Macerata, tre mesi fa l’omicidio di Pamela Mastropietro

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Lutto cittadino per i funerali della 18enne romana uccisa e fatta a pezzi il 30 gennaio scorso. Per il delitto tre persone sono in carcere. Ripercorriamo le tappe della vicenda

A poco più di tre mesi dalla morte, sabato 5 maggio a Roma si sono svolti i funerali di Pamela Mastropietro. Una storia che ha inizio con il ritrovamento di due trolley non lontano dal cancello di una villetta alla periferia di Pollenza, in provincia di Macerata. Dentro ci sono i resti smembrati di una giovane donna. Bastano poche ore per darle un nome: è Pamela Mastropietro, è romana e ha 18 anni.

Le indagini

La sua scomparsa risale al 29 gennaio 2018 quando lascia volontariamente la comunità di recupero Pars di Corridonia nella quale è ospite da qualche settimana. I carabinieri di Macerata ripercorrono i passi di Pamela, dal momento dell’allontanamento dalla comunità. Arrivano alla mansarda in cui vive Innocent Oseghale, 29 anni, nigeriano, permesso di soggiorno scaduto e precedenti per spaccio. In Via Spalato entrano i Ris che trovano tracce di sangue, i vestiti della ragazza e lo scontrino di una farmacia poco lontana. Nelle immagini della telecamera di sorveglianza, Pamela è inquadrata insieme con il nigeriano. La posizione di Oseghale si aggrava e scatta il fermo con l’accusa di omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere. Le indagini, però, non si fermano. Intanto sabato 3 febbraio il nigeriano dal carcere di Montacuto, dove è rinchiuso, viene trasferito al Palazzo di Giustizia di Macerata per l’udienza di convalida del fermo.

Traini e il raid razzista

Nelle stesse ore in città si scatena il panico: un uomo a bordo di un’auto nera in corsa, spara contro uomini di colore, per strada tra la gente. Ne ferisce sei, poi viene fermato. Non oppone resistenza. Si chiama Luca Traini, ha 28 anni; nel suo passato contatti con Forza Nuova e Casa Pound; nel presente atteggiamenti sempre più estremisti. Nessun legame tra lui e Pamela, sostiene però che la morte atroce della ragazza lo ha spinto a fare ciò che ha fatto. Finisce anche lui a Monteacuto accusato di strage aggravata dal razzismo.

L'inchiesta e i nuovi arresti

Il Giudice per le indagini preliminari convalida il fermo di Innocent Oseghale, ma solo per occultamento e vilipendio di cadavere. Pochi giorni dopo altri due nigeriani vengono fermati: si tratta di Lucky Desmond e Awelima Lucky. Anche per loro viene convalidato il fermo, stavolta anche per omicidio in concorso, oltre che per vilipendio, occultamento e spaccio di stupefacenti. Intanto due autopsie e diversi accertamenti scientifici stabiliscono che Pamela è stata colpita alla testa e poi finita con due coltellate.

Le nuove accuse

Nei confronti dei tre uomini in carcere arrivano nuove accuse per spaccio di droga e nei confronti di Oseghale anche quella di violenza sessuale. Secondo la Procura di Macerata Pamela, il giorno della morte, sarebbe stata abusata dal nigeriano che poi l’avrebbe stordita, uccisa e smembrata. Una tesi quella della violenza, che non convince completamente il Gip Giovanni Maria Manzoni, che firma però la richiesta di nuova misura cautelare per concorso in omicidio.

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