Gamindo, i videogiochi per fare beneficenza senza spendere

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Alberto Giuffrè

Una start-up italiana ha creato una app che consente di giocare e fare del bene. I videogiochi vengono sponsorizzati da aziende. Alcuni dei soldi raccolti sono andati alla Protezione civile per l’emergenza Coronavirus

Fare beneficenza giocando ai videogiochi. E per di più, senza spendere niente. L’idea può sembrare bizzarra ma in un’epoca in cui anche l’Organizzazione mondiale della Sanità invita a utilizzare i videogames (per promuovere il distanziamento sociale), non stupisce più niente. Ecco allora Gamindo, un’applicazione gratuita per smartphone nata in Italia. 

Come funziona Gamindo

All’interno della app ci sono diversi giochi in cui si accumulano punti. Punti che, grazie agli investimenti pubblicitari delle aziende coinvolte, possono trasformarsi in soldi da donare. La Protezione civile e alcuni reparti di terapia intensiva in Lombardia, Veneto e Toscana hanno così beneficiato della generosità - o meglio: della passione - dei videogiocatori (NOW, la rubrica di Innovazione e tecnologia di Sky TG24).

Dalla tesi di laurea alla start-up

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L’idea nasce da Nicolò Santin che ha trasformato la sua tesi di laurea in una start up: “Le persone - spiega a SkyTg24 - possono donare senza spendere e divertendosi. Le aziende possono promuoversi in modo coinvolgente e gli enti no profit possono raccogliere fondi e far conoscere la propria causa”.

I giochi sviluppati da un team di ragazzi under 30

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Fra colorati puzzle games e sfide multi-giocatore, Gamindo contiene oggi già una decina di giochi sponsorizzati da altrettante aziende. A svilupparli sono tutti ragazzi under 30. Lavorano da Milano a Napoli, passando per Treviso e Roma. In smart working già da prima dell'emergenza coronavirus. Che i videogames non siano più soltanto un gioco da ragazzi è ormai una cosa risaputa come testimoniano le cifre. Soltanto in Italia il settore vale quasi 1.8 miliardi di euro. L’ambizione di Gamindo è ora di trasformare un passatempo in qualcosa di utile.

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