Direzione Pd, Renzi: "Sì a sistema tedesco". Orlando frena, intesa FI

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Il segretario Dem chiede il consenso alla riforma: "Non è la mia legge elettorale, ma questo sistema porta alla pacificazione istituzionale". Accordo con Forza Italia per il voto al Senato "entro la prima settimana di luglio". Dubbi nella maggioranza su urne in autunno

Stretta finale sulla legge elettorale, che potrebbe arrivare nell’Aula della Camera il 5 giugno e avere il sì del Senato “entro la prima settimana di luglio”. A rivelarlo è il capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Renato Brunetta, dopo l’incontro con la delegazione del Pd. Poi, a confermare l’intesa, ci pensa anche Matteo Renzi: alla Direzione Pd ribadisce che l'ok alla legge deve arrivare entro il 7 luglio. Sul modello “alla tedesca” dicono sì pure Movimento 5 Stelle e Lega Nord, che sono d’accordo anche sull’andare alle urne il prima possibile. Sul tema del voto anticipato, però, la maggioranza ha delle grane interne da risolvere: la minoranza Pd vicina ad Andrea Orlando ha parlato di “un salto nel buio”, mentre il ministro degli Esteri Alfano ha posto dubbi sui costi che il voto in autunno potrebbe avere sull'Italia.

Renzi: “Abbiamo scelto la strada della responsabilità”

“Quando si vota non è un problema che dobbiamo affrontare qui adesso. Noi dobbiamo affrontare un tema diverso: quando si vota la legge elettorale”, ha detto il segretario Dem in Direzione. “Io non sono un entusiasta di un sistema proporzionale con soglia al 5 per cento – ha aggiunto – ma vi chiedo di votare la relazione con il consenso del Pd per andare ad accettare il sistema tedesco, con quella indicazione sulla data entro la prima settimana di luglio”. Il sistema tedesco, ha detto ancora Renzi, “non è il mio modello, questa non è la mia legge elettorale. Ma abbiamo scelto la strada della responsabilità e la nostra serietà sta nell’offrire al Paese un sistema che abbia un consenso più ampio possibile. Un sistema che porti alla pacificazione istituzionale”. Renzi ha ammesso che il sistema tedesco andrà rivisto, ma ha indicato i due “elementi cardine” che, secondo lui, devono essere mantenuti: “I nomi sulla scheda e lo sbarramento al 5 per cento”. “La legge elettorale va fatta non perché abbiamo impazienza di andare a votare, ma perché è condizione di serietà del patto con il Capo dello Stato e con i cittadini”, ha concluso il segretario del Pd.

Orlando: alcuni vogliono legge altri una data

Alla Direzione ha parlato anche Andrea Orlando. “Questo compromesso nasce con un presupposto anomalo: alcuni chiedevano una legge, altri una data. Alcuni partiti si sono detti disposti a votare qualsiasi legge purché ci sia una data per il voto. Questo contribuisce non poco a mettere in secondo piano il merito di quello di cui parliamo”, ha detto. Nel pomeriggio, 31 senatori vicini al ministro avevano espresso i loro dubbi sul voto anticipato in un documento: “Puntare ad elezioni in autunno, subordinando a questa scelta la legge elettorale, rischiando l'esercizio provvisorio di bilancio che alimenterebbe spinte ad attacchi di speculazione finanziaria, colpendo finanze pubbliche, imprese e cittadini, significherebbe assumersi la gravissima responsabilità di un salto nel buio”.

Alfano: impazienza Pd costerà miliardi

Scettico sul voto anticipato anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano: “In questo momento così delicato non si vota per la legge elettorale, ma si vota lo scioglimento delle Camere e io non capisco l'impazienza del Pd di portare l'Italia al voto tre o quattro mesi prima, in piena legge di stabilità”, ha detto. E ha invitato i Democratici a “pensare a quanti miliardi di euro corrisponde il conto salato che si rischia di far pagare all'Italia”. Alfano ha aggiunto di non temere la soglia al 5 per cento. “Ci uniremo ad altri e la supereremo”, ha concluso.

Gentiloni: “Governo è nella pienezza dei suoi poteri”

Sul nodo della soglia è intervenuto anche il leader di FI Silvio Berlusconi: è necessaria “per evitare l'ingovernabilità”, ha detto. Aggiungendo che se dipendesse da lui la porterebbe all'8 per cento. L’altro “alleato” del Pd sulla legge elettorale, il M5S, ha ribadito invece la volontà di andare alle urne in tempi rapidi. “Le manovre correttive di bilancio le faremo noi con un governo Cinque stelle”, ha detto il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.
E sullo sfondo, spettatore interessato, c’è il premier Paolo Gentiloni: “Il governo è nella pienezza dei suoi poteri e ha impegni in corso da mantenere”, ha precisato.

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