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Paralimpiadi, nessun alfiere all'apertura. IPC: "Verona troppo lontana dagli impianti"

Sport
©Getty

Il Comitato paralimpico internazionale ha deciso che il 6 marzo all'Arena di Verona sfileranno soltanto dei volontari, dopo che molti Paesi avevano ritirato i propri atleti. Molti Stati avevano già evidenziato di non voler partecipare in solidarietà con l'Ucraina dopo la riammissione di atleti russi e bielorussi con bandiere e inno. Per lo stesso motivo, la Francia non invierà alcun rappresentante del suo governo

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Non ci sarà la sfilata dei portabandiera all’apertura delle Paralimpiadi invernali, in programma venerdì 6 marzo all’Arena di Verona. Tra boicottaggi e defezioni, in segno di protesta per il ritorno degli atleti russi e bielorussi e in solidarietà all’Ucraina (ai cui atleti è stato vietato di indossare una divisa con la mappa del Paese prima dello scoppio della guerra), sono più di 10 i Paesi che avevano già deciso di non prendere parte alla tradizionale cerimonia. La spiegazione fornita dal Comitato paralimpico internazionale (Ipc) è però un’altra: il problema principale sarebbe la lontananza di Verona dai luoghi delle competizioni previste per sabato 7 marzo. Ma la tensione resta: la Francia ha fatto sapere che non manderà comunque "nessun rappresentante" del suo governo alla cerimonia, in aperto disaccordo con la presenza degli sportivi di Russia e Bielorussia.

La spiegazione del Comitato paralimpico internazionale

Al posto degli atleti, all’Arena di Verona “a portare le bandiere” saranno soltanto dei volontari, spiega l’Ipc. La decisione sarebbe stata presa “per garantire la massima uniformità”, dopo la crescita del numero di delegazioni che avevano annunciato di non inviare i propri sportivi alla cerimonia. La lontananza dai luoghi di gara del giorno seguente, come evidenziato dal Comitato, è stato certamente un fattore decisivo. Era già noto ad esempio che René De Silvestro e Chiara Mazzel non avrebbero potuto partecipare perché entrambi impegnati il giorno dopo a Cortina nel para-sci alpino. Ma la sensazione è che il rifiuto di sfilare di così tanti Paesi abbia avuto un peso ancora maggiore nella scelta finale di far scendere in campo soltanto un gruppo di volontari.

Gli Stati che avevano già boicottato la cerimonia

Oltre all’Ucraina, gli Stati che avevano già deciso di non inviare i propri rappresentanti sono Repubblica Ceca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Paesi Bassi, Croazia, Canada e Germania. L'emittente televisiva pubblica polacca Tvp ha dichiarato che interromperà la diretta quando saranno visibili atleti che sfileranno sotto le bandiere russa e bielorussa: le immagini saranno sostituite con un messaggio sullo schermo che spiegherà il motivo della sospensione delle trasmissioni. 

La protesta della Francia

La Francia, come detto, è andata anche più in là, annunciando che nessun membro del governo sarà a Verona. “È una decisione sulla quale abbiamo riflettuto a lungo e che è rispettosa delle istituzioni sportive, dell'Ipc e della decisione presa, ma che segna un disaccordo che esprimiamo", ha spiegato la ministra dello Sport, Marina Ferrari. Anche il commissario europeo alla Gioventù e allo Sport, Glenn Micallef, ha annunciato che non sarà presente alla cerimonia. Le istituzioni francesi non saranno nemmeno alla cerimonia di chiusura dei Giochi, prevista per il 15 marzo a Cortina. "A meno che - ha commentato la ministra - non ci sia un ritiro delle bandiere e degli inni al momento di quella cerimonia, non vedo come la situazione potrebbe essere diversa".

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