Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Mondiali 2026, Infantino: "Iran ci sarà". A rischio lo spareggio dell'Iraq

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©Getty

Il presidente della Fifa: "Il presidente Trump mi ha assicurato che la nazionale di Teheran sarà benvenuta". Ma un'altra selezione mediorientale rischia di non poter partecipare al playoff del 31 marzo a causa della guerra

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A pochi mesi dal calcio d’inizio fissato per l’11 giugno 2026, la guerra in Iran (TUTTE LE NOTIZIE) getta una pesante ombra sui Campionati Mondiali che si disputeranno in Nord America, tra Stati Uniti, Canada e Messico. Nella mattinata dell’11 marzo, il presidente della Fifa Gianni Infantino ha voluto rassicurare tutti sulla presenza dell’Iran alla rassegna: "Il presidente Trump mi ha assicurato che la nazionale dell'Iran è benvenuta al Mondiale", ha scritto sul suo profilo dopo un incontro alla Casa Bianca per fare il punto sull'avvicinamento alla Coppa del Mondo.

L'ipotesi sostituzione

Infantino aveva in precedenza detto che se l’Iran decidesse di ritirarsi o venisse escluso a causa di eventuali restrizioni sui visti, la Fifa avrebbe la facoltà di scegliere una squadra sostitutiva e, sebbene non esista una regola automatica, a rigor di logica la scelta dovrebbe ricadere su una nazionale asiatica. Tra le candidate più plausibili figurano alcune squadre impegnate negli spareggi della Confederazione asiatica, tra cui l’Iraq, che però a sua volta affronta non poche difficoltà per potersi presentare allo spareggio del 31 marzo.

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Iraq bloccato

I “Leoni della Mesopotamia" dovrebbero affrontare a Monterrey, in Messico, la vincente di Bolivia-Suriname, ma lo spazio aereo iracheno rimane chiuso a causa dell’escalation militare nella regione e questo potrebbe impedire alla squadra di lasciare il Paese in tempo. Così, per la prima volta nella storia della competizione, una guerra avviata da uno dei Paesi ospitanti del torneo, gli Stati Uniti, rischierebbe indirettamente di impedire a una nazionale di giocarsi la qualificazione.

Difficile ottenere i visti

Una situazione di difficile soluzione dal momento che i giocatori della selezione bloccati in Iraq rappresentano circa il 60% della squadra, mentre lo staff tecnico e medico è sparso tra diversi Paesi, con il ct australiano Graham Arnold rimasto negli Emirati Arabi Uniti quando sono iniziati i combattimenti. La Federazione iraqena ha chiesto ufficialmente alla Fifa il rinvio della partita per consentire alla squadra di viaggiare e prepararsi adeguatamente. La situazione è resa ancora più complessa dalla chiusura di molte ambasciate nella regione, che rende difficile la richiesta dei visti per Messico e Stati Uniti.

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Rifiutata la proposta del viaggio in autobus fino a Istanbul

Se anche l’Iraq dovesse riuscire a raggiungere il Messico per tempo, lo farebbe in condizioni molto difficili e sarebbe certamente svantaggiato nella preparazione del match. Secondo il Guardian, il ct Arnold avrebbe scartato la proposta della Fifa di un trasferimento via terra verso Istanbul: il viaggio viaggio durerebbe più di 30 ore e richiederebbe un complesso attraversamento nord dell'Iraq, bersaglio dei droni iraniani. 

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