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Chi è Luca Traini, l'autore della sparatoria di Macerata

5' di lettura

L'uomo che il 3 febbraio 2018 ha aperto il fuoco su alcune persone straniere ferendone 6, era stato candidato con la Lega alle elezioni amministrative della città di Corridonia. In passato era stato vicino a movimenti di estrema destra

Incensurato, 29 anni, originario di Tolentino e candidato con la Lega nella città di Corridonia alle elezioni amministrative del giugno 2017. Questo il profilo di Luca Traini, l'uomo che il 3 febbraio 2018 ha sparato a Macerata contro alcuni stranieri di origine africana a bordo della sua auto, ferendone 6, prima di essere fermato dai carabinieri. Il motivo del gesto è stato, secondo quanto da lui confessato dopo la cattura, la vendetta per la morte di Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa e fatta a pezzi il 31 gennaio 2018. Il 3 ottobre 2018 Traini è stato condannato a 12 anni con rito abbreviato. Il suo nome è poi apparso sul caricatore usato dall'autore della strage in Nuova Zelanda, avvenuta il 15 marzo 2019 davanti a due moschee.  

Il raid e il fermo

Alto circa 1 metro e 80, calvo e di corporatura robusta, il giorno del suo arresto Traini è stato raggiunto dagli agenti in piazza della Vittoria, dove è sceso dall’auto, si è tolto la giacca e ha indossato una bandiera tricolore sulle spalle. Una volta arrivato sui gradini del Monumento ai caduti, si è girato verso la piazza e ha fatto il saluto fascista. Non ha opposto resistenza agli agenti che l’hanno fermato. Nella sparatoria sono rimaste ferite sei persone, tutte di origine africana, di età compresa tra 20 e 32 anni. Traini ha spiegato subito agli agenti che il suo raid era nato dalla volontà di vendicare Pamela, tanto che nella sua corsa in auto ha scelto di passare anche nella zona in cui abitava Innocent Oseghale, il 29enne nigeriano arrestato per l’omicidio della 18enne.

Problemi in famiglia e personalità border line

Dopo la sparatoria di Macerata, un conoscente di Traini, titolare della palestra di Tolentino frequentata dall'uomo, ha raccontato: “Abbiamo cacciato Luca dalla palestra a ottobre, aveva atteggiamenti sempre più estremisti, faceva il saluto romano e battute razziste”. Secondo il titolare della palestra, Traini è stato “rovinato da amicizie sbagliate". "Era andato in cura da uno psichiatra, che a quanto diceva lo aveva giudicato border line", ha aggiunto l'uomo. Traini viveva con la nonna perché il padre se n'era andato quando era piccolo e la madre lo aveva cacciato. "Aveva una situazione familiare disastrosa e non riusciva a tenersi alcun lavoro". In passato, inoltre, Traini si sarebbe avvicinato a Forza Nuova e a CasaPound. Il leader dei 'fascisti del Terzo Millennio', Gianluca Iannone, interpellato sui fatti di Macerata, ha negato affermando: "Luca Traini non ha frequentato né è stato iscritto a CasaPound”. Forza Nuova ha invece espresso il suo sostegno al 28enne in una nota.

La condanna

Dopo l'arresto, Traini ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. Il 3 ottobre 2018, a otto mesi esatti dalla sua sparatoria, è stato condannato dalla Corte di assise di Macerata a dodici anni di reclusione per strage aggravata dall'odio razziale e porto abusivo d'arma. Oltre alla pena, che coincide con la richiesta della Procura, il 29enne deve scontare anche tre mesi di libertà vigilata e deve risarcire le parti civili. La Corte, inoltre, ha ritenuto del tutto capace d'intendere e di volere Traini che, all’inizio dell’udienza, ha esordito dicendo: "Scusate, ho sbagliato". "Non provo nessun odio razziale, volevo fare giustizia contro i pusher per il bombardamento di notizie sullo spaccio diffuso anche a causa dell'immigrazione: anche la mia ex fidanzata assumeva sostanze. In carcere ho maturato una nuova cognizione dei fatti". Contro la sentenza gli avvocati difensori hanno poi deciso di ricorrere in appello.

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Data ultima modifica 15 marzo 2019 ore 10:25

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