Facebook, accuse da deputati di nove paesi su fuga dati e fake news

I titoli di Sky tg24 delle 10 del 28/11

2' di lettura

Si allarga ad altri paesi l’indagine della Commissione britannica per il Digitale e i Media su disinformazione e fake news. Interrogato Richard Allan, vicepresidente Facebook 

Facebook sotto processo. Continua l’indagine da parte della Commissione per il Digitale e i Media della Camera dei Comuni britannica sulla fuga dei dati personali degli utenti iscritti al celebre social network. L’organismo parlamentare sta lavorando a una più ampia inchiesta su ‘disinformazione e fake news’ e ha deciso di aprire l’ultima assemblea anche a deputati provenienti da nove diversi paesi, che hanno potuto partecipare in veste di accusatori.

Facebook agirà in sintonia con la commissione

Davanti alla commissione, presieduta dal conservatore Damian Collins, si è presentato uno dei vicepresidenti del colosso statunitense dei social media, Richard Allan, dopo il rifiuto di Mark Zuckerberg. Il dirigente è membro del gruppo liberaldemocratico alla Camera dei Lord ed è compagno di partito di Nick Clegg, ex leader del movimento e vicepremier del Regno Unito, a sua volta assunto da Zuckerberg come supermanager e consulente.
Incalzato dalle accuse e dalle domande formulate dalla commissione, Allan ha ammesso che la “pubblica fiducia riposta in Facebook ha risentito di alcune delle azioni compiute”, così come delle negligenze in scandali come il caso Cambridge Analytica. Il manager ha poi voluto sottolineare che lo stesso Zuckerberg vuole accettare "cornici di regolamentazione" più rigorose per "aziende responsabili come la nostra”, che sanno di dover agire su questi dossier in sintonia con le autorità preposte al controllo.

Sequestrato materiale riservato

Negli scorsi giorni, il Parlamento britannico ha confermato di aver fatto sequestrare, a un manager di Facebook di passaggio a Londra, alcuni documenti riservati. Il materiale sarebbe collegato alle accuse rivolte al social network sugli abusi di dati personali e conterrebbe, oltre a una corrispondenza tra Mark Zuckerberg e alcune compagnie esecutive, riferimenti a un'app per la ricerca di foto online, denominata ‘bikini’. L'applicazione attualmente non è più utilizzata ma in passato sarebbe servita per reperire immagini sui social media e sul web.

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