Il governo Trump vuole che entro il 2030 gli americani indossino lo "smart ring" Oura

Tecnologia

Negli Stati Uniti un piccolo dispositivo indossabile sta attirando sempre più attenzione politica e istituzionale. Lo smart ring sviluppato dalla società finlandese Oura, capace di monitorare numerosi parametri fisiologici, è diventato uno dei simboli della nuova visione sulla prevenzione sanitaria promossa dal movimento "Make America Healthy Again". L’idea, sostenuta dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., è quella di diffondere dispositivi di questo tipo su scala nazionale nei prossimi anni 

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Negli ambienti vicini all’amministrazione di Donald Trump sta prendendo piede un accessorio che, a prima vista, potrebbe sembrare un semplice anello metallico. In realtà si tratta di uno smart ring, un dispositivo elettronico indossabile progettato per raccogliere e analizzare dati sullo stato di salute dell’utente. Il prodotto più diffuso è l'Oura Ring, realizzato dall'azienda finlandese Oura, che negli ultimi anni ha conquistato una posizione dominante nel mercato statunitense. Il dispositivo, lanciato nel 2016 attraverso una campagna di crowfunding su Kickstarter, è diventato progressivamente popolare tra sportivi, professionisti del settore sanitario e personalità politiche. La sua diffusione è tale che l’anello è ormai considerato uno degli accessori tecnologici più presenti negli ambienti politici di Washington. Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, il dispositivo è utilizzato da esponenti di entrambi gli schieramenti, dai sostenitori del trumpismo fino a figure della politica democratica come la deputata Alexandria Ocasio-Cortez.

Come funziona lo smart ring di Oura

Il successo dell’Oura Ring è legato soprattutto alla sua capacità di monitorare numerosi parametri fisiologici attraverso sensori integrati nel dispositivo. Tra i dati raccolti figurano la frequenza cardiaca, la temperatura corporea, il livello di ossigeno nel sangue e la qualità del sonno. Il dispositivo può inoltre analizzare l'andamento dei ritmi biologici durante la giornata e fornire indicazioni sull'attività fisica e sui livelli di recupero dell'organismo. Le informazioni vengono elaborate tramite un’applicazione collegata allo smartphone dell’utente, che restituisce analisi e indicatori sulle condizioni generali di salute. Proprio questa capacità di monitoraggio continuo ha reso il dispositivo particolarmente popolare tra atleti e professionisti dello sport. Molti giocatori dell’NBA lo utilizzano regolarmente e l’azienda sarà tra gli sponsor del Team USA alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028.

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L’obiettivo dell’amministrazione: wearable per tutti

L’interesse per gli smart ring non si limita al mondo dello sport o della tecnologia. Negli Stati Uniti questi dispositivi sono entrati anche nel dibattito politico legato alla sanità pubblica. Robert. F. Kennedy Jr., attuale segretario alla Salute e figura di riferimento del movimento "Make America Healthy Again" (MAHA), ha espresso più volte il sostegno alla diffusione di dispositivi indossabili come strumento di prevenzione sanitaria. Secondo Kennedy Jr., tecnologie di questo tipo consentirebbero ai cittadini di monitorare costantemente la propria salute e intervenire prima che eventuali problemi si trasformino in malattie più gravi. "La mia visione è che ogni americano indossi un wearable entro quattro anni", ha dichiarato nel giugno scorso. L’idea è che una diffusione su larga scala di questi dispositivi possa contribuire a individuare precocemente segnali di possibili patologie, riducendo allo stesso tempo i costi sanitari sostenuti dal sistema federale. 

Il successo economico della startup finlandese

La crescita della popolarità degli smart ring negli Stati Uniti ha avuto effetti significativi anche sul valore dell’azienda che li produce. Oura, fondata in Finlandia nel 2013, controlla oggi circa due terzi del mercato statunitense degli smart ring. In pochi anni la sua valutazione è aumentata rapidamente: dai 2,5 miliardi di dollari del 2022 è arrivata a circa 11 miliardi, trasformandosi in uno dei rari "decacorni" europei, termine con cui vengono indicate le startup che superano i dieci miliardi di dollari di valore. Un ruolo importante in questa espansione lo ha avuto anche la collaborazione con istituzioni pubbliche statunitensi. L’anno scorso, per esempio, il Dipartimento della Difesa ha siglato un accordo con Oura per fornire gli anelli come benefit a parte del personale militare e dei dipendenti civili del Pentagono.

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Il nodo delle regole della Food and Drug Administration

Nonostante la rapida diffusione, lo sviluppo delle funzionalità degli smart ring si scontra con un ostacolo normativo importante: la regolamentazione della Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia federale responsabile della supervisione di farmaci e dispositivi medici. Attualmente la FDA divide i dispositivi indossabili in due categorie principali. Da una parte ci sono i "prodotti per il benessere generale", che comprendono strumenti come fitness tracker e smart ring e che non richiedono procedure di certificazione particolarmente complesse. Dall’altra ci sono i dispositivi medici veri e propri, che devono invece superare un lungo processo di verifica prima di poter essere immessi sul mercato. Gli anelli di Oura rientrano nella prima categoria. Questa classificazione consente una diffusione più rapida del prodotto, ma limita le funzioni che possono essere integrate, impedendo per esempio di offrire diagnosi mediche o alcune misurazioni avanzate.

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La proposta di una nuova categoria per i wearable

Proprio per superare questi limiti, Tom Hale, amministratore delegato di Oura, ha proposto una modifica dell’attuale sistema normativo. In un editoriale pubblicato sul Wall Street Journal, Hale ha sostenuto che le regole della FDA non sarebbero più adeguate alle capacità tecnologiche dei dispositivi moderni. Secondo il manager, strumenti come gli smart ring potrebbero già oggi individuare segnali di problemi come ipertensione o apnea notturna, offrendo benefici potenzialmente rilevanti per la salute pubblica. La proposta avanzata dall’azienda prevede la creazione di una terza categoria di dispositivi, chiamata "digital health screeners". Questa includerebbe prodotti in grado di avvisare gli utenti della possibile presenza di un problema di salute, senza però sostituirsi a una diagnosi medica formale.

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I primi segnali di cambiamento nelle regole

Negli ultimi mesi il dibattito sulla regolamentazione dei wearable ha iniziato a produrre alcuni risultati. Nel gennaio scorso la FDA ha aggiornato parte delle sue linee guida, consentendo in alcuni casi ai dispositivi indossabili di misurare parametri come pressione sanguigna e glicemia senza dover necessariamente affrontare l’intero processo di certificazione previsto per i dispositivi medici. L’azienda finlandese ha accolto positivamente queste indicazioni, ma ha chiesto al Congresso statunitense di definire con maggiore chiarezza i limiti entro cui le aziende possono operare, in modo da garantire maggiore certezza normativa per il settore.

Privacy e gestione dei dati: i timori degli osservatori

Accanto alle prospettive di innovazione tecnologica e prevenzione sanitaria, la diffusione degli smart ring solleva anche interrogativi legati alla privacy. I dispositivi raccolgono infatti informazioni estremamente sensibili, che riguardano non solo lo stato di salute degli utenti ma anche abitudini quotidiane e dati biometrici. Proprio per questo alcuni legislatori statunitensi hanno iniziato a discutere possibili interventi normativi. Il senatore repubblicano Bill Cassidy ha proposto una legge per obbligare le aziende che producono wearable ad adottare gli stessi standard di sicurezza previsti per la protezione delle cartelle cliniche.

Le polemiche sulla collaborazione con Palantir

Un ulteriore elemento di discussione riguarda il rapporto tra Oura e Palantir, società specializzata nell’analisi di grandi quantità di dati e già nota per le sue collaborazioni con governi e apparati di sicurezza. Secondo alcune ricostruzioni, l’accordo tra Oura e il Dipartimento della Difesa prevederebbe anche una collaborazione con Palantir per l’analisi dei dati. La notizia ha alimentato timori e speculazioni sui social network, dove si è diffusa l’idea che le informazioni raccolte dagli smart ring possano essere utilizzate per sistemi di sorveglianza su larga scala. L’azienda finlandese ha respinto queste accuse, affermando di rispettare le normative sulla privacy sia negli Stati Uniti sia nell’Unione Europea e negando qualsiasi utilizzo improprio dei dati degli utenti.

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