Hamnet, Ian McKellen critica il film: "Ispirazione di Shakespeare non solo dalla famiglia"
CinemaNonostante il consenso raccolto dalla pellicola di Chloé Zhao, l'attore britannico considerato tra i maggiori interpreti shakespeariani (tra il 1974 e il 1978 ha lavorato con la Royal Shakespeare Company di Londra) esprime una posizione scettica. In un’intervista rilasciata al quotidiano The Independent, ha dichiarato: “Non riesco proprio a capirlo”. E ha aggiunto: “Non sono molto interessato a cercare di capire da dove provenisse l’immaginazione di Shakespeare, ma di certo non derivava solo dalla vita familiare"
Nel mondo del teatro e del cinema contemporaneo, poche personalità possono vantare un legame con l’opera di William Shakespeare paragonabile a quello di Ian McKellen. Attore di lungo corso, interprete di numerosi personaggi shakespeariani tra i più celebri, Ian McKellen rappresenta una delle voci più autorevoli quando si parla del Bardo. Proprio per questo motivo hanno suscitato attenzione le sue dichiarazioni critiche nei confronti di Hamnet - Nel nome del figlio, il film diretto da Chloé Zhao che sta affrontando la stagione dei premi.
Il lungometraggio ricostruisce, in chiave narrativa, gli eventi legati alla morte del figlio di Shakespeare e suggerisce che quella perdita possa aver ispirato la stesura di Hamlet. Un’ipotesi drammaturgica che ha convinto gran parte della critica internazionale, ma che non ha pienamente persuaso Ian McKellen.
Un consenso diffuso che non convince l’attore
Accolto con entusiasmo, Hamnet ha ricevuto giudizi molto positivi, in particolare per l’interpretazione di Jessie Buckley nel ruolo di Agnes, la moglie di Shakespeare, figura storicamente più nota come Anne. La prova dell’attrice è stata indicata da molti come uno dei punti di forza del film.
Ian McKellen, tuttavia, ha espresso una posizione più scettica. In un’intervista rilasciata al giornale The Independent, ha dichiarato: “Non riesco proprio a capirlo,”. E ha aggiunto: “Non sono molto interessato a cercare di capire da dove provenisse l’immaginazione di Shakespeare, ma di certo non derivava soltanto dalla vita familiare.”.
Parole che mettono in discussione l’idea centrale del film, ovvero che l’ispirazione per Amleto possa essere ricondotta principalmente a un evento intimo e domestico.
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Tra scetticismo e pronostici per gli Oscar
Pur mantenendo le proprie riserve, Ian McKellen ha riconosciuto che Hamnet potrebbe conquistare uno o più premi Oscar alla prossima cerimonia. L’attore ha infatti ammesso che il film ha buone possibilità di affermazione, pur definendo alcuni aspetti della trama “improbabili”.
Nel formulare la propria critica, Ian McKellen ha evocato un precedente cinematografico di grande successo, Shakespeare in Love, vincitore dell’Oscar come miglior film nel 1999. A suo giudizio, anche quell’opera proponeva “visioni singolari su come vengano messi in scena gli spettacoli teatrali”.
Il riferimento sottolinea una certa distanza dell’attore rispetto alle ricostruzioni romanzate della vita e del lavoro di Shakespeare, soprattutto quando si avventurano in interpretazioni creative dei meccanismi che presiedono alla nascita delle sue opere.
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I dubbi sulla rappresentazione di Anne Hathaway
Nel corso dell’intervista, Ian McKellen ha riflettuto più in generale sull’interesse che continua a circondare la figura di Shakespeare: “Shakespeare è forse la persona più famosa che sia mai esistita, quindi naturalmente c’è curiosità su come fosse fisicamente e su quale fosse il suo rapporto con la famiglia”.
Allo stesso tempo, ha riconosciuto i limiti della conoscenza storica: “E non possiamo saperlo”. Tuttavia, McKellen ha espresso perplessità su una scelta narrativa specifica del film: "Ma l’idea che Anne Hathaway non abbia mai visto uno spettacolo teatrale? È improbabile, considerando quale fosse il mestiere del marito. E sembra che non sappia nemmeno che cosa sia un’opera teatrale! Credo che ci siano alcuni dubbi sulla plausibilità”.
Dunque, secondo Ian McKellen, la rappresentazione di Anne Hathaway appare poco convincente alla luce della professione del marito, e solleva interrogativi sulla coerenza interna del racconto.
E se in questo istante vi sentite spaesati, non capendo in che ruolo del film si cali esattamente Anne Hathaway, niente paura (ci cascano in molti): qui non stiamo parlando dell'attrice de Il Diavolo veste Prada ma della sua omonima vissuta tra la fine del 1500 e l'inizio del 1600, ossia la moglie di William Shakespeare.
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La natura dichiaratamente romanzesca dell’opera
Va ricordato che Hamnet non si propone come una ricostruzione storica rigorosa, bensì come un’opera di finzione ispirata a eventi reali. Questo elemento è chiaramente esplicitato da Maggie O'Farrell nell’epilogo del romanzo da cui il film è tratto.
Nel testo conclusivo, Maggie O'Farrell scrive: “Questa è un’opera di finzione, ispirata alla breve vita di un ragazzo che morì a Stratford, Warwickshire, nell’estate del 1596”.
Una dichiarazione che delimita con precisione il perimetro dell’operazione narrativa e ne ribadisce la natura immaginativa.
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Otto candidature e una sfida aperta
Sul piano dei riconoscimenti, Hamnet si presenta alla prossima edizione degli Oscar con otto candidature. Jessie Buckley è indicata come favorita per la statuetta come miglior attrice protagonista, mentre nelle altre categorie, compresa quella di miglior film, la competizione si annuncia intensa. Tra i titoli rivali figurano Sinners e One Battle After Another.
Tra consenso critico e riserve autorevoli, Hamnet continua dunque a far discutere, diviso tra l’ammirazione per la sua forza emotiva e le perplessità di chi, come Ian McKellen, guarda con cautela alle ricostruzioni immaginarie della vita del più celebre drammaturgo di sempre.