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Ayrton Senna, il pilota che ha riscritto la storia della Formula 1

7' di lettura

Gli esordi nel 1984 con la Toleman, il passaggio in Lotus, i successi in McLaren, la rivalità con Prost. E l'unica, tragica, stagione con la Williams. Il pilota brasiliano è morto dopo uno schianto sulla pista di Imola un quarto di secolo fa: era il primo maggio 1994

Ci sono stati piloti che hanno vinto di più, ma forse nessuno è riuscito a entusiasmare come Ayrton Senna. Il pilota brasiliano è morto dopo uno schianto sulla pista di Imola un quarto di secolo fa: era il primo maggio 1994. Ma il suo casco giallo-oro è ancora un simbolo della Formula 1.

Dall'inizio della carriera alla Formula 1

Ayrton Senna da Silva nasce a San Paolo il 21 marzo 1960. Viene da una famiglia benestante, di origine italiana. Senna sale sul suo primo kart ancora bambino e si appassiona immediatamente. Diventa un campioncino e si fa strada nelle categorie minori, ma capisce che per raggiungere i vertici deve volare oltre Atlantico. Il Brasile non è terra digiuna di grandi piloti, da Emerson Fittipaldi a Nelson Piquet, ma le scuderie che contano sono in Europa. Nel 1980 Senna si trasferisce in Inghilterra e continua a fare quello che faceva in Brasile: vince, fino ad arrivare alla Formula 3. La Formula 1 è ormai lì a un passo, ma non basta il talento per ottenere un volante di una grande scuderia. Nel 1984, infatti, Senna testa diverse vetture. La prima è una Williams, la monoposto che sarà, dieci anni dopo, anche la sua ultima monoposto. Prova anche la McLaren, la Brabham e la Toleman. La Williams ha però già i due sedili pieni, la McLaren (proprio la scuderia cui sono legati i futuri successi di Senna) non sembra intenzionata a puntare sul brasiliano. Il patron della Brabham Bernie Ecclestone, invece, lo individua come sostituto di Riccardo Patrese, che sta lasciando la scuderia. Non se ne fa nulla perché lo sponsor principale, la Parmalat, vuole alla guida un pilota italiano (sarà Teo Fabi, che non avrebbe certo avuto lo stesso avvenire). Tra le opzioni disponibili, resta quindi in piedi quella della Toleman, la vettura meno veloce del lotto. Ma la sola che può assicurare un posto sulla griglia di partenza. Nonostante la macchina non sia un fulmine, il talento si nota, grazie anche a tre podi e al nono posto mondiale. Non male per un'esordiente. Se ne accorge la Lotus: non è ancora una monoposto da titolo, ma è di sicuro un passo avanti. E si vede: in Portogallo, alla sua seconda gara con la nuova scuderia, Senna coglie la sua prima vittoria in Formula 1. Al volante della Lotus passerà tre anni, vincendo sei corse e ottenendo due quarti e un terzo posto nella classifica mondiale. È arrivato il momento del grande salto.

I titoli mondiali e la rivalità con Prost

C'è una scuderia che ha vinto tre degli ultimi quattro mondiali piloti: la McLaren motorizzata Honda. Su una delle monoposto c'è il due volte campione del mondo Alain Prost. Sull'altra si accomoda, nel 1988, Ayrton Senna. La superiorità della vettura è chiara. E a giocarsi il titolo sono i suoi due piloti, battezzando una delle più avvincenti rivalità nella storia della Formula 1. Senna, fisico atletico e amato dalle donne, in pista è foga agonistica, rischio, azzardo. Prost, minuto e non certo avvenente, è uno stratega del volante, pulito nelle guida, oculato nella gestione delle gomme. Non a caso Senna è detto "Magic" e Prost "Il professore". Due approcci, due modi di vivere le corse, due immensi talenti. Tra scontri, rappacificazioni e grande stima reciproca. Nel 1988 la spunta il brasiliano, più giovane di cinque anni e – fino ad allora – senza mondiali in bacheca. Strano, ma nel suo Gran Premio preferito – quello di Monaco – si ritira. Strano perché tra il 1987 e il 1993 è l'unica volta in cui non vince nel Principato. Nel 1989, a fine stagione Senna deve accontentarsi del secondo posto. Questa volta vince il suo miglior nemico: Alain Prost. La compresenza tra i due campioni non regge e il pilota francese si trasferisce alla Ferrari. La rossa non è nel momento più brillante della sua storia e Senna piazza una doppietta: è campione del mondo nel '90 e nel '91. Raggiunge Prost a quota tre titoli. A quei tempi, solo Fangio, con 5, aveva fatto meglio.

L'arrivo alla Williams e la morte

Gli equilibri cambiano nel 1992 e nel 1993. La Williams si impone come scuderia dominante e la McLaren soffre. Il mondiale va prima a Nigel Mansell e poi a Prost (al suo quarto titolo). Senna non vince per due anni. Inaccettabile per chi punta solo al gradino più alto del podio. Il rivale francese si ritira, lasciando un posto vacante sulla Willims. Sulla vettura migliore va il pilota migliore: Senna. Obiettivo: neanche a dirlo, vincere. L'avvio non è come sperato: due ritiri nel gran premio di casa (in Brasile) e in quello del Pacifico (in Giappone). Il terzo appuntamento del calendario è il GP di San Marino, che si corre sul circuito di Imola. Sabato 30 aprile, l'austriaco Roland Ratzenberger (coetaneo di Senna ma solo al terzo GP della carriera) esce di pista a oltre 300 km/h. Lo schianto è fatale. La gara si fa comunque. Domenica primo maggio, Senna è in testa. Un incidente poco dopo la partenza costringe all'ingresso della safety car, che rimane in pista fino al quinto giro. Al settimo, la Williams di Senna, si schianta alla curva del Tamburello. L'impatto è devastante, ma è un dettaglio che costa la vita a Senna: il braccetto della sospensione anteriore, acuminto e tagliente come un pugnale, sfonda il casco nella sua parte più vulnerabile, all'altezza della guarnizione della visiera. Il pilota viene soccorso e trasportato all'ospedale Maggiore di Bologna, dove muore nel pomeriggio.

Le inchieste sull'incidente

Le inchieste hanno appurato che a uccidere Senna non è stata una manovra errata. La sua Williams era diventata ingovernabile dopo il cedimento del piantone dello sterzo, modificato e saldato nella notte per migliorare la posizione di guida. In pratica Senna non ha più avuto la capacità di sterzare, ma solo quella (per una minima frazione di secondo) di frenare. La magistratura italiana assolverà il responsabile della scuderia Frank Williams e il progettista Adrian Newey. Il direttore tecnico Patrick Head è stato invece ritenuto responsabile della morte di Senna. Nel 2007 la Cassazione conferma la prescrizione dell'Appello, ma respinge la richiesta di assoluzione, definendo le modifiche al piantone dello sterzo "mal progettate e mal eseguite", il comportamento di Head "colposo, commissivo ed omissivo" e l'incidente "prevedibile ed evitabile".

L'eredità di Senna

Alla morte di Senna, il Brasile proclama tre giorni di lutto nazionale. La nazionale di calcio, poche settimane dopo, dedicherà al pilota la vittoria nel campionato del mondo. Per i funerali si ferma un intero Paese. La bara viene portata a spalla da alcuni colleghi, tra i quali Prost, Barrichello, Berger e Alboreto. Senna se ne va con 161 GP disputati, 41 vittorie, 65 pole position e tre titoli mondiali. Ma in pista lascia molto di più, tanto da essere indicato tra i migliori piloti di tutti i tempi nonostante altri abbiano vinto di più. Una statistica, forse più di altre, racconta il talento di "Magic": in dieci stagioni completate, solo una volta un compagno di squadra è riuscito stargli davanti: Alain Prost nel 1989. E poi c'è quello che le statistiche non raccontano: lo stile, il gusto dell'impresa, del tutto o niente. Senna è stato l'unico campione del mondo a morire in pista. La sua scompara è stata un passaggio cruciale nella storia della Formula 1. Da allora c'è stato un enorme progresso nella sicurezza delle corse. Dopo di lui, ha perso la vita in gara un solo pilota: Jules Bianchi, morto nel 2015 per le ferite riportate durante il GP del Giappone del 5 ottobre 2014.

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