Dal Cern una misura più precisa della forza forte che tiene uniti i nuclei

Scienze
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Si tratta di un nuovo metodo per misurare una delle tre interazioni fondamentali della natura che agiscono nell’infinitamente piccolo, utilizzando le particelle subatomiche prodotte nelle collisioni di protoni dal superacceleratore Lhc del Cern

Dall’esperimento Alice (A Large Ion Collider Experiment) del Cern un nuovo metodo per misurare una delle tre interazioni fondamentali della natura che agiscono nell’infinitamente piccolo, la cosiddetta forza forte, la colla che tiene uniti protoni e neutroni nei nuclei degli atomi. I risultati sono pubblicati sulla rivista Nature. Il nuovo metodo è stato sviluppato utilizzando le particelle subatomiche composte da quark, gli adroni, prodotte nelle collisioni di protoni dal superacceleratore Lhc (Large Hadron Collider) del Cern. La tecnica, spiegano i fisici del Cern, prende il nome di femtoscopia, perché si concentra su grandezze dell’ordine del femtometro, cioè 10-15 metri, corrispondenti all’incirca alle dimensioni di protoni e neutroni e al raggio di azione della forza forte.

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Secondo i fisici di Alice, di cui fanno parte i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), migliorare la misura della forza forte “permetterà di studiare i meccanismi fisici che regolano l’aggregazione di stati della materia considerati esotici”, perché formati da quark diversi da quelli presenti nei protoni e nei neutroni della materia ordinaria. Stati esotici come i cosiddetti iperoni che, precisano i fisici, “potrebbero essere ad esempio presenti all’interno delle stelle di neutroni”. Si tratta di oggetti così densi che un cucchiaino di materia di queste stelle ha una massa pari a un miliardo di tonnellate, quasi quanto 170 milioni di elefanti.

 

I primi commenti

"La determinazione precisa della forte interazione per tutti i tipi di iperioni era inaspettata", dice la fisica di Alice Laura Fabbietti, docente della Technical University di Monaco. "Questo può essere spiegato da tre fattori: il fatto che il superacceleratore Lhc può produrre adroni con particolari quark in abbondanza, la capacità della tecnica di femtoscopia e quelle eccellenti di Alice nell’identificare le particelle”. "I dati del prossimo Lhc dovrebbero darci accesso a qualsiasi coppia di adroni" conclude Luciano Musa, portavoce di Alice.

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