The Cranberries, arriva l’album Live At The London Astoria II registrato nel 1994

Musica

Camilla Sernagiotto

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Esce oggi, 4 settembre 2026, la registrazione rimasterizzata di un concerto che per anni era stato considerato perduto. La performance risale a metà anni Novanta, quando la band irlandese guidata da Dolores O’Riordan era nel pieno della sua ascesa internazionale

I Cranberries tornano con un disco dal valore speciale. Esce oggi, 4 settembre 2026, Live at The London Astoria II, 1994, registrazione rimasterizzata di un concerto che per anni era stato considerato perduto. La performance risale al 1994, quando la band irlandese guidata da Dolores O’Riordan era nel pieno della sua ascesa internazionale. Sul palco del leggendario London Astoria II arrivarono alcuni dei brani destinati a diventare simboli del gruppo, da Linger a Dreams, fino a Zombie.

 

Il concerto arrivò dopo il successo dell’album d’esordio Everybody else is doing it, so why can’t we?, pubblicato nel 1993. I Cranberries erano appena rientrati da un tour negli Stati Uniti e si preparavano alla consacrazione mondiale di No need to argue, uscito nel 1994.

“Suonare all’Astoria era un’emozione travolgente, c’era un fermento palpabile”, ha ricordato il batterista Fergal Lawler. La band si ritrovò davanti a molti dei suoi fan più appassionati, in un momento decisivo della propria carriera.

Da Linger a Zombie

Lo show propone nove brani che sarebbero poi confluiti in No need to argue. Tra questi c’era anche la super hit della band irlandese Zombie, eseguita in quell’occasione in una versione unica e destinata a diventare uno dei pezzi più rappresentativi dei Cranberries.

 

Il brano, ispirato alle giovani vittime civili del conflitto nordirlandese, sarebbe stato pubblicato come singolo sette mesi dopo. Avrebbe raggiunto il primo posto della Billboard Modern Rock Tracks negli Stati Uniti e le vette delle classifiche in diversi Paesi.

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Il nuovo album raccoglie 15 registrazioni dal vivo. Sette arrivano da Everybody else is doing it, so why can’t we?, comprese Pretty, Linger e Dreams. Nove sono invece legate a No need to argue, con brani come Dreaming my dream, Daffodil lament ed Empty.

Nel disco trovano spazio anche Liar, originariamente presente nella colonna sonora di Empire Records del 1995, e So cold in Ireland, lato B del singolo Ode to my family.

Il ricordo di Dolores

La pubblicazione riporta così al centro la voce di Dolores O’Riordan, scomparsa nel 2018. Negli ultimi anni la musica dei Cranberries è stata protagonista di diverse ristampe celebrative.

Nel 2025 la band ha inoltre ricevuto l’Icon Award ai Rolling Stone UK Awards. In quell’occasione il bassista Mike Hogan ha ricordato la cantante: “Ci ha lasciati quasi otto anni fa, quindi il fatto che le nostre canzoni siano durate così a lungo ne è una testimonianza”.

Una testimonianza che oggi si rinnova con Live at The London Astoria II, 1994, riportando alla luce uno dei momenti più intensi della storia dei Cranberries.

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I Cranberries hanno segnato profondamente il rock degli anni Novanta, imponendosi sulla scena internazionale con la voce inconfondibile di Dolores O’Riordan e brani diventati generazionali.

 

Formati a Limerick nel 1989, raggiunsero la fama dopo il tour negli Stati Uniti del 1993 e con No Need to Argue del 1994 conquistarono il loro più grande successo, trainato da Zombie, canzone simbolo dedicata al conflitto in Irlanda del Nord. Dopo anni di attività, tournée mondiali e alcuni momenti di forte pressione, la band si prese una pausa nel 2003, per poi tornare sulle scene nel 2009.

Negli anni successivi pubblicò Roses e Something Else, continuando a esibirsi anche in Italia, dove partecipò più volte al Festival di Sanremo.

 

La morte improvvisa di O’Riordan, il 15 gennaio 2018, segnò la fine del gruppo: i tre musicisti rimasti completarono l’ultimo album, In the End, pubblicato nel 2019 e seguito dallo scioglimento definitivo. Negli anni successivi la musica dei Cranberries è tornata più volte al centro dell’attenzione attraverso ristampe, raccolte e pubblicazioni d’archivio, mantenendo vivo il lascito di una delle band irlandesi più amate degli ultimi decenni.

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