha vuotato le taniche di benzina lungo il corridoio, tra i sedili, ci ha legati e ha sequestrato i telefoni per impedirci di chiedere aiuto” (L'AUTISTA RIEMPIE LE TANICHE DI BENZINA. VIDEO). Ma poi è riuscito a liberarsi dalle fascette di nylon con cui Ousseynou Sy li aveva legati, a raggiungere il telefono e a passarlo a Ramy, che ha composto il numero per i soccorsi. “Ho fatto il 112 – ha raccontato a Repubblica - sapevo che sarebbe arrivato qualcuno. Ho dato la posizione e ho detto ai miei compagni di stare calmi. Ancora pochi minuti” (IL PADRE DEL RAGAZZO: "ORA CITTADINANZA A MIO FIGLIO").

L’intervento dei carabinieri: “Stavano per sparare al pullman”

Il racconto di Ramy si fa ancora più drammatico quando parla dell’intervento dei carabinieri: “Hanno fatto un posto di blocco in modo che il pullman non passasse. E stavano per sparare al pullman, ma abbiamo fatto vedere le taniche di benzina e hanno capito che se avessero sparato sarebbe esploso il pullman”. L’autista aveva rovesciato un’ultima tanica di benzina e fatto impregnare agli stessi studenti delle salviette.

Adam: “Ci siamo messi a dare i calci sui vetri”

Ma anche Adam è riuscito a chiamare con il telefono. Si trovava negli ultimi posti dell’autobus e Ousseynou Sy “a noi il telefono non lo ha guardato”. Ha chiamato la polizia e i suoi genitori, per tre volte: “Perché le prime due volte ho dovuto mettere giù perché sembrava che l’autista mi avesse scoperto”, dice al Corriere. “L’autista dice che ci porta a Linate, che ci vuole dirottare”, ha raccontato di aver detto a suo papà. E racconta ancora su Repubblica: “Io e un mio compagno ci siamo messi a dare i calci sui vetri per fare qualcosa, per ribellarci”.

Sara: “Diceva che dovevamo morire”

È ancora intensa l’angoscia di Sara mentre racconta gli attimi di terrore vissuti sull’autobus, con le minacce dell’autista: “Diceva che dovevamo morire. Che non meritavamo di vivere, perché eravamo italiani, e gli italiani avevano fatto morire le sue tre figlie”, spiega a Repubblica. “’Oggi moriamo tutti, urlava. Lo avevo lì vicino”, ha detto la giovane.

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