Italia fuori dal terzo Mondiale, cosa prevedeva il “piano Baggio” del 2011 mai attuato

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Introduzione

L’Italia è stata sconfitta dalla Bosnia e, per la terza edizione consecutiva, non parteciperà al Mondiale di calcio quest’anno in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico. L’ennesima debacle della Nazionale ha riaperto le discussioni sulla crisi profonda del movimento sportivo: “È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc”, ha attaccato il ministro dello Sport Andrea Abodi.

Quello che devi sapere

Il parere del ministro sul calcio italiano

L’analisi del ministro sulla situazione del calcio italiano è durissima: dopo aver ringraziato "la squadra e il suo allenatore per l'impegno che hanno dimostrato anche ieri sera", Abodi ha sottolineato che "i nostri atleti ci hanno regalato enormi soddisfazioni in tante discipline". Per l’esponente del governo Meloni “il calcio è uno sport e, in un tempo di crisi militari ed economiche come questo, non va caricato di significati eccessivi. D’altra parte è innegabile che non sia solo uno sport. Particolarmente in Italia, dove il calcio si fa cultura popolare, rito comunitario, prestigio internazionale. Mi dispiace pensare che ci sia un'intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l'emozione di veder giocare la Nazionale in un mondiale di calcio". 

 

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“Valutare gli ultimi 20 anni”

Al centro della polemica nelle prime ore dopo la mancata qualificazione ci sono le mancate dimissioni del presidente federale Gravina: “Commissariare la Figc? Parlando con Buonfiglio ho rinnovato l'invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perché potrebbero esserci i presupposti”, ha detto ancora il ministro Abodi, secondo cui ”non può bastare lo scaricabarile dicendo che ci si aspettava di più da istituzioni”, e aggiungendo: “Mi aspetto una risposta più centrata dalla Figc e ricordo che ci furono sussulti di dignità in passato, Abete lasciò dopo i gironi falliti in Brasile e il compianto Tavecchio fece lo stesso dopo il playoff con la Svezia". Sulla possibilità di Malagò commissario ha concluso: "Il tempo dei nomi deve ancora venire e deve essere valutata tutta la storia degli ultimi venti anni che ci lascia molte esperienze negative”.

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Il “piano Baggio” del 2011

E proprio con riferimento a quanto avvenuto negli ultimi vent’anni, in queste ore è tornato a circolare un documento redatto con l’aiuto di diversi esperti nel 2011 (e rimasto lettera morta) per riformare il calcio italiano e guidarlo verso un futuro migliore di quanto realizzatosi effettivamente. A redigere il lavoro di 900 pagine fu l’allora presidente del Settore Tecnico della Figc e leggenda del calcio italiano, Roberto Baggio, che immaginava una vera rivoluzione del settore all’indomani dell’eliminazione ai gironi ai Mondiali del 2010, quando gli Azzurri erano i campioni in carica.

I giovani al centro

Erano molte le novità immaginate nel cosiddetto “piano Baggio”, al cui centro erano posti i giovani e il loro sviluppo. In primo luogo il Divin Codino immaginava una riforma della formazione degli allenatori, i cui percorsi di studi avrebbero dovuto essere resi più contemporanei. Inoltre era prevista la creazione di una struttura di scouting centralizzata e moderna, che permettesse il monitoraggio costante degli Under, anche tramite l’utilizzo di tecnologie avanzate unite al lavoro di tecnici federali. Prevista anche la creazione di un unico database nazionale.

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L’attenzione alla tecnica e alla crescita

Inoltre il “piano Baggio” immaginava anche l’introduzione di tecniche di valutazione avanzata, con lo scopo di prestare maggiore attenzione non solo sulla forza fisica ma anche alle capacità tecniche. Inoltre questo rinnovato percorso giovanile avrebbe dovuto mettere al centro non solo le attività sportive ma anche la formazione sociale dei calciatori, dedicando dunque una crescente attenzione alla formazione a tutto tondo dei giovani. Un modello che avrebbe portato l’Italia più vicina a Paesi dove già esistono sistemi d’élite come la Spagna o la Germania.

La mancata attuazione e le dimissioni di Baggio

Il sistema immaginato da Baggio e dagli esperti che collaborarono con lui alla redazione del documento però non vide mai la luce. E a inizio 2013 la leggenda del calcio lasciò il suo incarico, denunciando l’immobilismo proprio sul suo programma di riforme. In una lettera, come riportato dal Corriere della Sera, il Divin Codino spiegò che “Non mi è stato permesso di lavorare… Abbiamo presentato il progetto dopo ore di attesa, è stato approvato, ma i fondi non sono mai arrivati. È rimasto tutto sulla carta”. Da allora l'Italia si è qualificata per i Mondiali del 2014, venendo eliminata al girone, e poi ha saltato le successive tre edizioni.

 

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