Zoom, la storia dell'app che spopola in quarantena e del suo inventore

Tecnologia

Gabriele De Palma

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Il servizio di videoconferenze è diventato negli ultimi due mesi uno dei più noti e usati nel mondo, pur con qualche ombra per quanto riguarda sicurezza e privacy. Ecco chi l’ha sviluppato e come sono andate le cose

Il distanziamento sociale imposto dalla pandemia (AGGIORNAMENTI  - SPECIALE - MAPPA) in corso ha aumentato la richiesta di strumenti per la videocomunicazione e soprattutto quelli per le riunioni di lavoro e le lezioni scolastiche a distanza. C'è stato un vero e proprio boom di software per la videoconferenza: tra i più utilizzati in questi ultimi due mesi Skype, Hangout, Cisco Webex e Zoom. Se i primi tre sono software noti di aziende altrettanto note (Microsoft, Google e Cisco), Zoom per i non addetti ai lavori è un nome nuovo e, rispetto ai suoi concorrenti, ha avuto il maggiore aumento in termini di download e di ore di utilizzo. Un successo con qualche ombra dovuta a sciurezza e privacy.

 

 

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Cosa e perché

Zoom è un software per la comunicazione audio e video, ed è stato sviluppato nella sua prima versione nel 2013. Dal punto di vista tecnico è un programma peer-to-peer (p2p), crea cioè una rete diretta tra i partecipanti che lo utilizzano, esattamente come accade con Skype che della videocomunicazione p2p è stato il pioniere. 

Come molti software viene erogato in modalità “freemium”: il servizio è utilizzabile gratuitamente ma con alcune limitazioni, mentre è disponibile a pagamento senza alcuna limitazione e con servizi a valore aggiunto come la registrazione delle sessioni.

Il suo successo è dovuto alla possibilità che offre già nella modalità gratuita di organizzare videoconferenze con molti partecipanti, fino a 100 per la precisione, in sessioni ragionevolmente lunghe, 40 minuti. Al termine della sessione gratuita è possibile attivarne immediatamente un’altra senza limitazioni di tempo totale di utilizzo.

 

 

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Il successo

Prima della pandemia di coronavirus Zoom era utilizzato da 10 milioni di utenti in media ogni giorno, nel mese di marzo gli utilizzatori giornalieri sono schizzati a 200 milioni. A contribuire a questi numeri anche la scelta dell’azienda di rendere disponibile gratuitamente alle scuole primarie di alcuni Paesi la versione premium. Il titolo al Nasdaq ha raddoppiato il proprio valore passando in tre mesi da circa 70 dollari ad azione a 160 dollari.

 

 

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L’inventore

Zoom è stato ideato da Eric Yuan (Yuan Zheng), informatico e imprenditore cinese che ha una storia paradigmatica dell’imprenditoria cinese del primissimo boom economico degli anni ‘90. Yuan, classe 1970, era un informatico talentuoso che iniziò a lavorare alle videochiamate nel suo primo anno di università nel 1987. A quell’epoca non era ancora stato inventato il web, le telefonate erano esclusivamente vocali e passavano sul doppino di rame dei cavi telefonici. Quindi indubbiamente è stato un pioniere della videocomunicazione. Lo stesso Yuan ha dichiarato che ha sentito l’esigenza di trovare un modo per comunicare a distanza guardandosi negli occhi il giorno in cui ha dovuto affrontare un viaggio di nove ore per raggiungere la fidanzata. Da allora, oltre a lavorare sulla sua invenzione, ha provato a trasferirsi negli Stati Uniti ma il visto gli è stato rifiutato ben nove volte. Il trasferimento nel nuovo continente è avvenuto quindi solo nel 1997, dieci anni dopo l’inizio della sua attività sulle videochiamate. Yuan ha trovato lavoro in Webex, che all’epoca era un’azienda indipendente fondata da due imprenditori asiatici, l'indiano Subrah Iyar e il cinese Min Zhu. Nel 2007 il colosso Cisco acquista Webex per 3,2 milioni di dollari e Yuan inizia a scalare i vertici della nuova Cisco Webex fino a diventarne Vice president.

Unicorni 

Ma in lui lo spirito imprenditoriale è duro a morire, nonostante la carriere di successo come manager. Così nel 2011 Yuan abbandona Cisco Webex per fondare la Zoom Video Communication. Era convinto di riuscire a sviluppare un software migliore di quello proposto da Webex e con quaranta sviluppatori mise mano alla nuova azienda. La bontà del servizio, unita a evidenti doti imprenditoriali, ha permesso alla nuova società di raccogliere cospicui finanziamenti dai capitali di ventura. E nell’anno dell’esordio in pubblico del software, gli utenti che lo scaricarono furono 3 milioni. La crescita è stata progressiva fino a raggiungere i 40 milioni di download e diventare quello che in gergo si chiama un “unicorno”, e cioè un’azienda dal valore di un miliardo di dollari.

Nel 2019 l’esordio in borsa con il titolo, prima quotazione 36 dollari, che nella prima giornata di contrattazioni guadagna il 72 per cento al punto da far schizzare il valore di Zoom a 16 miliardi di dollari (tecnicamente passando da unicorno a deca-corno, che è il nome in gergo per le aziende che valgono più di 10 miliardi). Il successo degli ultimi mesi ha portato la capitalizzazione dell’azienda a superare i 40 miliardi di dollari rendendo Zoom una delle stelle più luminose della Silicon Valley.

Sicurezza, privacy e matrimoni

Il successo di Zoom non è però privo di ombre. Sono stati riscontrati problemi di sicurezza e di privacy già nel 2018 e per tutto il 2019. Le principali falle del software erano la possibilità di hackerare facilmente le sessioni eliminando gli utenti connessi, e di riuscire ad attivare le webcam dei pc da remoto, problema che toccava soprattutto per gli utenti che lo utilizzavano unitamente al sistema operativo di Apple. Trovata la falla, messa la toppa. Ma la falla si è riaperta recentemente per gli utenti che usano Windows, le cui credenziali potevano venire facilmente rubate. 

Più problematiche invece le debolezze della privacy, con i contenuti delle videoconferenze che venivano registrati dalla piattaforma e potevano essere utilizzati dai datori di lavoro per controllare le comunicazioni tra i dipendenti. Inoltre nel marzo scorso si scoprì che l’app di Zoom inviava i dati automaticamente delle videoconferenze a Facebook. Anche in questo caso il problema è stato risolto, ma nel frattempo sono arrivati i primi abbandoni e le prime inchieste.

Alcune grandi aziende, come Space X di Elon Musk, hanno vietato ai dipendenti l’uso del software per comunicazioni di lavoro, l’FBI ha ammonito gli statunitensi sui rischi relativi alla riservatezza dei propri indirizzi IP e dei dati biometrici (riconoscimento facciale) degli utilizzatori. Il Procuratore dello stato di New York ne ha impedito l’uso nelle scuole. Insomma, sicuramente il servizio che dal punto di vista delle performance è ottimo, per quel che riguarda privacy e sicurezza è probabilmente migliorabile, e come tutte le piattaforme su cui transitano enormi quantità di dati personali, è bene tenere alta l’attenzione.

Unica consolazione delle ultime settimane, al di là di quelle finanziarie, è stato l’ok ricevuto dal Governatore dello stato di New York Andrew Cuomo alla celebrazione dei matrimoni in videoconferenza usando proprio Zoom. Probabile che Eric Yuan abbia recepito questa decisione come una vittoria personale dato che l’idea originaria di tutta questa storia è nata da una fidanzata troppo lontana.

 

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