Sanremo 2022, Dargen D'Amico diffonde al Festival la dignità della terapia musicale

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Fabrizio Basso

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E' tra le sorprese di questo Festival. Nella serata delle cover porterà all'Ariston una sua versione de La Bambola di Patty Pravo. Il 4 marzo uscirà il nuovo album Nei Sogni nessuno è Monogamo. L'INTERVISTA

Fin dai pre-ascolti Dove si Balla è entrata nel cuore. Perché a far muovere la gente sono bravi in tanti, ma a farlo con un messaggio sono in pochi. Uno di questi è Dargen D'Amico che al Festival di Sanremo (IL LIVE DELLA 4^ SERATA - GUARDA LO SPECIALE SANREMO) porta, insieme alla sua arte e alla sua ironia, il senso forte e voluto della ripartenza.

Jacopo quanto sei soddisfatto delle prime serate?
Molto e dei risultati sono felice anche per chi lavora con me da settimane. Voi vedete l’artista ma dietro ci sono persone che lavorano giorno e notte. Non penso alla classifica, quella interesserà soprattutto chi va sul podio e il pubblico.
Come è nata Dove si Balla?
Nasce tra ottobre e novembre scorsi. Lo abbiamo inviato a Sanremo all’ultimo minuto ed è nato come conseguenza del ritorno dell’emergenza. Ho deciso di trovare una valvola di sfogo alle tensioni accumulate da quando sono stato costretto a smettere di fare l’artista. Da una parte mi sono messo a scrivere ma dall'altra ho abbandonato quella per il mio progetto. Poi ho aperto il rubinetto ed è nato il brano.
Nel testo si parla di discoteche. Nella realà si parla di riaperture.
Se c’è una seria progettualità sono contento. Se le persone vaccinate possono stare nella stessa stanza e ballare sono contento. Se si riapre per poi richiudere però è peggio, i locali piccoli rischiano una chiusura definitiva. Spero si possa tornare a fare cultura con l’intrattenimento.

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Perché hai scelto La Bambola di Patty Pravo nella serata delle cover?
Volevo un brano difficile, che mi facesse rischiare. Lì ho potuto fare qualcosa all’interno del testo rileggendo una parte della narrazione, riscrivedo una frase, dando al brano la prospettiva del 2022. Il tutto con l'autorizzazione degli autori. In questo momento voglio avere la responsabilità di quello che faccio, voglio essere l’unico protagonista seppur per fini terapeutici personali: è per questo che non avrò nessun compagno d'avventura.
Quando parli di fottersene...a cosa ti riferisci?
Del terrorismo psicologico, dei media che cavalcano le nostre paure, delle paure mentali. Prima mi chiudevo, da poco ho un diverso punto di vista. Quando scrivi un brano non pensi a Sanremo e poi quando ci sei capisci che le parole assumono un altro significato. Dunque fottiamocene di tutte le limitazioni.
So che è in arrivo un progetto discografico.
Uscirà il 4 marzo e da quando ho scoperto di andare a Sanremo la ho vista come una occasione per impormi a stare sempre a scrivere; nel disco troverete le cose più dignitose che ho scritto, quelle che reputo sufficienti da dicembre a oggi. Ho condensato in brani i miei pensieri dell’ultimo periodo e quello che mi è rimasto attaccato alla testa. Non ci sono collaborazioni, è un rapporto diretto verso la scrittura ma non sarà sempre così. Si intitola Nei sogni nessuno è monogamo.

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Che sensazione trasmette il palco dell'Ariston?
Premesso che su un palco non ci salivo da due anni e mezzo, l’emozione era anche costituita dal tornare a fare qualcosa che non credevo sarebbe stato possibile. .
Cosa cambia da essere autore per se stessi o per altri?
Scrivere per altri è molto diverso, su di me cerco sempre una sensazione, una parola sulla quale ho continuato a rimuginare. Per gli altri è un lavoro di squadra, un trovarsi a metà strada. Sono colori opposti, il bianco e il nero.
Cosa ti ha sorpreso del Festival?
In negativo direi niente, forse solo il discorso dell’isolamento che sopportiamo da due mesi: vorrei tornare a vedere essere viventi che non siano solo le persone con cui lavoro. Di positivo mi piace l’atteggiamento da turisti in riviera che chiacchierano di musica. Qui ci venivo da piccolo in colonia.
Come usciremo da pandemia?
Se migliori o peggiori dipende da noi, interroghiamoci e prendiamoci la responsabilità del non fatto e non detto, la responsabilità verso le generazioni abbandonate tra adolescenza ed età adulta. Se subiamo passivamente questa situazione nessuno verrà al posto nostro.
Col ritmo di Dove si Balla raccogli l'eredità di Musica Leggerissima?
No quello è un gran brano, il mio no. Certo parliamo della necessità della musica, dell’autostima della musica però loro mi sembrano distanti.
La sensazione è che tu preferisca stare dietro le quinte: sei combattuto tra le tue due anime, il produttore e l’artista?
Forse non sono il più adatto a promuovere le canzoni nell’epoca digitale. I social non sono il mio mondo, ho solo forzato l’immobilismo in cui vivevo e Sanremo è stata l’occasione giusta. Torno padrone delle mie azioni. Amo ascoltare la musica degli altri e mi trovo a mio agio quando scrivo cercando di capire cose di me. Credo nella dignità della terapia musicale.
Tornerai un giorno al Festival?
Intanto finiamo questo. E comunque se ci sono riuscito io possono farcela tutti!

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