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Sanremo 2026, Sayf: "Porto all'Ariston quello che ho sempre fatto"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

L'artista ligure è annunciato come la grande rivelazione del prossimo Festival. Nella serata dei duetti sarà sul palco con Alex Britti e Mario Biondi. L'INTERVISTA

Tu Mi Piaci Tanto è il brano che Sayf porterà in gara alla 76ª edizione del Festival di Sanremo (GUARDA LO SPECIALE SANREMO - LE NOSTRE PAGELLE DOPO I PRE ASCOLTI). Nella serata dei duetti, insieme ad Alex Britti e Mario Biondi proporrà Hit The Road Jack (TUTTI I DUETTI E IL COMMENTO). Sayf, artista italo-tunisino classe 1999, porta nella sua musica il racconto della sua identità, delle sue radici e delle sfide vissute tra due culture, trasformandole in una narrazione autentica e contemporanea.

Adam artiamo dal brano sanremese Tu mi Piaci Tanto: come me la racconti?

E' una canzone come un'altra, me lo ha fatto fare questo mondo che frequento di andare all'Ariston altrimenti uno si fa canzoni per i fatti suoi.

 

La sera dei duetti farai Hit the Road Jack con Alex Britti e Mario Biondi: perché questa scelta?

Mi piace definirla una collaborazione esotica nata per caso, ho visto su internet che i due avevano suonato insieme; ciò detto l'idea del pezzo c'era già, le cose vanno come devono andare.

 

La tua musica è molto contaminata: pop, jazz...ci mettiamo anche un po' di ansia?

Di ansia muoio già per i fatti miei, Sanremo lo rispetto e la canzone mi piace come è venuta. Vado a fare quello che faccio sempre. Il genere non è una scelta ragionata, è uscita così. E' una scrittura con più spazio ai ritornelli che non di solito non uso, mi piacciono le situazioni più cantautorali. Per me una canzone non deve essere piacevole ma deve comunicare qualcosa.

 

Nel testo pari di piazza calde, proprio in questi giorni c'è stata guerriglia a Torino: cosa pensi?

Penso come tanti e spero come tutti nel profondo sogno di un mondo tranquillo e unito da sognatore quale sono. Non sono un rivoluzionario e se qualcuno la interpreta in quel modo io ci sono.

 

Che musica ascolti? Quando aiuta a comprendere la società?

Mi piace tutto in generale, sono affezionato a quella dagli anni Sessanta in poi. Storicamente mi intriga la Prima Repubblica, è fondamentale per capire cosa succede adesso. Oggi le notizie vengono comunicate in modo simile però conoscendo la storia capiamo di più le cose e ne sapremo ancora di più quando i segreti di stato verranno rivelati tra cinquant'anni. Quei periodi non li ho vissuti in prima persona ma studio e mi informo.

 

Nella canzone sanremese c'è una citazione di Luigi Tenco.

Luigi Tenco è morto a Sanremo, io faccio un discorso sulla pressione delle aspettative. Questo per me è un tirocinio, da una vita faccio musica senza attenzione addosso e ora sta arrivando, quindi ho la pressione di giocarmela bene non per la carriera ma per la vita: se finisce il sogno della musica non so cosa andrei a fare.

 

Il tuo rapporto con la scuola genovese?

Quando le cose girano bene sono contento ma ci tengo a sottolineare che si parla di una nuova scuola genovese ha un respiro nazionale, sono si va troppo a romanticizzare la città.

 

Nel testo parli anche di lentezza, oggi un privilegio.

Sono in sintonia col volere andare più lento ma sono conscio che questo mondo ha i suoi ritmi, il mondo della musica va veloce e Sanremo ancora di più.

 

Fai riferimento a errori commessi nella tua vita: oggi ci convivi? Ci hai fatto pace?

Non sono un fallimento né una tragedia, sbagliare è fondamentale per capire, sono importanti il pensiero logico e l'onestà intellettuale che ti permettono di capire.

 

L'incipit parla di un muratore e delle alluvioni in Liguria e in Emilia: molto cinematografico, ci farai un video?

Ti confesso che il video lo ho già girato ed è uscito spontaneo. Il testo esce improvviso, scrivo le prime parole, il figlio di un muratore e vai avanti nella stesura. La Liguria la ho vissuta in prima persona, da adolescente sono andato ad aiutare a togliere il fango, c'è anche una allusione a mala amministrazione ma non vado oltre poiché non ho le competenze.

 

Nei tuoi testi ci sono ironia e pathos emotivo: come li coniughi?

Ne parlavo con un amico, va interpretato con infantilismo come il bambino che ti dice ridendo che sei brutto, è quel tono che permette di dire una verità o un punto di vista anche crudo ma senza la pesantezza dell'adulto. Poi la parica affina la tecnica e impari il dono della sintesi per farti capire meglio.

 

Il tuo primo impatto con Milano non è stato dei migliori, vero?

Quando sono venuto a Milano per la prima volta è stato realizzare un piccolo sogno americano, avevo amici che già vivevano qui. Eravamo in tre in un bilocale a Sesto Rondò, poi c'è stato il lockdown e appena possibile sono tornato a Genova a fare la stagione per l'ennesima volta. Se non hai un chiaro rapporto con la realtà rischi di farti abbagliare e diventare l'ennesimo pupazzetto che viene spremuto e abbandonato, se finisse domani me ne farei una ragione ma sono sempre stato me stesso. La mia vita va avanti a prescindere da quanti mi dicono che sono bravo.

 

Cosa rappresenta il Festival per un ligure?

Sanremo per me è cultura italiana. Era seguito anche in Tunisia e in Albania, penso alla generazione di mia madre che è degli anni Sessanta e lo ha sempre guardato, per cui è sempre stato nella mia vita in qualche modo. Appena sono stato ufficializzato ho chiamato mia mamma in Tunisia e glielo ho detto.

 

Ti fa paura il Festival?

Non mi fa paura, non lo disdegno. E' importante rimanere legati a quello che si vive, sono tranquillo. Non mi cambia. Ho fatto le prove a Roma con l'Orchestra e sono fiero e contento di poter suonare con loro, ha aggiunto più anima alla canzone.

 

Credi di poter creare una nuova narrativa musicale e umana, considerate anche le tue origini?

Sono mischiato, non appartengo a una narrazione che va in una sola direzione. A tratti è agevolata a tratti è complicata. Ci tengo al messaggio delle seconde generazioni, il mio scrivere forse è un po' più italiano. Faccio quello che mi viene naturale. Per come faccio musica e parlo potrei essere un ponte per fare capire a una generazione di adulti chi è Baby Gang: io sono parte di quella generazione seppur con un linguaggio differente. Bisogna darsi la possibilità di vedere più dinamiche, poi col quadro completo puoi giudicare.

 

Andrai a Eurovision se toccasse a te?

Intanto deve andare in un certo modo. Condivido le proteste di chi le fa per quello che accade in Palestina. Per ora non ci penso.

 

Hai chiesto consigli a qualche tuo collega?

Ho visto per caso Geolier, ho parlato con Olly e con Bresh, tutti mi dicono di stare tranquillo, di prepararmi al marasma.

 

Una suggestione per fare capire a chi non ti conosce chi è Sayf?

Direi di ascoltare A me piace il Sud di Rino Gaetano, Un giudice e Il Bombarolo di Fabrizio De André per capire un po' del mio linguaggio, ma sia chiaro senza presunzione. Di mio propongo Se Dio Vuole (Intro) ed Egoista per costruirsi una idea di come faccio la musica a grandi linee.

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