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Il cranio dell’antenato di Lucy riscrive la storia evolutiva dell’uomo

I titoli di Sky TG24 delle 8 del 29/08/2019

2' di lettura

Rinvenuto nel 2016, il fossile è appartenuto a un Australopithecus anamensis, specie che fece da ‘ponte’ tra il famoso ominide Lucy e antenati più primitivi. La scoperta cambia “la comprensione del processo evolutivo" 

Un cranio appartenente a un ominide vissuto 3,8 milioni di anni fa rappresenta la chiave per ottenere nuove conoscenze sulla storia dell’uomo e dei suoi antenati. Questi resti scoperti rappresentano per gli scienziati una sorta di ‘ponte’ tra i primissimi progenitori dell’uomo e quelli risalenti invece a epoche più recenti, come ad esempio il famoso australopiteco Lucy. Lo spiega all’interno di un articolo pubblicato su Nature un team di ricercatori, composto anche da Antonino Vazzana e Stefano Benazzi dell’Università di Bologna, autore di due studi sotto la guida di Yohannes Haile-Selassie del Cleveland Museum of Natural History.

Il cranio che cambia l’albero genealogico dell’uomo

È di fatto un predecessore dell’australopiteco Lucy l’esemplare a cui è appartenuto il cranio rinvenuto nel 2016 in Etiopia e sottoposto ad attenta analisi da parte dei ricercatori, grazie anche all’ottimo stato di conservazione. Le conclusioni raggiunte portano a pensare che il fossile “sembra destinato a diventare un’altra icona celebre dell’evoluzione umana” poiché in grado di cambiare “il nostro modo di pensare sull’albero genealogico evolutivo dei primi ominidi”, come scritto da Fred Spoor del Natural History Museum. Il cranio era infatti di un maschio adulto della specie Australopithecus anamensis, che i ricercatori ritenevano essersi evoluta in Australopithecus afarensis, di cui faceva parte il famoso ominide Lucy. Secondo le nuove conoscenze ottenute, invece, le due specie avrebbero convissuto per circa 100.000 anni.

Un ponte tra Lucy e gli ominidi primitivi

È proprio questa sovrapposizione temporale a cambiare “la nostra comprensione del processo evolutivo”, come spiega Stephanie Melillo dell’Istituto Max Planck di antropologia evolutiva. Viene meno quindi l’idea di una transizione lineare tra le due specie: gli Australopithecus anamensis sarebbero invece una sorta di ponte tra i simili della bisnonna Lucy, vissuti tra 2 e 3 milioni di anni fa, e antenati più antichi risalenti a circa 6 milioni di anni fa. A confermare questa versione ci sono anche le caratteristiche facciali del cranio scoperto e analizzato, condivise per l’appunto sia con i successori che con ominidi antichi e primitivi, come Ardipithecus e Sahelanthropus.

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