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Nel Dna una possibile chiave dell’evoluzione umana

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3' di lettura

Quali sono i geni che differenziano la nostra specie da tutte le altre? I ricercatori del Donnelly Centre dell'Università di Toronto sono riusciti a individuare dozzine di unità genetiche responsabili dell’unicità dell’essere umano 

Quali sono i geni che nel corso dell’evoluzione hanno portato all’essere umano attuale e che differenziano la nostra specie da tutte le altre?
Perché l’uomo è così diverso dagli scimpanzé nonostante abbia in comune con loro il 99% del patrimonio genetico?
Una nuova chiave per rispondere a queste domande arriva dai risultati di uno studio condotto da un team di ricercatori canadesi del Donnelly Centre dell'Università di Toronto.
Gli esperti sono riusciti a individuare dozzine di geni responsabili dell’unicità dell’essere umano.

Perché l’uomo è così diverso dagli scimpanzé?

Per diversi decenni si è pensato erroneamente che i geni avessero funzioni uguali in diverse specie di animali, dagli scimpanzé ai moscerini.
I risultati del nuovo studio, pubblicati sulla rivista specializzata Nature Genetics, suggeriscono, invece, che nel Dna degli esseri umani sarebbero presenti dei geni, che pur essendo simili a quelli di altre specie, avrebbero funzioni uniche.
Le unità genetiche identificate giocano un ruolo fondamentale in quanto generano i cosiddetti ‘fattori di trascrizione’, ovvero degli interruttori molecolari che regolano l’attività e l’attivazione di diversi altri geni.
Prima di questo studio, gli esperti ritenevano che ‘fattori di trascrizione’ simili tra loro agissero allo stesso modo in diverse specie. Il team dell’Università di Toronto, coordinato da Timothy Hughes, utilizzando un innovativo software ha dimostrato, invece, che piccole modifiche nella sequenza di amminoacidi che compone gli interruttori molecolari vanno a incidere profondamente sulle loro funzioni, alterando i geni su cui agiscono.

Risultati dello studio

"L'evoluzione è insegnare nuovi trucchi a vecchi geni", spiega Maurizio Casiraghi, zoologo dell'Università Milano-Bicocca. "Pensiamo a uomo e scimpanzé: la differenza vera e propria tra i due genomi è dell'1,15%, un niente, eppure l'uomo non è peloso e usa il computer. Si è capito molto presto che la differenza tra noi e loro non andava cercata nei geni effettori, ma nei geni regolatori che li fanno lavorare”.
Nonostante saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare i risultati ottenuti dai ricercatori, il loro studio suggerisce che dai test effettuati sugli animali non è detto emergano risposte valide anche per gli esseri umani.
"Ora dobbiamo tornare alla biologia, andare in laboratorio e provare a vedere se in effetti questi fattori di trascrizione sono in grado di modificare lo sviluppo degli organismi. Soltanto allora potremo dire che sono questi geni a 'fare l'uomo’”, conclude l’esperto.  

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