All'indomani della sconfitta contro la Bosnia, l'eliminazione diventa un caso con l'intervento diretto del ministro dello Sport, che invoca un "rinnovamento dei vertici della Figc" e replica alle parole di Gravina che aveva lamentato lo scarso impegno della politica
Il giorno dopo la partita persa contro la Bosnia, la terza eliminazione di fila dell’Italia dalle qualificazioni alla Coppa del Mondo di calcio diventa ufficialmente un caso politico. E mentre la Figc ha convocato per il 2 aprile una riunione urgente con le componenti federali in vista del consiglio che il presidente Gabriele Gravina ha annunciato per la prossima settimana, a far sentire la sua voce con una nota ufficiale è il ministro dello Sport Andrea Abodi: "È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc", ha detto mettendo dunque esplicitamente in discussione la posizione di Gravina, che al termine della partita, in conferenza stampa, aveva confermato l’intenzione di proseguire ringraziando la squadra e il ct Gattuso per la prestazione.
L'attacco a Gravina
L'attacco a Gravina si è fatto ancora più evidente quando il ministro è entrato nel merito delle dichiarazioni fatte dal presidente federale, che ha lamentato la scarsa disponibilità della politica a sostenere il calcio italiano e le differenze con gli sport dilettantistici che, a suo dire, permettono "scelte che in sport professionistici non si possono attuare" e in alcuni casi sono "sport di Stato". "Il Governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l'impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiani - ha scritto Abodi - reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l'importanza e il livello professionistico di altri sport". Abodi, che comunque non ha mancato di ringraziare a sua volta "la squadra e il suo allenatore per l'impegno che hanno dimostrato anche ieri sera”.
"Non solo uno sport"
Abodi ha voluto anche ricordare che "il calcio è uno sport e, in un tempo di crisi militari ed economiche come questo, non va caricato di significati eccessivi” ma “d'altra parte è innegabile che non sia solo uno sport. Particolarmente in Italia, dove il calcio si fa cultura popolare, rito comunitario, prestigio internazionale. Mi dispiace pensare che ci sia un'intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l'emozione di veder giocare la Nazionale in un mondiale di calcio". Tornando sull'impegno del governo, Abodi conclude: "Noi continueremo, come abbiamo fatto finora, a fare ciò che compete alle istituzioni ma serve responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti. L'Italia deve tornare ad essere l'Italia, anche nel calcio mondiale".
"Dimissioni? Mi aspetto risposta centrata della Federcalcio"
Intervenendo più tardi a margine del Premio Città Italiana dei Giovani 2026, Abodi ha parlato della possibilità di dimissioni di Gravina: “Mi aspetto una risposta più centrata della Federcalcio - ha detto -. A partire dal presidente Abete dopo i Mondiali del 2014 ci furono sussulti di dignità, il compianto Tavecchio fece la stessa cosa dopo il playoff con la Svezia e si dimise. Potrei essere costretto a prendere decisioni con il parlamento che avrei preferito lasciare a loro”. Il ministro ha poi messo in guardia dall'ipotesi di un intervento straordinario sulla Figc: "Quando si ha la possibilità di accorciare la catena di comando con un doppio commissariamento, quindi un commissariamento del sistema nel suo complesso, e non si riescono a produrre gli effetti sperati è un'occasione persa", ha detto Abodi ricordando che il precedente "non ha lasciato ricordi estremamente positivi" e per questo "vorrei evitare che si riproducesse quella stessa condizione che poi non sarebbe magari in grado di esprimere ciò che serve". Il tema resta comunque aperto sul piano istituzionale con un dialogo già aperto con il Coni: "Parlando con il presidente Buonfiglio ho rinnovato l'invito a valutare tutte le forme tecniche compatibili perché potrebbero esserci i presupposti", ha concluso il ministro.
Caiata (FdI) chiede ad Abodi di riferire in parlamento
Il deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Caiata ha chiesto “un'informativa urgente in Parlamento del ministro Abodi dopo la mancata qualificazione di Mondiali di ieri sera, la terza, e non è un pesce d'aprile purtroppo". Caiata ha ricordato che "nel 2017 presidente Figc era Tavecchio e un consigliere della Lega di Serie C chiese le sue dimissioni, quel consigliere era Gabriele Gravina che un anno dopo andò al posto di Tavecchio alla guida della Figc e che per due volte non si è qualificato ai Mondiali".
Subito dopo la partita, la Lega aveva pubblicato sul suo profilo X un post piuttosto eloquente: "Ancora eliminati. Niente Mondiale per l'Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina". Per Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, "dopo l’ennesimo fallimento della Nazionale di calcio Italiana, il presidente della Figc Gabriele Gravina deve semplicemente dimettersi. Il calcio italiano va rifondato e le sue dimissioni sono imprescindibili”.
La Russa: "A tutto c'è un limite"
Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa è intervenuto su X per commentare la sconfitta dell’Italia: “Non andiamo ai mondiali. Abbiamo tifato, abbiamo sperato, abbiamo inveito contro un paio di decisioni arbitrali discutibili, ci siamo persino stupiti che incredibilmente abbiano mandato il più giovane a tirare il PRIMO rigore (lo ha deciso Gattuso o forse un Bonucci presuntuoso?). Ma a ripensarci bene, in cuor nostro lo temevamo o meglio lo sapevamo. Ridire adesso come la pensiamo - e non da oggi - sarebbe inutile più che ingeneroso. Ma a tutto c’è un limite”.
M5S invoca responsabilità: "Problema strutturale"
Dall’opposizione si fa sentire il Movimento 5 Stelle, attraverso i suoi esponenti in commissione Cultura: "Tre esclusioni consecutive dai mondiali sono la prova definitiva di un movimento che ha perso direzione, credibilità e orgoglio. Ok sentire Abodi, ma qui non si tratta di invocare teste che saltano per rabbia del momento. Si tratta di qualcosa di più semplice e allo stesso tempo più raro: responsabilità”. E ancora: "Chi ha guidato questo fallimento, chi lo ha costruito pezzo dopo pezzo, dovrebbe avere la lucidità e il rispetto verso il calcio italiano di farsi da parte senza bisogno di essere spinto. Non solo Gravina, ma proprio tutti. Ricordiamoci che è stato eletto a febbraio dell'anno scorso con quasi il 100% dei voti. Serve un repulisti completo. Il problema è strutturale. Un sistema piegato agli interessi dei club, molto attento a garantire commissioni record (le più alte in Europa!) ai procuratori e meno a far crescere i talenti". Il Movimento invoca iniziative come “gli obblighi per i club di investire sui giovani” e lamenta che venga permesso alle società professionistiche di “impedire gli stage della Nazionale mentre la Supercoppa l'hanno giocata in Arabia Saudita e avevano addirittura programmato la follia di giocare Milan-Como in Australia”.
Azione: "Il calcio come la politica"
Azione pone l’accento sul fatto che non era mai successo che l’Italia restasse fuori dai Mondiali per tre edizioni consecutive e aggiunge: "Ma non è solo calcio. È il fallimento del sistema Italia. Un sistema che perde. E non cambia mai”. Così Gravina che “dice: ‘la responsabilità è mia’ ma non si dimette” viene paragonato a esponenti politici i cui casi sono stati al centro delle cronache nell’ultima settimana, con Azione che ricorda le difficoltà di ottenere le dimissioni "di Santanchè, Delmastro, Bartolozzi” e aggiunge: “Pensate a Urso: industria ferma, risultati imbarazzanti da anni. Eppure ancora lì. Intoccabile. Perché in Italia, fuori dalle aziende, funziona così: si sbaglia, si fallisce, ma si resta. Ci lamentiamo di tutto. Ma non cambiamo mai niente". E ancora: "Non cambiamo le persone, non cambiano i meccanismi. Altrove chi sbaglia si dimette. Qui chi sbaglia resiste al suo posto. E allora non dobbiamo sorprenderci che perdiamo. Perché prima di perdere le partite, abbiamo smesso di pretendere responsabilità. E senza responsabilità, un Paese non va da nessuna parte".