Katharsis di Anelie: il videoclip dell’autunno è una Primavera dei sensi

Musica

Camilla Sernagiotto

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La storia di una giovane cantautrice che vince come premio la realizzazione di un videoclip è l’inizio di un viaggio non solo nella musica: anche dentro se stessi. Giulia Aneli, in arte Anelie, incanta tutti con un pezzo che tocca corde lontane, in un’atmosfera autunnale che rende la morte un’occasione di rinascita. Ecco la sua storia, toccante come il suo videoclip

Ci sono sonorità, ritmi, parole e melodie che arrivano da lontano, da così lontano che le si definisce “ancestrali”. Provengono da qualcosa che è rimasto in fondo all’inconscio, residui di quella culla estatica che è stata l’utero per ciascuno di noi.

Solitamente c’è lo zampino del quattro quarti, la ritmica che ricalca il battito cardiaco e che ci riporta dunque alla “batteria” che abbiamo ascoltato per nove mesi nel grembo materno. Se ad esempio si ascolta Teardrop dei Massive Attack è ovvio che si proverà qualcosa di ancestrale.

Ma se ai Massive Attack piace vincere facile, una che invece ha colto la sfida senza ricreare un ambiente uterino ma facendoci comunque inzuppare la madeleine proustiana nel latte della memoria è Anelie, al secolo Giulia Aneli.

Si tratta di una giovane cantautrice che ha vinto un concorso canoro il cui premio era la realizzazione di un videoclip.
Così è nato il suo video appena uscito, quello con cui ci fa conoscere la sua Katharsis. Un brano che ti entra dentro e non ne esce più, provare per credere.

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Amalgamando atmosfere infantili - a metà tra la ninna nanna, la filastrocca e il classico carillon con la ballerina - queste note e le parole che le accompagnano dribblano qualsiasi cervello e arrivano dritte dritte ai nervi.

Il risultato? Un po’ benzodiazepina, con conseguente scioglimento dell’ansia, e un po’ fanciullino pascoliano che riemerge.
E, non a caso, se Pascoli ci ha parlato della nebbia impalpabile e scialba che nasconde le cose lontane (anche ciò che è morto), Anelie racconta il suo desiderio di fondersi con le chiome gialle e rosse degli alberi, in un inno all’autunno che è anche una celebrazione della morte intesa come veicolo di rinascita.

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Abbiamo chiesto ad Anelie di raccontarci tutto ciò che c’è dietro alla sua canzone Katharsis ma prima di leggere la sua intervista (che trovate qui sotto) fatevi portare lontano dal suo videoclip.

Che in realtà non porta in nessun altro posto se non dentro noi stessi.

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Come e quando è nata la canzone Katharsis?

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Innanzitutto Katharsis non è il primo titolo della canzone. Il titolo iniziale era Il vanto della sirena. È nato prima il testo. Le parole sono scaturite dallo stato d’animo di quella fase della mia vita. Sentivo l’urgenza di liberarmi di un peso ma non ero cosciente di cosa mi bloccasse. Tuttavia credo che quel disagio fosse necessario per fare risvegliare l’altra parte, quella che voleva vivere. Quindi nella morte (di questa parte stantia e dolorosa che non mi apparteneva) vedevo una liberazione. Una sera di circa cinque anni fa mi trovai a casa di Matteo Cerboncini, chitarrista di Gianluca Grignani, Dolcenera e Alexia tra gli altri. Avevo questo testo con me non ancora finito. Se ricordo bene, su insistenza di Matteo (per fortuna!) registrammo comunque l’idea. Non suonavo alcuno strumento quindi non avevo un’idea dell’armonia. In quei giorni però ricordo che ascoltavo in macchina la soundtrack di Pulp Fiction e penso mi abbia influenzata parecchio. Ho canticchiato una melodia e Matteo ha fatto tutto il resto. Il giorno dopo ho finito il testo e abbiamo completato anche la registrazione.

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Di cosa parla Katharsis, cosa c’è dietro a quel testo e a quella musica?

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Matteo è riuscito a dare alla canzone una sorta di mood cantilenante che rappresenta un po’ quel mondo evocativo di scrigno che ho in testa. Vuole ricordare la ballerina che danza nel carillon, solo che questa cosa è scaturita dopo credo. Katharsis è una sorta di filastrocca che forse può far pensare alla morte come unica via di uscita ma una morte a quelle parti di noi che non sono davvero noi. Parti di noi che neanche ci appartengono ma la cui presenza innesca un disagio. Proprio il disagio è il tentativo di queste parti di comunicare che c’è altro da cercare. Dovrei ricordarmelo più spesso che l’ansia è lì per un motivo, per spingere a migliorarsi, a conoscersi di più per entrare in connessione con le istanze più intime, specialmente in questo momento buio.


Fa parte di un album in uscita?

È da un po’ di tempo che coltivo l’idea di un album e Katharsis doveva farne parte ma non so se manterrò il progetto originale che avevo in mente. Nel frattempo la mia vita si è un attimo rivoluzionata, una pandemia mondiale e la perdita del babbo. È come se fossi nata un’altra volta e l’ho ringraziato tanto. Ho ritrovato cose di lui di cui non sapevo nulla, una canzone scritta probabilmente durante la leva, disegni bellissimi. Ho sentito una connessione profonda e ora più che mai sento di doverci provare anche per lui. Stanno nascendo nuovi brani, quindi sì. Posso annunciare ufficialmente che uscirà un album di cui presto saprete qualcosa!

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Hai vinto un concorso il cui premio era il videoclip, giusto? Ci racconti?

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Sì! Lo scorso luglio mi è stato proposto di portare una canzone al festival La canzone è la mia ora d’aria, una rassegna di cantautorato, arte e poesia ad Acqui Terme. Io una canzone avevo e, come quando il quadro decide di cadere il tal giorno alla tale ora, fran! Ho detto Ma sì! E non ho cambiato idea, quindi doveva essere proprio il momento. Ho partecipato con l’obiettivo di darmi l’input a scrivere, qualunque fosse stato il risultato. E poi ho vinto la possibilità di girare questo videoclip. Una cosa bellissima! Ringrazio Mario Andrea Morbelli, artista straordinario e co-organizzatore del festival. Ha girato anche il video e lo ha montato in un nano secondo! Ha tradotto visivamente con la sua sensibilità ciò che effettivamente volevo esprimere con la canzone, con una grande attenzione ai dettagli. Anche la location era perfetta: un agriturismo perso tra i filari delle colline di Acqui, Podere Luciano. Mi sentivo dentro a un’illustrazione di Beatrix Potter o un libro di Emily Bronte o a tratti in Shining per le numerose stanze. Ma non c’era affatto un’atmosfera di ansia, tutto il contrario. Penso che sia stato il momento perfetto per girarlo. Adoro l’autunno e nel testo ne parlo quando desidero fondermi con le chiome gialle e rosse degli alberi. Anche questo dettaglio è stato reso perfettamente dal video.

Come hai incominciato? Parlaci della tua storia musicale.

Ho cominciato cantando Battisti e Cochi e Renato nei lunghi viaggi in macchina con gli zii. E le canzoni di Francesco Baccini che per la gioia di papà e del resto della famiglia si ascoltava senza posa per farmi felice. Ho sempre cantato e da piccola avevo iniziato a suonare il pianoforte da Zana, a Novi Ligure. Credo poi che il trauma dei saggi di fine anno mi abbia tolto la voglia di continuare. Mi sono data alla danza, altro grande amore. Ho ballato per un po’ di anni e poi ho smesso. Ho sempre ascoltato tanta musica. Nel 2010, sempre grazie a Matteo, ho incominciato a studiare canto con Alice Lenaz, pittrice e cantante spaziale. Da lì non ho più smesso. Ho messo in piedi la mia prima formazione musicale, un duo con Eric Zanoni, chitarrista piemontese della provincia di Alessandria. Io e lui siamo cresciuti musicalmente insieme e abbiamo cominciato a fare le prime serate in zona nel 2010. Suoniamo ancora insieme ma in trio. Qualche anno più tardi si è unito a noi Matteo Foresto al cajòn. Insieme suoniamo con un progetto pop soul acustico dal nome Why Factor.

Che percorso hai seguito per educare il tuo strumento, la voce?

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Ho studiato in seguito con altri insegnanti: Max di Lullo, Serafina Carpari, Alessandro Imelio e Marco Clarizia, raccogliendo tanti strumenti preziosi da ognuno di loro. Da Alice i rudimenti della respirazione, tanto ascolto musicale e improvvisazione jazz. Da Serafina e Max tecniche diaframmatiche, tecniche vocali per un’emissione più funzionale e sostenibile e nozioni di armonia. Con Alessandro ho approfondito l’aspetto della voce connesso alla dimensione della coscienza e della propriocezione (la capacità di percepire e riconoscere la posizione del proprio corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei propri muscoli, senza il supporto della vista, ndr). Da lì ho conosciuto il metodo Estill EVTS a cui sono molto legata. Due anni fa ho frequentato il corso di primo livello e preso la certificazione con Alejandro Martinez e mi sono appassionata all’aspetto fisiologico e scientifico della voce e dell’apparato fonatorio. È meraviglioso pensare alla voce anatomicamente sapendo che posso muovere una cartilagine per ottenere un tipo di suono e non solo, preservare la voce consapevolmente. Parallelamente alle lezioni con Alex ho approfondito anche il metodo SLS (Speech Level Singing) con Marco Clarizia, un altro metodo fenomenale e straordinariamente pratico e veloce per ottenere grandi risultati. In questi anni ho frequentato masterclass e seminari tenuti da Franco Fussi, Erika Biavati, Albert Hera e ancora voglio continuare a prendere tutto il possibile. Un pezzetto di qua e un pezzetto di là, tutto è utile. E amo sperimentare.

Cosa ne pensi della situazione di chi vive di musica oggi, in piena pandemia?


Spero che si trovi una soluzione, la musica e l’arte devono continuare a far parte della vita delle persone. La mia gioia più recente è stata entrare a far parte dei Beggar’s Farm come corista. Proprio l’ultimo giorno in cui si poteva abbiamo suonato in teatro ad Alba con il tributo a Battisti interpretato da Rosario De Cola, per un soffio perché il giorno dopo hanno chiuso i teatri.

Quali influenze musicali ti caratterizzano?

Tante, anche funky, jazz e blues. Oltre al trio pop soul dei Why Factor, collaboro con Fabio Polentini. Fabio è un chitarrista dalle molteplici influenze, in particolare funky e jazz. Con lui ho messo in piedi un duo, Notes of Ebony, con cui propongo un progetto di brani principalmente cantautorali, dalle sonorità pop-blues e jazz appunto. Fabio sta curando la composizione e l’arrangiamento dei nuovi brani inediti. Infine sono orgogliosa di far parte del progetto di inediti di un caro amico cantautore di Verona, Francesco Bussola, con cui ho registrato la linea vocale in alcuni suoi brani. Francesco e un altro cantautore, Gaetan Della Vedova, un paio di anni fa hanno organizzato un concerto circolare in un agriturismo del veronese: noi al centro e il pubblico intorno disposto a cerchio. Un’esperienza bellissima.

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Cosa ne pensi dei talent show?

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Non ho mai avuto il desiderio di partecipare a un talent finora. Quest’anno seguo X Factor (LO SPECIALE) quando riesco e sono fan di Casadilego e spero che vinca. Sono un ottimo modo per acquisire visibilità. Credo fortemente nello spirito di condivisione e gioia della musica e spero che non si perda.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Assolutamente scrivere, scrivere e scrivere. Ho cominciato a prendere lezioni di chitarra. L’obiettivo è di studiare armonia musicale per poter comporre e suonare qualche mia canzone. Dall’altro lato voglio portare avanti il mio progetto per i matrimoni in cui abbiamo investito tanto. Infine l’insegnamento del canto è una via che sto valutando in questo momento.

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