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Sanremo 2026, Ermal Meta: "Sul futuro non ho risposte ma tanta speranza"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Il cantautore sarà in gara con Stella Stellina; nella serata dei duetti sarà affiancato da Dardust e il brano scelto è Golden Hour. Il 27 febbraio uscirà il suo nuovo album di inediti Funzioni Vitali. L’INTERVISTA

Uscirà venerdì 27 febbraio Funzioni vitali, il nuovo album di inediti di Ermal Meta.

L'artista torna a ridefinire il concetto di cantautorato con un progetto discografico che segna non solo una nuova uscita artistica, ma una vera evoluzione narrativa e sonora del suo percorso. La pubblicazione del disco, prevista contestualmente alla sua partecipazione alla 76ª edizione del Festival di Sanremo (GUARDA LO SPECIALE SANREMO - LE NOSTRE PAGELLE DOPO I PRE ASCOLTI) con il brano Stella stellina. L'album racconta un artista in piena maturità creativa: interprete di melodie intense, ma anche narratore che intreccia esperienze personali con temi collettivi, dall’identità alla memoria, fino alle crisi globali.  Dopo l’ultimo album Buona Fortuna (2024), in cui aveva già esplorato temi di vita, affetto e introspezione paterna, il nuovo lavoro si colloca come riflessione corale sul tempo in cui viviamo. Nella serata dei duetti (TUTTI I DUETTI E IL COMMENTO) Ermal Meta ha scelto di farsi affiancare da Dardust, tra l’altro coautore del brano Stella Stellina: la canzone scelta è Golden Hour, un pezzo per nulla scontato che rappresenta un incontro importante di due mondi apparentemente distanti.

rmal felice di tornare all’Ariston?

Contento dopo cinque anni di tornare sul luogo del delitto, è per me molto emozionante, Stella Stellina aumenta il peso emotivo che porto con me. È il mio primo Sanremo da papà e questo cambia qualcosa, prima non lo avrei immaginato ma ora viverlo mi fa sentire diverso, chi ha figli può capire, è come se ci fosse un grado di responsabilità in più.

Parliamo proprio di Stella Stellina, forse la sola canzone impegnata presente all’Ariston.

Una bambina senza nome in un paese senza voce. Per mia figlia mi invento filastrocche e cercavo qualcosa che avesse a che fare con Stella Stellina, ma quale ora prima ho visto immagini pesanti su Instagram, quei video censurati che devi cliccare per aprire e mi è rimasto impresso lo sguardo della bambina di Gaza: le immagini che ci arrivano sono sempre forti ma quella mi ha colpito di più. Dopo che mia figlia si è addormentata sono sceso di un piano e sono entrato in studio e le parole create per lei di Stella Stellina hanno incontrato una situazione diversa. È un ambito popolare perché parla di un popolo.

Cosa intendi per popolare?

Perché le musiche popolari vengono tramandate nei secoli? Perché è facile ricordarsele poiché entrano nel DNA. Ho mantenuto quella filastrocca, quella melodia che è circolare e non si chiude mai. Mi sono messo nei panni di un adulto: come spieghi a un bambino quello che sta accadendo? E ho pensato a un uomo disperato che si trova in quella terra, trova una bambola e poi tutto è arrivato di getto. Mi è sembrato subito che avesse un peso specifico diverso rispetto ad altre mie canzoni. Carlo Conti ne ha ascoltate parecchie ma abbiamo concordato che era la più giusta per il contesto.

Non compare mai la parola Gaza: c’è un motivo?

Non ho usato la parola Gaza perché contiene tanti altri riferimenti, il discorso è tra persone intrappolate tra muri e mare, poi è ovvio che può virare in diverse direzioni geografiche, può raccontare tragedie ovunque ce ne siano. La parola Gaza non serviva perché è già contenuta in tutti i riferimenti del testo. C’è pure un omaggio a Fabrizio De André nella chiusura della canzone. Non parla di guerra, ha un altro nome perché la guerra sono due eserciti che si affrontano: le parole danno forma al mondo e dunque non serve la specifica. Quegli sguardi li trovi in giro per il mondo, la musica va ovunque e io non voglio indirizzarla come fosse un’arma.

Insomma la canzone più giusta ma non la più semplice.

Esatto. Tempo prima scrissi un pezzo su mia figlia, poi ho pensato fosse il momento di scrivere anche dei figli degli altri, che poi sono i figli di tutti noi.

L’album si intitola Funzioni Vitali.

Il tempo è fedeltà per quello che sei stato ma è anche inganno perché il passato cambia in base a quello che vuoi mettere in risalto. Parlo attraverso una versione di me del passato, negli ultimi due anni ho reciso un po’ di lacci col passato, alcune cose le ho lasciate andare e di altre me ne sono fatto una ragione lasciando spazio per cose nuove, per quello che dovrà arrivare.

Una delle canzoni più potenti dell’album si intitola Droni: come l’hai costruita?

Il primo titolo era Canzone dal Futuro, poi ho deciso di cambiarlo per evitare un futuro distopico con un cielo coperto di droni. Mi chiedo se arrivando dal futuro sarà così e dunque quello stesso futuro è nelle mani della società di oggi. L’humus umano, che vedo costantemente peggiorare, fa capire che per scongiurare un futuro brutto ne ho scritto fino a farne un preludio di quello che è l’album. Il tempo attraversa il disco tra nostalgia, melanconia e domande che rimangono aperte e questo offre uno spazio di vita maggiore. Quando dico “se siamo al sicuro” c’è il punto interrogativo: dunque nessuna risposta ma c’è la speranza.

Temi che il peso della canzone di Sanremo possa essere forte?

Sono cintura nera nell’assorbimento di cog*ni**. Per un cantautore il compito principale è raccontare quello che sente in modo non filtrato perché se filtra sta sbagliando qualcosa. Quando mi espongo so che devo essere pronto a difendere quello in cui credo, che vedo. La Costituzione mi garantisce il diritto di parola e io voglio esercitarlo. Nel 2017 ho portato la storia della mia vita, come diceva una vecchia canzone: se sei bello ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre. Serve un atto di fedeltà a se stessi.

Come ti ha cambiato la paternità?

Il livello di sensibilità è aumentato, lo spessore della pelle si è assottigliato. Più che un senso di protezione c’è quello di impotenza. Come racconti ai bambini cosa è successo e cosa è il male? Forse va raccontato cosa è il bene perché i bambini, crescendo, possano capire da soli. C’è un’attrazione verso il male, se no dopo migliaia di anni non saremmo qui a parlarne, abbiamo solo i vestiti diversi. La vera divisione non è destra o sinistra ma è alto o basso, ovvero chi ha il potere e chi no. I libri venivano bruciati perché erano oggetto di spargimento di idee. Il buddismo insegna che perdi i confini di te stesso col potere straordinario della musica.

Al tuo fianco, come coautore di Stella Stellina e nella serata cover, c’è Dario Faini, ovvero Dardust.

Ci conosciamo da anni, abbiamo iniziato nello stesso periodo, le strade personali poi ci hanno portati in direzioni diverse ma non distanti. Lui ha una mente diversa dagli altri, gli ho passato le mie perplessità e ha fatto un level up pazzesco. La versione che ha arrangiato è molto diversa pur mantenendo le coordinate del pezzo. Era quello che avevo sentito ma non potevo mettere in suono perché guardavo il quadro troppo da vicino. Golden Hour, che faremo nella serata dei duetti, diventa una versione alla Dardust molto bella, sono quasi più curioso della tua reazione sulla cover che sull’inedito.

Il gruppo Sanremo 2026 incontrerà il Presidente Sergio Mattarella: sei emozionato?

Felice e onorato di incontrarlo, è una figura centrale in questi anni, ha dato al Paese, anche nell’immagine all’estero, una dignità e una spina dorsale che altri politici non sono riusciti a garantire. In generale sono un po’ spaventato dalle alte cariche, temevo anche il presidente della Sony. Avvicinarmi a lui lo soffro un po’, quando sono andato dal Papa sono stato male per due ore per l’ansia, cosa che non ho provato a cena con Thom Yorke, che è il mio Cristo personale.

Secondo te era meglio quando eravamo tutti un po’ più scemi?

Ho tre figli (due sono adottivi, ndr), due hanno 18 anni e vivono con noi da poco e cerco di trasferire loro delle cose. Due volte su tre la risposta è “ma che ne sai tu” e mi ricordo che io a 18 anni rispondevo allo stesso modo in casa. Mia madre ci ha provato a trasferirmi qualcosa invano, però mi ha tolto i limiti che mi avrebbero impedito di conoscere il mondo a modo mio. Poi arrivi a un punto in cui riconosci che i genitori avevano ragione ed è una vittoria, perché il figlio ha fatto il viaggio da incosciente seguendo una sua strada fino a riconoscere che la figura genitoriale è stata importante.

Chiudiamo con l’Eurovision: dovesse andare come non si può dire che scelta farai?

La questione non si pone perché non vincerò ma credo che ci siano tanti modi per protestare e uno è andare lì e cantare più da vicino una canzone così. Quando ci fu la rivoluzione in Albania c’ero e se la gente non fosse andata in piazza nulla sarebbe cambiato. È lecito non andare ma anche andare è mettere in faccia a tutti la canzone, rinunciare sarebbe come non fare l’ultimo passo. Con un’altra canzone forse non ci sarei andato, ma qui, ripeto, sarebbe l’errore di non fare l’ultimo passo. Mai però accetterò di modificare il testo. Devo essere in primis fedele a me stesso.

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