AI chip, gli Stati Uniti vogliono cambiare regole per l'export: ecco come

Economia
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Introduzione

Gli Stati Uniti sono al lavoro su nuove regole per l’esportazione degli "AI chip", cioè semiconduttori progettati specificamente per essere utilizzati nella gestione di sistemi di intelligenza artificiale. Secondo quanto ricostruito da Reuters la bozza di regolamento - che è attualmente in discussione e quindi potrebbe cambiare anche sensibilmente - prevederebbe una serie di condizioni per la vendita all’estero di questi chip: tra queste la richiesta di investimenti in data center negli Stati Uniti oppure garanzie di sicurezza nel caso di export di grandi quantità di semiconduttori.

Quello che devi sapere

Cosa prevede la proposta

In base a quanto riportato da Bloomberg, la proposta prevede che società e Paesi esteri debbano avere l’approvazione del dipartimento del Commercio Usa per acquistare AI chip da compagnie negli Stati Uniti, anche in piccole quantità. Per esempio, ha spiegato il sito specializzato TechCrunch, se vengono richiesti pochi di questi semiconduttori potrebbe essere sufficiente una semplice autorizzazione da parte delle autorità. Per quanto concerne invece ordini più consistenti, le richieste sarebbero molto più stringenti.

 

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Le nuove regole sui chip

In base a un documento analizzato da Reuters, grandi aziende come Nvidia o AMD dovrebbero in ogni caso monitorare anche piccole quantità di chip venduti. Invece gli acquirenti dovrebbero accettare di non usare questi semiconduttori collegandoli ad altri chip in un sistema noto come ‘cluster’. Per chi invece desidera acquistare grandi quantità, fino a 100mila chip, sarà necessario fornire assicurazioni a livello governativo: queste andrebbero da garanzie di sicurezza sull’uso di questi prodotti fino a investimenti nelle compagnie sul suolo americano. E in caso di vendite fino a 200mila chip, potrebbe rendersi necessario anche permettere a ufficiali americani di visitare i siti dove i semiconduttori verrebbero installati.

 

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Perché si discutono nuove regole

Qualora questa proposta dovesse davvero diventare legge, rappresenterebbe il primo tentativo della seconda amministrazione di Donald Trump di regolare il flusso di ‘AI chip’ dagli Stati Uniti verso Paesi partner o alleati. In caso di approvazione, le nuove regole darebbero ampio margine alla Casa Bianca per poter negoziare investimenti sul suolo americano e per potere decidere a quali Paesi o società esportare prodotti di alta tecnologia che stanno diventando sempre più cruciali per lo sviluppo economico.

 

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Che cosa cambierebbe

Secondo Reuters queste nuove regole causerebbero un netto cambiamento rispetto al precedente approccio degli Stati Uniti, che avevano finora in gran parte evitato restrizioni all’export verso Paesi alleati. La proposta attuale invece non dovrebbe avere effetti sui Paesi inseriti nella black-list per i chip, come la Russia, mentre la Cina a dicembre ha avuto il via libera per poter acquistare il secondo semiconduttore più sviluppato di Nvidia. Anche se le spedizioni risultano bloccate per via delle richieste di sicurezza nazionale.

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Il modello degli accordi

Il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti in un post su X ha confermato che si sta dibattendo sulle nuove regole. Tuttavia il governo ha affermato che le norme non sarebbero simili a quello che ha descritto come un quadro “gravoso, eccessivo e disastroso” proposto dall’amministrazione di Joe Biden. Il modello sarebbero invece gli accordi per la cessione degli AI chip all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti, che hanno accettato di investire negli Stati Uniti come parte della vendita di questi prodotti.

I rischi di questa politica

Sebbene queste possibili nuove regole garantirebbero al governo americano un più forte controllo sui chip considerati strategici, secondo TechCrunch, potrebbe però anche causare problemi alle società statunitensi attive nel settore e mettere in dubbio il loro dominio sul mercato mondiale. Infatti se diventasse eccessivamente difficile ottenere AI chip dalle compagnie a stelle e strisce altri Paesi e aziende potrebbero cercare altrove i semiconduttori di cui hanno bisogno, potenzialmente favorendo la concorrenza all’estero. Qualcosa di simile è già successo a Nvidia, che nonostante l’accordo tra Washington e Pechino non ha ancora recuperato i suoi clienti in Cina dopo un anno di incertezza sull’effettiva possibilità di acquistare gli AI chip dagli Stati Uniti. 

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Gli investimenti in arrivo in Cina

Intanto, a Pechino le autorità non stanno rimanendo a guardare. Nei giorni scorsi il governo della Cina - che ha annunciato il nuovo ‘piano quinquennale’ in base al quale la crescita del Paese potrebbe essere sotto al 5% nell’anno in corso - ha detto di prevedere forti investimenti in intelligenza artificiale, semiconduttori, robotica e tecnologie quantistiche, con una crescita della spesa in ricerca e sviluppo attorno al 7% annuo.

 

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