Sanremo 2026, Fulminacci: "Vado all'Ariston leggero e per divertirmi"

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Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Per il cantautore romano sarà la sua seconda volta al Festival: la prima con il pubblico, perché nel 2021 la platea era svuotata dal Covid. Il brano si intitola Stupida Sfortuna. Nella serata dei duetti proporrà, insieme a Francesca Fagnani, Parole parole di Mina. L’INTERVISTA

Il viaggio verso Sanremo (GUARDA LO SPECIALE SANREMO - LE NOSTRE PAGELLE DOPO I PRE ASCOLTI) di Fulminacci si chiama Stupida Sfortuna che poi si trasformerà il 13 marzo nel quarto disco di inediti che si intitolerà Calcinacci. E' la seconda volta che il cantautore romano torna all'Ariston dopo il Festival con Santa Marinella ma senza pubblico del 2021 a causa del covid. Ad aprile inizierà il suo primo tour nei palazzetti che si chiamerà, ovviamente, Palazzacci. Nella serata dei duetti (TUTTI I DUETTI E IL COMMENTO) proporrà Parole Parole di Mina insieme a Francesca Fagnani.

Partiamo dalla scelta di Stupida Sfortuna al Festival?

Il mio primo Sanremo era con i palloncini come pubblico, che peraltro mi fanno paura, mentre due anni fa ho assaggiato il pubblico e il clima vero con Gazzelle. Il primo è stato noioso, ora vado con uno spirito più allegro. È una canzone onesta che ha più di un anno. Ha un arrangiamento per orchestra, non è stata adattata né scritta per Sanremo. Però mi sono detto che, se il disco esce a marzo, è perfetto andare a fine febbraio all’Ariston a raccontare una canzone in cui credo. È un ritorno cui mi approccio sereno, ci sono tanti amici in gara. La prima volta ero un bambino sperduto, ora so cosa mi aspetta, compresi i piccoli momenti di tensione e l’ansia.

Che disco sarà Calcinacci?

Sono molto soddisfatto. Ci sono dietro nuovi ascolti: quando uscirà lo lascerò al commento di chi ascolta. Golden Years, che mi ha accompagnato nel viaggio, sarà il mio direttore d’orchestra: ci abbiamo lavorato insieme. A proposito di nuovi ascolti, ho ascoltato di più Franco Battiato: è un elemento extra rispetto a Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonello Venditti e Lucio Battisti.

Featuring?

Franco 126 e Tutti Fenomeni. Mi piace quello che si è creato perché sono collaborazioni nate dall’amicizia.

Citi le classifiche e Sanremo nel testo: soffri la gara?

Non ho un rapporto con la competizione, ne parlerò con l’analista. Voglio essere leggero e divertirmi. Nelle classifiche ci sto dentro facendo pop e non boicotto né parlo male di questo calderone. Per me il successo è vedere la gente contenta ai miei concerti e sapere che i miei testi arrivano.

Arrivi all’Ariston con buone pagelle dopo i pre-ascolti: fai gli scongiuri?

Arrivare con queste valutazioni è una gran cosa, a prescindere da come vada. I voti dei pre-ascolti mi portano lì già da vincente. Io scrivo per farmi rispettare dal mio pubblico, faccio questo lavoro perché mi piace scrivere canzoni.

Vorresti vincere il Premio della Critica o il Festival?

Devi affrontare l’apertura della busta con tre sul palco, l’Italia che ti guarda, e poi arrivi terzo. Se non arrivo primo manifesterò il mio scontento. Se perdi, hai perso: vince la tristezza di aver perso sulla gioia per un amico. Vorrei arrivare quinto. Il Premio della Critica non credo che lo diano a me, va a qualcuno con testi seri. Io parlo di sentimenti che non meritano critica. Peraltro ne avevo presentata un’altra che poteva essere più adatta per il Premio della Critica. La scelta è stata di Carlo Conti.

Con Francesca Fagnani nella serata dei duetti proporrete Parole parole di Mina. Perché lei?

È simpaticissima, è salita a bordo con un entusiasmo che non mi aspettavo e con uno spirito leggero. Faremo qualcosa di vintage che strizzi l’occhio alla versione degli anni Settanta. Mi piace usare il mezzo televisivo guardando al passato: negli anni Sessanta e Settanta è stata grandissima. Ho pensato a lei perché molti ci si riconoscono e sa essere dignitosa, volevo una persona che stimassi.

Già nel 2021 avevi stupito proponendo con Valerio Lundini Penso positivo di Jovanotti.

Punto a fare cose non prevedibili. Ho reverenza verso certe canzoni sacre e l’ironia mi protegge: sono sereno a cantare le mie canzoni, ma sulle cover mi vergogno sempre un po’, non avendo una grande voce. Però ho tanti sogni nel cassetto.

Che rapporto hai con la sfiga?

Mai trovo posteggio, mai vinto in competizioni sportive, mai vinto a tombola, dove non ho neanche fatto ambo. Ho comprato l’auto e il giorno dopo era graffiata. Quando devo parlare con una persona appena conosciuta di solito mi rovescio il vino addosso.

Hai detto che Stupida Sfortuna è una canzone d’amore, ma parli anche di più pensieri e meno fiducia: è la disillusione dei trentenni?

Il tema dei trent’anni, ora che ne ho 28, ha cominciato ad avere valore perché i rapporti stanno cambiando: di chi mi fido? Dei miei genitori o di chi mi dice che i rapporti stanno cambiando? Mi piace che ci sia più attenzione ai singoli membri di una coppia. Poi non tutti faranno figli o, se li faranno, arriveranno tardi. Saremo più infantili, ma stiamo meglio dei miei genitori, una generazione che ha avuto meno frequentazioni da psicoterapeuti e ora vive con ferite aperte. Sento comunque di avere bisogno di appigliarmi a qualcosa, mi sto barcamenando.

Cosa puoi dirmi del tour Palazzacci?

Vorrei luci importanti, un approccio un po’ vintage. Devono esserci le telecamere sul palco per farci vedere anche a chi sta lontano, magari con una tecnica cinematografica. Mi sono un po’ stancato delle animazioni alle spalle, mi stanco facilmente. Ma siamo ancora in fase decisionale

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