Rinnovi dei contratti e flat tax su aumenti, come cambia la busta paga a marzo

Economia
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Introduzione

Il mese di marzo sarà caratterizzato dalla prima applicazione negli stipendi mensili di una delle misure più discusse dell’ultima Legge di Bilancio, quella approvata per il 2026: l’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, che si applica a tutti i lavoratori dipendenti che abbiano un reddito non superiore a 33mila euro. In vista di questo appuntamento la Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha effettuato dei calcoli su come cambieranno le buste paga, e dall’analisi emerge che l’aumento atteso "vale tra i 190 e gli 850 euro netti l'anno”.

Quello che devi sapere

Cosa prevede la ‘flat tax’

La Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha ricordato che l'Agenzia delle Entrate a fine febbraio ha "chiarito le modalità applicative dello sgravio con una circolare di fine febbraio, rendendo possibile adottare la tassazione agevolata in busta paga". Nella circolare si ricorda che “gli incrementi retributivi corrisposti ai lavoratori dipendenti nell’anno 2026, in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026, sono assoggettati, salva espressa rinuncia scritta del prestatore di lavoro, a un’imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e delle addizionali regionali e comunali pari al 5 per cento”.

 

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La simulazione sugli aumenti

La circolare dell’Agenzia delle Entrate, che può essere consultata cliccando qui, chiarisce poi tutti i criteri con i quali viene applicata la misura prevista nell’ultima Legge di Bilancio. E sulla base di queste informazioni la Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha realizzato le sue simulazioni prendendo come riferimenti contratti collettivi aggiornati dal 2024 a oggi: quello del commercio, quello delle telecomunicazioni e quello metalmeccanico
 

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Qual è il settore più avvantaggiato

Dal documento emerge come a essere maggiormente avvantaggiati siano i dipendenti del primo comparto produttivo esaminato - cioè il commercio - "con un risparmio massimo di 851 euro per un livello II (con 31.400 euro di reddito annuo lordo), grazie a un importo legato agli aumenti previsti dal rinnovo del 2024 di 2.698 euro". 

Gli aumenti per gli addetti delle telecomunicazioni

Lo studio prosegue indicando come in seconda posizione ci siano gli addetti delle telecomunicazioni, "che hanno visto il rinnovo del contratto alla fine del 2025, e che potranno godere di uno 'sconto' di poco più di 500 euro nel corso dell'anno. Un risparmio calcolato su un livello 6 (30.248 euro di reddito lordo), per il quale il rinnovo prevede un incremento corrisposto nel 2026 di 1.709 euro, ai quali si applica appunto l'imposta sostitutiva".

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Gli aumenti per i metalmeccanici

Tra i tre contratti presi in esame dall’analisi dei consulenti del lavoro emerge come in fondo alla graduatoria ci siano i metalmeccanici, per i quali "i risparmi per un livello B1 (30.529 di reddito lordo annuo e valore aumento nel 2026 di 841 euro) saranno di 250 euro e di 188 euro per un livello D1 (reddito annuo lordo di 22.989 e aumento di 634 euro)".

Il lavoro notturno e i turni festivi

C’è poi un altro fattore da tenere in considerazione: come sottolineato da La Repubblica, tra le novità previste dalla nuova normativa c’è anche l’imposta sostitutiva del 15% sui trattamenti accessori: tra questi rientrano per esempio il lavoro in orario notturno e nei giorni festivi. L’analisi della Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha preso in esame anche questa novità, da cui emergono ulteriori dati utili a comprendere come cambiano le buste paga a partire da questo.

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Le simulazioni sui trattamenti accessori

Secondo le proiezioni della Fondazione, immaginando una somma totale di 1500 euro che possa rientrare nella nuova normativa, il vantaggio salariale può variare considerevolmente in base al reddito annuo lordo: si va infatti da poco meno di 80 euro l’anno per chi guadagna 12 mila euro annui lordi fino a quota 690 euro per chi ha una Ral massima di 40 mila euro. Se invece si prende in considerazione una quota di 1000 euro come trattamenti accessori assoggettabili all’imposta sostitutiva del 15%, la cifra varia dai 52 euro per chi ne guadagna 12 mila all’anno fino a una di 417 euro per chi rientra nel tetto massimo.

 

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