Gigi Proietti: un anno fa la morte del Maestro dello spettacolo italiano

Spettacolo
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Il 2 novembre di un anno fa, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, ci ha lasciato quello che in molti considerano “l'ultimo grande Re di Roma". L'artista poliedrico che della sua romanità, della sua ironia, della sua simpatia e del suo talento ha fatto la cifra stilistica del suo essere showman a tutto tondo

Gigi Proietti ci ha lasciato un anno fa, il 2 novembre 2020, (Scopri l'Omaggio di Sky Cinema) nel giorno del suo 80° compleanno. Appassionato di musica sin da bambino, suonava la chitarra, il pianoforte, la fisarmonica e il contrabbasso. Il primo, inaspettato, successo arriva solo nel 1970. Aveva già 30 anni quando è stato chiamato improvvisamente e inaspettatamente a sostituire Domenico Modugno nella parte di Ademar nella commedia musicale “Alleluja brava gente”. Da allora ha iniziato una carriera ricca di trionfi, dal teatro alla tv, dal cinema alla musica.

Il boom di Gigi Proietti negli anni Settanta

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La strada è tracciata. La sua ascesa è inarrestabile. Il sodalizio artistico con Roberto Lerici gli permette di dare libero “sfogo” alla sua straordinaria capacità di improvvisazione. Lo spettacolo di maggior successo degli anni Settanta (considerato uno dei maggiori successi teatrali di sempre) è A me gli occhi please. Nei suoi spettacoli in teatro Gigi, completamente privo di guida registica, si scatena: imitatore, monologhista, cantante. Anche ballerino. Lo spettacolo prevedeva sei serate. Ce ne furono più di 300. L’amore per il palcoscenico era così grande che lui stesso si prese cura di uno dei più particolari e suggestivi luoghi culturali e dello spettacolo della Capitale: il Globe Theatre. Che lui volle a tutti i costi e “coccolò” con amore paterno.

L'amore per il teatro

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Il Globe Theatre di Roma dedicato a Gigi Proietti

Il teatro è stato un richiamo al quale non ha saputo resistere: “Successe quando andavo all'università, ero un ragazzetto. Mi iscrissi al Centro universitario teatrale che si ricostituiva allora dopo la guerra, e mi presero, non so nemmeno perché. Onestamente, non sapevo fare proprio niente”, raccontò in un’intervista a Repubblica.

Ha doppiato i più grandi

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Cabarettista, doppiatore, conduttore televisivo, regista e molto, molto di più. Ha dato il suo volto a personaggi che sono entrati nel cuore della gente, ha prestato la sua voce a icone del cinema che hanno fatto la storia. Dopo Gatto Silvestro dei cartoon della Warner Bros, diventa la voce di Robert De Niro, Sylvester Stallone (la prima volta nel primo Rocky), Richard Burton, Charlton Heston, Marlon Brando, Richard Harris, Dustin Hoffman, Donald Sutherland. È stato anche Genio della lampada nel film Aladdin.

Il Maresciallo Rocca, un successo unico

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Addio Gigi Proietti: la sua vita e la sua carriera in foto

Con il suo amatissimo Maresciallo Rocca (dell’omonima serie tv) Gigi Proietti ha battuto tutti i record. Faceva più di 13 milioni di ascoltatori a puntata. L’addio della serie fu accolta dal pubblico con un senso di vuoto e di sgomento. Davanti al piccolo schermo, la sera del 12 marzo 1996, ci furono quasi 16 milioni di spettatori. Nemmeno a dirlo, il Maestro ottenne il Premio TV come personaggio maschile dell’anno. Nel 2018 ha ricevuto il Nastro d'Argento alla carriera. Come doppiatore ha vinto il Nastro d'argento per il suo lavoro sul personaggio di Robert De Niro in "Casinò".

Il suo talento passa anche da Tinto Brass

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Il talento di Gigi Proietti passa attraverso i suoi personaggi e i suoi immensi cavalli di battaglia: dal Mandrake di Febbre da Cavallo del 1976 (con “Febbre da cavallo – La mandrakata“ ha vinto il Nastro d’argento come miglior attore protagonista) a Shakespeare, dalle macchiette di Ettore Petrolini al palcoscenico condiviso con Carmelo Bene. E poi la tv, perché non c’è stato solo il suo Maresciallo Rocca. Ecco Preferisco il Paradiso, Il signore della truffa e Una pallottola nel cuore. Il cinema lo porta sui set di Un’estate al mare, Un’estate ai Caraibi, La vita è una cosa meravigliosa, Tutti al mare, Indovina chi viene a Natale,  Ma tu di che segno 6. Anche Tinto Brass lo ha voluto dirigere: “Feci il protagonista insieme a Tina Aumont ne L’urlo, film che rimase in censura per nove anni. C’era qualche scenetta di nudi, i figli dei fiori, quelle robe lì”, sottolineò con il sorriso.

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Si lamentava di aver fatto pochi film per il cinema (tra gli ultimi ruoli il bellissimo cameo in Pinocchio di Matteo Garrone). Ma poi era tornato ancora una volta sul set, con Marco Giallini e per la regia di Edoardo Falcone in Io sono Babbo Natale

"Sono un esibizionista allegro"

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Ma chi era Gigi Proietti? “Non sono un artista, forse sono soltanto un esibizionista allegro. Però c’è una cosa che mi ha ossessionato per anni. È una battuta di Carmelo nel Caligola : ‘Io voglio solo la luna’. Ho capito che la mia luna era un’idea di teatro che fosse una specie di comunità. Qualcosa che il cinema non ti può dare. Sono riconoscente alla tv che mi ha regalato un successo incredibile e anche inaspettato. Dicevano: bravo Proietti, ma non buca lo schermo. E invece visto, no?” , diceva di sé.

Te c’hanno mai mandato 

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Te c’hanno mai mandato a quel paese, mitica canzone portata al successo da Alberto Sordi, era diventata anche uno dei cavalli di battaglia di Proietti. Ha dato il titolo anche allo spettacolo teatrale che ha portato, con enorme successo, in prima serata in tv e scelto per festeggiare nel 2016 i suoi 50 anni in scena coronati dalla direzione dell'elisabettiano Globe Theater di Roma. “E va… e va…”

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