Mottarone, ministero Giustizia avvia inchiesta amministrativa su gestione fascicolo

Piemonte
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Il ministero ha in particolare chiesto all'ispettorato di procedere con accertamenti preliminari, a fronte delle notizie sulla sostituzione del giudice Donatella Banci Bonamici. Oggi la questione è intanto approdata al Consiglio giudiziario di Torino

Il ministero della Giustizia ha avviato un'inchiesta amministrativa sulla gestione del fascicolo riguardante l'incidente della funivia del Mottarone, in cui hanno perso la vita quattordici persone. Dopo l'apertura di una pratica da parte del Csm, anche il ministero ha avviato un'inchiesta amministrativa. In particolare, è stato chiesto all'ispettorato di procedere con accertamenti preliminari, a fronte delle notizie sulla sostituzione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Verbania, Donatella Banci Bonamici, che aveva scarcerato i tre indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla tragedia. Lo rende noto lo stesso ministero della Giustizia (LE INDAGINI - L'INCIDENTE DEL 23 MAGGIO - LE FOTO - LE VITTIME). Oggi la questione è intanto approdata al Consiglio giudiziario di Torino (l'organismo territoriale di autogoverno della magistratura piemontese guidato dal presidente della Corte d'Appello di Torino, Edoardo Barelli Innocenti).

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A Verbania arriveranno gli ispettori per verificare se Buonamici dovesse essere o meno sostituita con la collega Elena Ceriotti, definita "titolare per tabella del ruolo" dal presidente del Tribunale, Luigi Montefusco. Una decisione che ha acceso un violento scontro giudiziario, con l'Unione delle Camere Penali Italiane che ha proclamato l'astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per il 24 e il 25 giugno, definendo la revoca "un fatto gravissimo, che non trova certo giustificazione in implausibili formalismi burocratici". Magistratura e Uffici giudiziari piemontesi, dal canto loro, hanno reagito rivendicando la correttezza formale di quel provvedimento e attribuendo all'Avvocatura "accuse infondate". Sulla vicenda è iniziata oggi al Palazzo di Giustizia di Torino la discussione al Consiglio giudiziario, che prenderà una decisione nel corso delle prossime sessioni.

Le indagini

Lo scontro non ferma però l'attività del giudice Elena Ceriotti, né tanto meno le indagini della Procura e dei carabinieri sulle cause e sulle responsabilità del crollo, lo scorso 23 giugno, della cabina N.3. Non è escluso che presto possano esserci anche altri indagati, oltre al gestore dell'impianto Luigi Nerini, al direttore Enrico Perocchio e al caposervizio Gabriele Tadini, l'unico ai domiciliari. Il contenuto dei loro telefoni cellulari, insieme a quello di una quarta persona di cui al momento non si conosce l'identità, sarà analizzato dal perito nominato dalla Procura di Verbania, nell'ambito degli accertamenti tecnici non ripetibili avviati ieri, insieme ad un'altra ventina tra computer, hard disk e registratori. Una operazione complessa, che consiste prima nella estrazione della cosiddetta 'copia forense' e poi nell'analisi del contenuto vero e proprio, per cui saranno necessari novanta giorni di tempo. L'operazione inizierà lunedì prossimo e non riguarderà, al momento la cosiddetta scatola nera della cabina, un software che registra le attività dell'impianto. La difesa di Enrico Perocchio si è infatti riservata di chiedere entro due giorni al gip di inserire l'accertamento su questo dispositivo nelle attività dell'incidente probatorio già fissato per l'8 luglio su cavo, freni e 'forchettoni', i ceppi che hanno impedito al freno di emergenza di entrare in funzione.

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