Matilda De Angelis ospite a Stories, stasera alle 21 su Sky Tg24

Spettacolo

Al cinema dal 5 marzo con La lezione, il nuovo thriller diretto da Stefano Mordini, l'attrice si racconta al vicedirettore di Sky Tg24 Omar Schillaci nella nuova puntata del ciclo di interviste dedicate ai protagonisti dello spettacolo

 

È Matilda De Angelis la protagonista della nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky TG24. Ospite del vicedirettore della testata Omar Schillaci, con la regia di Paolo Bonfadini, l’attrice si racconta in “Matilda De Angelis – Amarsi un po’”. In onda questa sera, martedì 10 marzo alle 21:00 su Sky TG24, sabato 14 marzo alle 12:00 su Sky Arte e sempre disponibile on demand.

Dal 5 marzo è al cinema con La lezione, il nuovo thriller diretto da Stefano Mordini e prodotto da Roberto Sessa. Una produzione Picomedia, società del gruppo Asacha e parte di Fremantle, e Vision Distribution, in collaborazione con Sky. Matilda De Angelis porta sullo schermo Elisabetta, un’avvocata che difende il professor Angelo Valder — interpretato da Stefano Accorsi — dall’accusa di violenza fisica. Ambientato a Trieste durante la Barcolana, il film è un viaggio interiore che fa riemergere i fantasmi del passato della protagonista: la violenza dello stalking, la perdita di sé, la ricerca ostinata della propria verità. “C’è un tormento, una sensazione di disagio che attraversa tutto. Non è un film che ti lascia stare comodo”, spiega De Angelis. Perché il genere è quello del noir, del polar, non del thriller all’americana: “A differenza del thriller psicologico, in cui tutto verte alla risoluzione del caso, questo è un film che indaga la condizione dell’essere umano. È più un film di umanità, emotivo, che sulla risoluzione del caso”. Al centro c’è il concetto di parresia - la forza di dire la verità — e quello, ancora più destabilizzante, di manipolazione psicologica: “La manipolazione fa perno sull’idea di confondere la vittima sulla propria percezione della realtà. In realtà è un film sul viaggio di Elisabetta per ricostruirsi e ritrovare quei pezzi che lei continuamente dice di aver perso”.

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Dai ricordi di infanzia alla carriera internazionale 

La storia di Matilda De Angelis inizia in una casa in campagna. Una bambina che si racconta “molto sensibile, animista”: “Parlavo con le piante, con gli alberi, con gli insetti. Mi intrattenevo gioiosamente da sola, avevo un’immaginazione molto fervida”. Ma era anche “permalosissima” e profondamente autocritica: “Un rimprovero per me era una tragedia. Mi disperavo già da bambina. Però mi piaceva anche far ridere, essere un po’ pagliaccio”. La permalosità, confessa con ironia, “non è mai passata”. La prima avventura artistica arriva durante il liceo scientifico, quando entra come voce nella band bolognese Rumba de Bodas: “Avevo 16 anni. Io andavo ai loro concerti all’Estragon, loro avevano cinque o sei anni più di me. Una mia compagna di ginnastica sapeva che cercavano una cantante e mi aveva chiesto se avessi voglia di fare un provino”. Dai 16 ai 20 anni, Matilda suona con il gruppo per tutto il liceo, parte per tour italiani ed europei con il beneplacito della madre: “I miei genitori si fidavano di me. Mia madre ha sempre pensato che fosse formativo prendere e andare in giro”. Le avventure non mancano: un'estate parte per tre mesi in furgone “con otto scapestrati”, dimenticando il cellulare a casa, viene abbandonata in un castello in Scozia da una compagnia di circo francese e finisce a dormire in una tenda nel giardino. La paura vera arriva a Parigi: “Sono uscita da un locale e non li ho più visti. Mi sono ritrovata da sola a Montmartre di notte, senza telefono. A un certo punto ho detto: mi perderò, morirò, qualcuno mi ucciderà”, ma tutto è bene quel che finisce bene.

A scuola frequenta il liceo scientifico, è brava, ma indisciplinata nel senso nobile del termine: “Non è mai stata una questione di disciplina. Mia madre mi ha sempre educata a dire quello che penso, e in quelle dinamiche tra insegnante e studente non sono mai riuscita a rispettare il ruolo fino in fondo”. La materia più ostica? La matematica: “Facevo schifo, e schifo è un eufemismo”. Il suo professore Nicola Lomonaco — che ci tiene a salutare — era un appassionato di musica e veniva ai suoi concerti: “Non aveva l’egocentrismo del professore offeso perché non ti interessa la sua materia. Mi disse sempre: tu non farai niente con la matematica, ma farai tante altre grandi cose. Quando ho condotto una serata di Sanremo mi scrisse: ti stavamo quasi per perdere per colpa della matematica”. Il primo provino cinematografico è quasi un incidente: un amico le suggerisce di presentarsi, la casting director la vede uscire dalla stanza e dice “quella ragazza non deve andare via”. Il provino non è una scena da imparare ma un’improvvisazione: un fratello tossicodipendente da cacciare fuori dalla stanza. “È andata”, racconta secca. Ma ad accettare il ruolo per il suo primo film, Veloce come il Vento, la portano quasi di forza i nonni in camper, mentre la madre è sul Cammino di Santiago: “Stavo facendo la maturità e non volevo. Dicevo: ma no, assolutamente no. Non sono mai stata capace di improvvisare — nonostante quel provino. Nella vita amo essere preparata e quando non mi sento preparata vado in grande difficoltà”. La carriera internazionale esplode con The Undoing, la miniserie Sky con Hugh Grant e Nicole Kidman. L’unico rimpianto? Essersi doppiata: “Da quella volta ho imparato che non mi devo doppiare. Ho grande rispetto per il lavoro dei doppiatori professionisti: c’è una discrepanza troppo forte tra loro e me”. È stata anche protagonista di Call My Agent -Italia, la serie Sky Original in cui ha interpretato sé stessa una crisi di nervi. Ma è davvero così nervosa com’è stata dipinta? “Si, lo ammetto. Ogni tanto io sbrocco e mi fa anche bene. Però io sono anche carina, perché prima sbrocco ma poi chiedo anche scusa” ha confessato. Dopo Undoing, tanti altri progetti internazionali, come Citadel: Diana o Dracula, e proprio in relazione al suo rapporto col paranormale, afferma: “Io ovviamente non credo nei fantasmi ma se dormo in una casa grande, magari in mezzo al nulla, in cui ho la sensazione indotta che possa anche esserci una piccolissima percentuale che i fantasmi siano veri, io ci tengo comunque a comunicare la mia presenza non ostile. Una cosa tipo ‘salve a tutti sono qui venuta in pace vi ringrazio dell'ospitalità’” ha scherzato.

Sul palcoscenico internazionale arriva anche una certa consapevolezza della propria fragilità, che Matilda ha scelto di condividere mostrandosi con l’acne sui social: “Non l’ho fatto per qualcun altro, l’ho fatto per egoismo. Avevo paura di essere vista diversamente da quello che ero. Non sono mai riuscita a costruirmi un personaggio che non fosse il più vicino possibile alla mia persona”. La paura più grande? “Rimanere sola”. E qualcosa che invece detesta? “L’accappatoio degli alberghi. Il rumore che fa quando si chiude mi fa vomitare”. E da bambina voleva fare la donna delle pulizie: “Pulisco ancora tantissimo, sono specializzata nel bagno. Me la cavo anche con la cucina, ma ho un piano a induzione perché è più facile da pulire. Sono un po’ fissata con l’ordine e la pulizia, ma soprattutto io amo le persone che puliscono. Per me sono all’apice della catena sociale” ha scherzato. In conclusione, una domanda un po’ più intima sul suo senso di inadeguatezza che, racconta, non la abbandona mai e – a dir la verità - non vuole neanche che lo faccia: “Lo coltivo gelosamente. Nel momento in cui riesci sempre a considerarti la persona meno importante della stanza, non hai niente da perdere. Ho sempre tutto da guadagnare”.

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