Prima della Scala 2022, cosa sapere e dove vederla in tv

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Foto di Brescia e Amisano

La Stagione 2022/2023 del Teatro alla Scala inaugura il 7 dicembre con Boris Godunov, il capolavoro di Modest Musorgskij per l’occasione diretto da Riccardo Chailly con la regia di Kasper Holten e con protagonista Ildar Abdrazakov. Una storia di potere, colpa e follia che riecheggia il teatro di Shakespeare e che riafferma il valore della democrazia e della libertà di parola

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La Stagione 2022/2023 del Teatro alla Scala inaugura il 7 dicembre con Boris Godunov, il capolavoro di Modest Musorgskij per l’occasione diretto da Riccardo Chailly con la regia di Kasper Holten e con protagonista Ildar Abdrazakov (alla sua sesta apertura della Stagione scaligera dopo le passate esperienze al fianco di Riccardo Muti e dello stesso Chailly). La Prima, che sarà trasmessa in diretta da Rai Cultura su Rai1, sarà visibile anche su Raiplay e ascoltabile su Radio3.

LE VERSIONI DI BORIS GODUNOV

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Il compositore Musorgskij, nato in una famiglia di proprietari terrieri e convertito alla musica dopo l’abbandono della carriera militare, ha esordito con l’opera Boris Godunov. Il libretto, ispirato all’omonima tragedia di Aleksandr Puškin e alla Storia dello Stato russo di Alexander Karamzin, disegna un dramma shakesperiano della colpa sullo sfondo del “periodo dei torbidi” (1598-1614), gli anni di anarchia compresi tra la morte di Ivan il Terribile e l’avvento dei Romanov. Nel 1869 Musorgskij presenta alla commissione dei Teatri imperiali di San Pietroburgo la versione Ur-Boris (Boris Originario), radicalmente innovativa per il linguaggio visionario che spezza le forme dell’opera tradizionale: è un’opera densa, cupa e profonda, priva di parti femminili e di tenori eroici o amorosi. Eccessivamente inconsueta per l’epoca l’opera, prima respinta e poi revisionata, attende il 1928 per la prima esecuzione assoluta della versione originale a Leningrado, fino alla definitiva riscossa sotto la direzione di Valery Gergiev al Teatro Kirov di San Pietroburgo nel 1992. Boris Godunov, già presente al Teatro alla Scala in 26 occasioni che includono la prima rappresentazione italiana del 1909 voluta da Arturo Toscanini e l’apertura della stagione scaligera del 1979 voluta da Claudio Abbado, torna ora al Piermarini proprio nella versione Ur-Boris.

LA TRAMA

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La vicenda, cupa e attuale, riecheggia la vertigine del potere del Macbeth verdiano che ha inaugurato la Stagione 2021/2022 del Teatro alla Scala. Nel 1598, dopo la morte dello zar Fëdor, guardie e sacerdoti esortano il popolo a pregare affinché il boiaro Boris Godunov accetti di ascendere al trono. L’incoronazione ha infine luogo nella piazza delle cattedrali del Cremlino con un’imponente cerimonia, turbata però da alcuni disordini. In una cella del monastero di Čudov l’anziano monaco Pimen sta per terminare la sua cronaca delle vicende della Russia, che riporterà la verità sull’assassinio dello zarevič Dimitri, il legittimo erede al trono, perpetrato su ordine di Boris. Pimen narra il delitto al novizio Grigorij, che avendo la stessa età dello zarevič risolve di farsi passare per lui e guidare così una rivolta contro Boris per impossessarsi del trono. Per evitare l’arresto, Grigorij ripara in Polonia attraversando la frontiera con la Lituania. Le ultime scene narrano i fatti accaduti nel 1604: i figli di Boris, Ksenija e Fëdor, sono cresciuti. Lo zar governa un paese ormai stremato dalla carestia, in cui il malcontento serpeggia tra il popolo e le voci sul regicidio commesso si moltiplicano, mentre alle frontiere premono le forze ribelli guidate da Grigorij. Perseguitato dal fantasma dello zarevič, Boris Godunov perde il senno e, dopo un’ultima esortazione al figlio Fëdor, muore, chiudendo così un circolo fatto di inchiostro e di sangue.

IL DRAMMA DEL POTERE NELLE PAROLE DI KASPER HOLTEN

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“È un’opera molto speciale, non c’è una storia d’amore. Parla di cinismo, potere, della ricerca di potere a ogni costo, di vittime innocenti che pagano il prezzo per questa perdita di potere” ha raccontato il regista Kasper Holten in un’intervista a Sky TG24. “Ricorda alcuni personaggi di Shakespeare come Macbeth o Riccardo III. E credo sia una storia reale ai tempi di Shakespeare e di Boris Godunov ma anche in quelli di Musorgskij. E credo sia rilevante anche oggi”. Gli echi del teatro di shakespeariano ritornano nei temi della colpa individuale, delle inevitabili conseguenze, della follia e della sete di potere, che viene scalfita solo dalla ricerca della verità: “Ci permette di comprendere quanto sia importante che il potere non si concentri nelle mani di una sola persona. Abbiamo bisogno di democrazia e di libertà di parola” ha proseguito Holten, ispirato nella sua regia non solo dagli “archivi di carta” che “rappresentano la cronaca, i documenti, la storia che il monaco Pimen sta scrivendo”, ma anche dal “contrasto tra il linguaggio del potere e quello delle vittime della violenza”. Sull’esperienza all’apertura della Stagione scaligera, il regista ha inoltre aggiunto: “Io amo le sfide, e la Prima alla Scala è sicuramente la più grande al mondo che possa esistere per un regista. E Boris Godunov è un’opera di sfida”.

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