Rinnovabili, 70% progetti sospeso in attesa dell’ok. Calo richieste nuove autorizzazioni
EconomiaIntroduzione
Proprio nei giorni in cui il prezzo di petrolio e gas vola spinto dalle nuove crisi internazionali e si fa sempre più evidente l'urgenza di una transizione che aiuti l'indipendenza energetica, un rapporto di Legambiente lancia l'allarme sulla frenata delle rinnovabili in Italia: a gennaio 2026, su 1.781 progetti in fase di valutazione oltre il 70% è in sospeso in attesa di qualche autorizzazione.
Quello che devi sapere
I progetti sospesi
Sono diversi gli ostacoli lungo il percorso: il 69,3% è ancora in attesa della conclusione dell'istruttoria tecnica Via Pnrr-Pniecc, 160 sono in attesa della determina del Consiglio dei ministri (ben 45 in più dello scorso anno), 88 del parere dal ministero della Cultura ed enti regionali dei beni culturali. Per 17 progetti si attendono risposte da oltre un lustro. Sono infine 108 le storie di blocchi alle rinnovabili mappate nella Penisola, di cui 18 censite nel 2026.
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I casi
Legambiente, nel Report “Scacco matto alle rinnovabili” presentato alla Fiera di Rimini, racconta storie di stop e di blocchi lungo tutta la Penisola e ne sottolinea alcune incongruenze: come quelle che riguardano due parchi eolici offshore in Puglia: il primo presentato nel Golfo di Manfredonia risalente al 2008 e il secondo proposto nelle acque del Mar Adriatico meridionale in corrispondenza dei Comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola e presentato nell'aprile 2012. Quest'ultimo, dopo 11 anni di attesa, nel 2023 ha ottenuto parere positivo con prescrizioni - come, ad esempio, la riduzione nel numero degli aereogeneratori - da parte della Commissione Tecnica, ma ad oggi rimane ancora bloccato a quasi 15 anni dalla sua presentazione.
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Crolla la richiesta di nuove autorizzazioni
Inoltre nel 2025 è crollato del 75% il numero dei nuovi progetti sottoposti a Valutazione di impatto ambientale. Un calo preoccupante: dopo due anni di boom (609 nuovi progetti sottoposti a VIA nel 2023 e 603 nel 2024), nel 2025 le nuove istanze di VIA avviate registrano un crollo drastico del 75,3% rispetto al 2024 attestandosi al 149.
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Le regioni con più stop
Per stop e dinieghi la Puglia è in prima posizione ma gli altolà corrono da nord a sud: al secondo posto c'è il Veneto, poi Umbria, Basilicata e Sardegna. Resta molto diffusa la contraddizione tra il credere nella transizione e spingere verso essa ma allo stesso tempo non volere gli impianti sul proprio territorio.
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Il caso dell’eolico in Campania
Tra i casi simbolo di quest'anno, citati da Legambiente, un progetto eolico da 23 MW proposto su una ex cava e discarica ad Ariano Irpino, in provincia di Avellino, in Campania, bocciato dalla Soprintendenza per la presenza di un vincolo archeologico "ignorato - secondo Legambiente - durante l'emergenza rifiuti".
Il caso in Sicilia
Altro progetto di eolico offshore che rimane in attesa è quello Med Wind, 2,8 GW di potenza rinnovabile collocati a largo di Marsala e Favignana, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 3,4 milioni di famiglie, criticato per i presunti rischi per l'avifauna, per la pesca e per il turismo, dopo un articolato percorso di condivisione territoriale.
Il caso a Ravenna
In Emilia-Romagna in stallo l'eolico offshore a largo di Ravenna: un hub rinnovabile integrato da oltre 750 MW (eolico, solare galleggiante, accumulo, idrogeno, acquacoltura) con VIA positiva e permessi già ottenuti nel 2024, che resta fermo non per mancanza di autorizzazioni, ma per l'assenza di un quadro regolatorio adeguato.
Legambiente: “Rinnovabili da sostenere”
"Il settore delle rinnovabili”, commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l'accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l'insensata corsa al nucleare".
L’Italia deve accelerare
Per tornare a spingere, Legambiente, per voce del presidente Ciafani, offre 12 proposte per accelerare i tempi e semplificare le procedure e ricorda quanto di buono fatto finora: nel 2025 l'Italia ha prodotto il 7,8% delle rinnovabili europee. All'appello però, per centrare gli obiettivi mancano ancora 11 gigawatt all'anno di nuova potenza da installare da qui al 2030.
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