La legge di Lidia Poët, Matilda De Angelis alla prima: "No a quote rosa, no a contentini"
Serie TVA Roma è stata presentata la terza e ultima stagione della serie televisiva, in arrivo dal 15 aprile su Netflix. Al centro dell’attenzione, ancora una volta, la protagonista nei panni della prima donna in Italia a esercitare la professione di avvocato. L'interprete, parlando di femminismo, ha dichiarato: “Il femminismo è una lotta di tutte e di tutti. È un movimento che evolve, ingloba nuove categorie, oggi si parla di transfemminismo. È una lingua in evoluzione, portatrice di significati”
A Roma è stata presentata la terza e ultima stagione della serie televisiva La Legge di Lidia Poët, in arrivo dal 15 aprile 2026 su Netflix (visibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite la app su Now Smart Stick). Al centro dell’attenzione, ancora una volta, Matilda De Angelis, protagonista nei panni della prima donna in Italia a esercitare la professione di avvocato. L’attrice ha raccontato un percorso artistico e personale profondamente trasformativo, mentre la serie chiude il suo arco narrativo con una stagione finale composta da sei episodi.
L’apertura del racconto della protagonista storica e televisiva si riassume in una dichiarazione che sintetizza il suo spirito combattivo: “Se continuiamo a combattere, prima o poi qualcosa cambierà”. L'interprete di Lidia Poet, De Angelis appunto, ha anche parlato della sua visione di femminismo, esprimendo inoltre una posizione critica rispetto all’utilizzo delle quote rosa come strumento percepito come artificiale. “Il mondo va raccontato con le sue storie, va raccontato con coraggio e con verità e se all'interno di quella storia c'è una donna, allora deve essere raccontata dal punto di vista di quella donna, ma se non c'è, non fa niente, vuol dire che è un'altra storia”, queste le sue parole.
La serie e la presentazione a Roma
La nuova stagione di La Legge di Lidia Poët, scritta da Guido Iuculano e Davide Orsini, riporta in scena una figura definita da ostinazione, fierezza, spirito rivoluzionario e capacità di visione. Lidia Poët, interpretata da Matilda De Angelis, continua il suo percorso in una Torino sabauda di fine Ottocento che fa da sfondo a una battaglia contro norme sociali e giuridiche che la vorrebbero invisibile.
La produzione, firmata da Matteo Rovere, è stata presentata ufficialmente a Roma e vede nel cast Eduardo Scarpetta, Pier Luigi Pasino, Sara Lazzaro, Gianmarco Saurino, Liliana Bottone e Ninni Bruschetta. La regia dei sei episodi è affidata a Letizia Lamartire, Pippo Mezzapesa e Jacopo Bonvicini. La distribuzione è prevista su Netflix dal 15 aprile.
Secondo quanto anticipato dagli autori, la stagione conclusiva non si limita a chiudere la vicenda personale della protagonista, ma amplia lo sguardo verso una dimensione collettiva della sua lotta, destinata a superare il piano individuale.
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Matilda De Angelis e l’impatto del ruolo
Nel corso della presentazione, Matilda De Angelis ha ripercorso l’esperienza maturata nel ruolo, sottolineandone la portata professionale e umana. L’attrice ha dichiarato: “È un ruolo che ha cambiato per sempre la mia vita, sia da un punto di vista professionale che umano. Cinque anni fa, quando abbiamo iniziato a girare, non avevo idea dell’impegno e della responsabilità che comporta interpretare una protagonista all’interno della lunga serialità. È qualcosa di potente, difficilissimo. Lo rifarei? Sì, ma oggi saprei come regolarmi”.
Sul piano personale ha poi aggiunto: “Lidia mi ha messo in contatto con emozioni e riflessioni su me stessa, come donna e come persona, che non avevo mai affrontato davvero. La lascio andare ma so che la porterò con me sempre”.
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La battaglia di Lidia Poët
La nuova stagione si inserisce nel percorso narrativo di una protagonista che si muove tra vincoli sociali e giuridici di fine Ottocento, costretta a confrontarsi con un sistema che la esclude. La serie mostra il contrasto tra l’immagine elegante dei costumi d’epoca e la rigidità di una struttura normativa che la respinge.
In questo capitolo conclusivo, la storia di Lidia Poët si colloca idealmente nel momento che precede il riconoscimento del suo percorso professionale, fino al 1920, quando indosserà la toga. Gli autori hanno descritto così l’evoluzione narrativa: “Se nelle prime stagioni Lidia ha dovuto combattere contro il pregiudizio sistemico che le impediva l’iscrizione all’Albo, e poi ha dovuto battersi per l'approvazione in Parlamento di una legge innovativa – hanno anticipato gli autori – in questi nuovi episodi la posta in gioco si alza ulteriormente e lo sguardo si allarga: la sua lotta non è più individuale ma sociale”.
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Femminismo e quote rosa
Matilda De Angelis ha poi affrontato il tema del femminismo contemporaneo, definendolo un processo collettivo e in continua evoluzione. L’attrice ha affermato: “Il femminismo è una lotta di tutte e di tutti. È un movimento che evolve, ingloba nuove categorie, oggi si parla di transfemminismo. È una lingua in evoluzione, portatrice di significati. Non so se stiamo tornando indietro o se certe dinamiche siano sempre esistite, ma credo fermamente che la battaglia sia collettiva. E penso che anche Lidia la vedesse così”.
Ha poi espresso una posizione critica rispetto all’utilizzo delle quote rosa come strumento percepito come artificiale: “Il mondo va raccontato con le sue storie, va raccontato con coraggio e con verità e se all'interno di quella storia c'è una donna, allora deve essere raccontata dal punto di vista di quella donna, ma se non c'è, non fa niente, vuol dire che è un'altra storia”.
E ancora: “Se dobbiamo metterci una quota perché ce la dobbiamo mettere, io non voglio quel tipo di contentino. Se devo essere il centro di quella storia – ha continuato – è perché è la mia storia, perché la devo raccontare io in quel senso specifico. Altrimenti non voglio il contentino, perché lo capisco, lo colgo e mi dà fastidio essere preso in giro in quel senso”.
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Il nodo dei David di Donatello
L’attrice ha affrontato anche il tema del possibile boicottaggio dei David di Donatello, dopo l’appello del movimento “Siamo ai titoli di coda”, che ha invitato professionisti del cinema a non partecipare alla cerimonia come forma di solidarietà verso le maestranze.
Su questo punto ha dichiarato: “Boicottare i David? Non ho ancora deciso se andare, ma mi sto interrogando sul senso di boicottare una cosa che potrebbe essere un bel palcoscenico per portare l'attenzione su certi temi”, aggiungendo: “Non so se continuare ad auto sabotarci può essere una soluzione. Mi sto prendendo del tempo per decidere e capire, anche leggendo un po' il sentimento comune. Sto valutando”.
Uno sguardo alla contemporaneità
Infine, alla domanda su una possibile figura contemporanea affine a Lidia Poët, Matilda De Angelis ha risposto senza individuare equivalenti diretti, ma indicando un nome del panorama politico italiano: “Non ne vedo nessuna. Ma mi piace la sindaca di Genova (Silvia Salis, ndr), mi piacerebbe vederla come alternativa a Giorgia Meloni”.
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Una carriera tra cinema, televisione e riconoscimenti
Nel panorama del cinema italiano contemporaneo, Matilda De Angelis (Bologna, 11 settembre 1995) si è affermata come una delle interpreti più versatili della sua generazione. Nel corso della sua carriera ha ottenuto il David di Donatello per la migliore attrice non protagonista per L'incredibile storia dell'Isola delle Rose nel 2021, oltre a due Nastri d'argento e a un premio Flaiano, consolidando un percorso segnato da riconoscimenti critici e da una presenza costante in produzioni di primo piano.
In televisione, la sua visibilità internazionale si è rafforzata grazie ai ruoli nella miniserie HBO The Undoing - Le verità non dette (2020) e, successivamente, nella serie Netflix La legge di Lidia Poët (2023-), che l’ha riportata al centro della scena audiovisiva italiana e internazionale. Parallelamente all’attività attoriale, De Angelis ha mantenuto un legame con la musica, partecipando a colonne sonore e collaborando al singolo Litoranea di Elisa, confermando un profilo artistico costruito sull’intersezione tra linguaggi diversi dello spettacolo.