Figc, Gravina si è dimesso da presidente. Il 22 giugno le elezioni. Lascia anche Buffon

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Il presidente federale si è dimesso dopo l'incontro con le componenti del Consiglio che appena un anno fa lo aveva rieletto per il terzo mandato con oltre il 98% dei voti. A giugno l'elezione del nuovo numero 1 della Figc: tra i papabili successori ci sono Giancarlo Abete e Giovanni Malagò. Anche Gianluigi Buffon ha rassegnato le dimissioni dal ruolo di capo delegazione della Nazionale

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Gabriele Gravina ha dato le dimissioni da presidente Figc dopo il vertice con le componenti politiche del Consiglio Federale. All'incontro odierno, sollecitato dallo stesso numero 1 della Figc dopo l'eliminazione dell'Italia al playoff mondiale e la conseguente esclusione dalla Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva (LO SPECIALE), hanno partecipato i presidenti di Lega Serie A, Serie B, Lega Pro, LND, AIC e AIAC, rispettivamente Ezio Maria Simonelli, Paolo Bedin, Matteo Marani, Giancarlo Abete, Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri. In carica dal 2018 ed eletto per il terzo mandato con il 98,68% dei voti poco più di un anno fa, Gravina ha indetto nuove elezioni per il prossimo 22 giugno. Ha lasciato il suo incarico di capo delegazione della Nazionale anche Gianluigi Buffon, in carica dall'agosto del 2023. "Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti. Ora che il Presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità", ha annunciato sui social Gigi Buffon.

Gravina: "Rammarico per frasi su sport dilettantistici"

Gabriele Gravina, durante la riunione in Federcalcio con le componenti in cui ha annunciato le sue dimissioni, si è detto anche rammaricato per l'interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, espresse dopo la partita con la Bosnia a Zenica e che hanno sollevato anche le reazioni di tanti olimpionici azzurri. Il presidente federale ha precisato che le frasi "non volevano essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, spiegando - si legge in un comunicato diffuso dalla Figc - che erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne, dalla presenza nella governance di alcune Federazioni di leghe con le relative autonomie, ed esterne, con riferimento alla natura societaria dei club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai club dilettantistici".

Gravina: "Sono amareggiato, ma dimettermi una scelta convinta"

"Dopo tanti anni c'è grande amarezza ma anche serenità, ringrazio le componenti che ancora oggi mi hanno dimostrato grande vicinanza, stima, sostengo e anche grande insistenza nel continuare. Ma la mia scelta era già convinta e meditata", ha detto Gravina lasciando la sede della Federazione.

Lo scenario

Le dimissioni di Gravina aprono così un periodo di prorogatio nel quale il presidente federale, così come il Consiglio, operano per l’ordinaria amministrazione in vista dell'Assemblea elettiva. Le candidature andranno presentate entro il 13 maggio 2026, cioè entro 40 giorni dalle elezioni, ma i primi nomi sono già iniziati a circolare: si tratterebbe di Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti e già presidente federale dal 2007 al 2014, e di Giovanni Malagò, ex presidente del CONI e della Fondazione Milano-Cortina. 

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Le parole di Abodi

Nella giornata di ieri sono arrivate le dichiarazioni del ministro dello Sport Andrea Abodi. "Aspettiamo che vengano prese decisioni, mi auguro nelle prossime ore. Io credo che sia opportuno (per la Figc, ndr) un bel periodo di decantazione commissariale, che è possibile, e deve decretarlo il Coni, non può farlo la politica. Sulla base di questo periodo, con la catena di controllo che si accorcia, mettere insieme le componenti e trovare delle soluzioni, compresa la riduzione delle squadre dei campionati", ha dichiarato il ministro. "Il Consiglio federale deve fare un esame di coscienza perché, se ci riferiamo al presidente, non possiamo non pensare che ha preso il 98% dei consensi. L'assunzione di responsabilità è comune", ha aggiunto. 

La prudenza di Buonfiglio

Sul tema del possibile commissariamento della Figc, menzionata dal ministro dello Sport, si è espresso oggi il presidente del Coni Luciano Buonfiglio. "Il Coni può commissariare una federazione per gravi mancanze amministrative, per esempio quando i conti non tornano, ci sono ammanchi, quando gli organismi non funzionano, per inefficienza, se non viene presentato il bilancio nei tempi utili, ci sono perdite patrimoniali, c'è una cattiva gestione etico morale, organizzativa, si verifica il mancato inizio dei campionati", ha dichiarato il numero 1 del Coni in un'intervista al Corriere della Sera. Per Buonfiglio "la Federcalcio è una azienda importantissima a livello nazionale che va oltre gli aspetti sportivi". Ed è convinto "che il consiglio e il suo presidente, con capacità di analisi, attueranno una strategia chiara e adeguata al momento difficile che stiamo vivendo. Le società investano sui settori giovanili, facciano giocare i talenti italiani sono convinto che il presidente Gravina e i suoi collaboratori possano produrre un programma a medio lungo termine che ci faccia tornare ai fasti del passato", ha poi concluso.

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