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Amazon, inviate 1700 conversazioni di Alexa all’utente sbagliato

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2' di lettura

È accaduto in Germania, dove un cliente ha richiesto alla compagnia di poter disporre di tutte le sue conversazioni con lo smart speaker ma ha ricevuto quelle di un’altra persona 

Amazon ha inviato per errore 1700 conversazioni registrate dallo smart speaker Alexa alla persona sbagliata. È successo in Germania, dove un utente ha richiesto alla società proprietaria dell’assistente vocale di poter disporre, come suo diritto garantito dalla normativa europea sulla privacy (GDPR), di tutte le sue conversazioni con il sistema, ma i file consegnati da Amazon corrispondevano a quelli di un altro cliente. Un episodio che pone ancora una volta sotto i riflettori la questione del trattamento dei dati sensibili e la loro gestione da parte delle aziende che ne entrano in possesso.

Nei file c’erano nomi e contatti

Al giorno d’oggi, gli smart speaker Alexa sono diffusi in moltissime case e ciò conferisce ad Amazon la responsabilità di conservare e proteggere le conversazioni private - e quindi i dati sensibili - dei suoi utenti immagazzinate dai diversi dispositivi. In seguito all’introduzione della normativa europea sulla privacy, nota con l’acronimo GDPR, ogni persona può richiedere l’invio di tutte le informazioni personali raccolte da una società tramite servizi internet o dispositivi smart, come gli assistenti vocali. Ed è proprio in virtù di questo diritto che lo scorso agosto in Germania un cliente ha contattato Amazon per poter disporre di tutti i suoi dati, ma ciò che si è visto recapitare sono stati ben 1700 file riguardanti un altro utente, anch’egli in attesa delle sue registrazioni. Nelle conversazioni inviate per errore erano contenuti i comandi per controllare Spotify, per gestire i termostati e per attivare gli allarmi di casa, oltre a informazioni private come nomi, indirizzi e altri contatti.

Amazon: “Un caso isolato”

Un portavoce di Amazon ha riferito che si è trattato di “uno sfortunato errore umano e di un caso isolato. Abbiamo risolto il problema con i due clienti e abbiamo adottato nuove misure per migliorare ulteriormente i nostri processi. Inoltre - ha concluso - in via precauzionale siamo entrati in contatto con le autorità competenti in materia”.
Non è il primo episodio del genere che ha visto come protagonista la compagnia leader dell’e-commerce. In passato, un dispositivo Echo aveva registrato una conversazione tra una coppia di coniugi di Portland, per poi inviarla accidentalmente a una terza persona.

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