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Macerata, Oseghale a processo. La madre di Pamela in aula: "Non è stato solo lui"

4' di lettura

"Non è stato solo vilipendio di cadavere, ma qualcosa di diabolico" dice il legale della famiglia della vittima. Oseghale si dice innocente: "Voglio pagare solo per ciò che ho fatto". E' accusato di di omicidio, violenza sessuale, vilipendio e occultamento di cadavere

A Macerata è durata poco meno di 5 ore la prima udienza, davanti alla Corte d’Assise, del processo a carico di Innocent Oseghale, il 30enne nigeriano accusato di stupro, omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere di Pamela Mastropietro, avvenuto il 30 gennaio scorso (LE TAPPE DEL CASO). Tangibile la tensione emotiva in aula dove erano presenti l’imputato e il padre e la madre della vittima, Stefano Mastropietro. “Non mi ha guardato, non ne ha le p..” avrebbe detto la mamma della vittima riferendosi al presunto assassino. Che ha aggiunto: “Non è stato solo lui” a uccidere Pamela e a chi le chiedeva se ci fossero delle testimonianze a sostegno di questa tesi ha risposto: "Ne abbiamo”.

Fuori dal tribunale alcuni amici della famiglia di Pamela hanno liberato palloncini bianchi ed esposto striscioni con le scritte "Giustizia per Pamela" e "Pamela vive". "Mostro maledetto", "infame", "cannibale", sono invece alcune delle urla rivolte a Oseghale.

Prima udienza

Tensione all'esterno, battaglia in aula, dove i difensori dell’imputato hanno subito cercato di escludere dal dibattimento alcune prove a carico del loro assistito, sollevando un'eccezione sulla validità della notifica degli atti che informavano sull'effettuazione di atti irripetibili. Richiesta respinta dalla Corte e un punto a favore dell'accusa, che potrà presentare analisi medico-legali e tossicologiche condotte successivamente alla prima autopsia sui resti del corpo di Pamela e sui tabulati e la saliva prelevati a Oseghale.

Oseghale: sono innocente 

L’imputato continua a dirsi innocente. "Non sono stato io. Non l'ho violentata, non l'ho uccisa. Voglio pagare solo per quello che ho fatto, non per ciò  che non ho commesso", fa sapere tramite il suo legale, Simone Matraxia. Oseghale, spiega l’avvocato, "respinge le accuse relative all'omicidio ed alla violenza sessuale. C'è poi l'aspetto che riguarda la cessione della droga e per questa circostanza è pendente un altro  procedimento. Noi - aggiunge Matraxia- sosteniamo che la morte della  ragazza sia stata causata da intossicazione acuta da stupefacenti e non per le coltellate", i cui segni invece sarebbero invece da  attribuire al tentativo di sezionamento del cadavere”.

L’accusa: qualcosa di diabolico

Diversa la versione dell’accusa. "Quando usciranno fuori le foto, vi renderete conto anche voi che questo non è stato un semplice depezzamento, ma un qualcosa di crudele e diabolico che dovrebbe essere appositamente legiferato con pene molto, molto severe”, ha detto l'avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia Mastropietro.

Prossima udienza 6 marzo

Il processo in Corte d’Assise entrerà nel vivo il prossimo 6 marzo, con la testimonianza di Vincenzo Marino, un collaboratore di giustizia che sostiene di aver ricevuto in carcere da Innocent Oseghale la confidenza di colpevolezza.

40 testimoni

Nel dibattimento (le prossime udienze sono fissate per il 13, 20 e 27 marzo, 3 e 24 aprile, 8 e 15 maggio) verranno sentiti oltre 40 testimoni cui si aggiungono i consulenti medici delle parti (20 e 27 marzo): testimonieranno anche Desmond Lucky, Lucky Awelima e un terzo cittadino nigeriano inizialmente accusati dalla Procura di concorso nel delitto e per i quali invece è stata chiesta l'archiviazione. Probabilmente verranno sentiti il 3 aprile, data in cui potrebbe esserci l'esame dell'imputato, oggi presenza silenziosa in aula.

Ammesse le parti civili: i familiari di Pamela - padre e madre erano in aula affiancati dallo zio della giovane Marco Valerio Verni, che è anche l'avvocato di famiglia -, il Comune di Macerata e il proprietario della casa di via Spalato 124 dove si consumò il massacro e che è ancora sotto sequestro.

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