Tutte le proteine legate all'invecchiamento in un nuovo atlante: favorirà i farmaci futuri

Scienze

Un team di ricercatori ha raccolto in una banca dati tutte le proteine prodotte dalle cellule senescenti, che con l’avanzare degli anni smettono di dividersi. Il lavoro aiuterà a sviluppare nuovi biomarcatori utili per mettere a punto farmaci anti-età 

L’invecchiamento nell’uomo è segnalato dalla comparsa di alcune proteine, per la prima volta mappate in un atlante che ha l’obiettivo di svelare tutti i segreti biologici legati all’avanzare dell’età, aiutando in futuro anche la creazione di medicinali per rallentare questo processo. Un team di ricercatori del Buck Institute for Research on Aging è riuscito a individuare oltre mille proteine associate all’invecchiamento, note anche come Sasp, decuplicando così il numero di quelle conosciute finora. Il lavoro, i cui dettagli sono consultabili su Plos Biology, servirà per sviluppare biomarcatori affidabili utili a valutare la presenza di queste proteine spia, per poter fronteggiare per tempo i problemi ad esse associati.

Cellule e proteine: gli effetti dell’invecchiamento

Come ormai noto agli scienziati, le cellule senescenti giocano un ruolo fondamentale nel processo di invecchiamento, ma non solo: l’arresto della divisione cellulare è infatti collegato sia al passare degli anni che alla comparsa di malattie, come osservato in più studi condotti sui topi. Uno dei principali effetti di questo fenomeno è la produzione delle proteine Sasp, considerate quindi delle vere e proprie spie dell’invecchiamento e altri possibili problemi di salute. Oltre a raccogliere tutte le Sasp individuate in una banca dati, il team guidato da Nathan Basisty e Birgit Schilling ha “catalogato i diversi tipi di morte cellulare sulla base delle diverse Sasp prodotte”, come spiegato dal neurofarmacologo Andrea Reggiani, dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova. L’esperto paragona le “firme” delle cellule senescenti raccolte dai ricercatori alle “impronte digitali dei diversi tipi di morte cellulare”.

Dati preziosi per futuri farmaci anti-età

Gli studi sui topi hanno dimostrato che la rimozione delle cellule senescenti provoca il miglioramento di diverse funzioni, cardiache, vascolari, metaboliche e non solo. Tuttavia, per sviluppare farmaci mirati a eliminare le cellule o inibire le Sasp sono necessari biomarcatori semplici da interpretare per valutare l’effettiva abbondanza delle cellule senescenti. Proprio grazie all’atlante realizzato e le informazioni contenute nel nuovo studio, gli autori sperano di offrire un contributo fondamentale per lo sviluppo di marcatori che, secondo Reggiani, dovranno “indicare lo stato e il tipo di invecchiamento quando la malattia non è ancora sviluppata o verificare l’efficacia di un farmaco”.

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