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Apple a Trump: “Nuovi dazi a Cina ridurrebbero nostra competitività”

I titoli di Sky Tg24 edizione delle 13 del 20/06

1' di lettura

Cupertino teme che ulteriori tariffe sulle merci di Pechino danneggino l’azienda, che produce molti prodotti in suolo cinese, compresi gli iPhone 

Apple ha domandato all’amministrazione Trump di non applicare ulteriori dazi alla Cina per il timore che queste misure possano ridurre la competitività di Cupertino, che produce molti dei suoi prodotti, tra cui gli iPhone, proprio nel Paese asiatico. A partire da inizio maggio è entrato in vigore negli Stati Uniti l’incremento dal 10% al 25% dei dazi previsti su 200 miliardi di dollari di merci importate dalla Cina, una decisione a cui Pechino ha risposto annunciando nuove imposte su 60 miliardi di prodotti ‘made in Usa’. Apple teme che questa guerra a colpi di tariffe possa ripercuotersi sull’azienda stessa, che secondo il quotidiano Nikkei starebbe considerando la possibilità di spostare tra il 15% e il 30% della propria produzione di iPhone fuori dalla Cina.

Apple teme nuovi dazi a Cina: minacciano competitività

La guerra tra Stati Uniti e Cina non si disputa soltanto sul campo della tecnologia, con l’ordine dato ai gruppi statunitensi di non rifornire più Huawei. Negli ultimi mesi si è assistito infatti a un botta e risposta tra Washington e Pechino, con un rialzo rispettivo dei dazi su moltissimi prodotti provenienti dai due Paesi. Lo sa bene Apple, che ha chiesto a Donald Trump di non applicare nuove tariffe sulle merci cinesi per non ridurre la competitività dell’azienda sul mercato e il contributo all’economia statunitense.

I piani di spostamento produzione di Apple

Apple produce device quali iPhone, MacBook, iPad e AirPods proprio in suolo cinese. In virtù delle forti tensioni tra i due paesi, Cupertino ritiene che concentrare una parte importante della manifattura in Cina sia una mossa rischiosa. Per questo, secondo quanto riportato dal quotidiano finanziario Nikkei, Apple si sarebbe informata con i propri fornitori per capire i costi di un eventuale trasferimento dalla Cina al sud-est asiatico del 15-30% della produzione aziendale. La scelta di Cupertino avrebbe lo scopo di ridurre la propria dipendenza dalla filiera cinese e rimarrebbe invariata anche qualora le tensioni tra Cina e Usa dovessero risolversi. 

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