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Ricercatori italiani osservano la nascita di un mondo ‘alieno’ distante 382 anni luce

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2' di lettura

Il nascente corpo celeste si nasconde all’interno della nube di polveri che circonda la sua giovane stella. Una scoperta che porta nuovi indizi sulle origini del Sistema solare 

Un nuovo pianeta sta nascendo all’interno della nube di gas e polveri che circonda la sua giovane stella, a circa 382 anni luce dalla Terra. Le prime fasi di vita del corpo celeste sono state catturate da un gruppo di astronomi italiani guidato da Raffaele Gratton, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), grazie a SPHERE (Spectro-Polarimetric High-contrast Exoplanet REsearch instrument), un cacciatore di pianeti installato su uno dei telescopi cileni del Very Large Telescope (Vlt) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso). La scoperta, descritta sulla rivista Astronomy and Astrophysics, aggiunge un nuovo mondo ‘alieno’ alla lista degli oltre 4.000 pianeti esterni al Sistema solare finora individuati.

Pianeta difficile da osservare direttamente

La distanza che separa il pianeta dalla sua stella (HD169142) è simile a quella che intercorre tra Nettuno e il Sole, mentre la massa del corpo celeste è pari a un quarto di quella di Giove. Nell’'incubatrice cosmica', i ricercatori italiani hanno osservato un sistema composto da tre anelli, all’interno del quale hanno individuato alcune strane spirali e nubi di polvere che si stanno addensando, segni “compatibili con la presenza di un pianeta nascente”, spiegano. “Ci si aspetta che i pianeti giovani causino cavità e spirali nei dischi. Però - aggiungono gli esperti Inaf - i pianeti più giovani sono circondati da nubi di polvere che ne rendono difficile l’osservazione diretta e quindi la conferma della loro presenza. Per questo motivo, esistono pochissime osservazioni chiare di pianeti in una simile fase evolutiva, in dischi ancora ricchi di gas”, hanno chiarito.

Indizi sulla nascita del Sistema Solare

Secondo gli autori, la scoperta della nascita di questo pianeta potrà fornire preziose indicazioni sulle fasi iniziali del Sistema solare, che potranno essere implementate nei prossimi anni grazie al telescopio Elt (Extremely Large Telescope) dell’Eso, che dovrebbe iniziare a operare nel 2024 in Cile.
Roxanne Ligi, dell’Osservatorio Astronomico Inaf di Brera, sostiene che “sarà molto interessante osservare questi sistemi con Elt, che avrà cinque volte la risoluzione di Vlt. Con il nuovo telescopio - conclude - sarà, ad esempio, possibile studiare in dettaglio come i pianeti accrescono il materiale dal disco primordiale, una fase cruciale nella formazione dei pianeti giganti”.

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